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Schillaci: «Su medici famiglia troveremo una quadra»

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“Io sono convinto che troveremo una quadra che va trovata nell'interesse dei cittadini”: il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenendo ieri alla Festa dell'Innovazione del Foglio, prova a guardare oltre al clamoroso stop piovuto da dentro la stessa maggioranza alla riforma dei medici di famiglia su cui aveva lavorato per settimane trovando anche l'accordo delle Regioni. Che avevano fatto pressing proprio sul ministro per trovare misure urgenti come l'assunzione come dipendenti di un contingente di dottori per riempire le Case di comunità più sguarnite. Un'opzione vista come fumo negli occhi dai sindacati, in particolare la Fimmg pronta a scioperi e proteste per difendere l'attuale convenzione con il Ssn (i camici bianchi sono dei liberi professionisti), “minacce” che hanno convinto i partiti di maggioranza e la stessa premier Meloni a fare retromarcia.

Ora il tempo stringe visto che a fine giugno c'è la scadenza del Pnrr che prevede l'apertura e il funzionamento di almeno 1038 Case di comunità, i maxi ambulatori dove i cittadini troveranno visite, prime esami e prevenzione. Il rischio che diverse strutture - soprattutto al Centro Sud dove si registrano i maggiori ritardi - si trasformino in scatole vuote senza personale medico e servizi è infatti più che concreto. Un flop che se certificato anche dall'Europa potrebbe mettere a rischio i fondi ricevuti con il Pnrr: 2 miliardi solo per le Case di comunità. L'idea del decreto a meno di ripensamenti in extremis - nei prossimi giorni l'assessore lombardo Guido Bertolaso incontrerà la Meloni per provare a convincerla - è ormai tramontata e quindi il piano B del ministero è quello di accelerare sulla nuova convenzione (quella relativa al triennio 2025-2027) da firmare con i medici di famiglia: l'obiettivo ambizioso è quello di siglare entro giugno il testo del nuovo Acn - l'accordo collettivo nazionale che le Regioni poi devono declinare localmente -nel quale prevedere un “debito orario” di almeno 6 ore a settimana che i medici di famiglia dovranno trascorrere dentro le nuove strutture. A disposizione solo per il 2026 ci sarebbero poco meno di 300 milioni per incentivarli a lavorare in team con le altre figure che dovrebbero popolare queste strutture (medici specialisti, infermieri, ecc.). Una via, questa, difesa ieri da Stefani Craxi (Fi) “La scelta di percorrere la via negoziale con i sindacati dei medici di famiglia per riempire le Case di Comunità è più rapida e più efficace. Da sempre abbiamo contestato l'idea di farli dipendenti per decreto”. Mentre per Francesco Boccia (Pd) “dopo quasi quattro anni di governo Meloni sembra di ascoltare un ministro appena arrivato”. Schillaci resta però ottimista perché “questa è una rivoluzione alla quale non possiamo tirarci indietro e credo che nessuno si tirerà indietro”.

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