La tragedia

Schianto Air India, slitta la pubblicazione dei risultati dell’indagine

Nell’incidente aereo più grave degli ultimi 10 anni morirono 260 persone. Dopo le pressioni a livello domestico per scagionare il comandante, gli investigatori sono orientati a chiedere altri tre mesi di tempo

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

Lo schianto del Boeing 787 di Air India costò la vita a 260 persone REUTERS

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NEW DELHI - Per conoscere la verità definitiva sulle cause del disastro aereo di Ahmedabad, in India, che un anno fa costò la vita a 260 persone, bisognerà aspettare ancora. Secondo quanto riportato per prima da Bloomberg News, la tradizionale deadline che prevede la pubblicazione di un rapporto definitivo sulle cause dell’incidente entro un anno non verrà rispettata.

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Gli investigatori indiani - da tempo sotto pressione per individuare una causa tecnica in grado di scagionare il comandante del volo dal forte sospetto di aver fatto deliberatamente precipitare l’aereo - dovrebbero limitarsi a fornire delle giustificazioni per il ritardo, chiedendo più tempo, forse altri tre mesi.

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Una fonte a conoscenza dello stato delle indagini ha rivelato all’agenzia Reuters che ufficialmente la proroga verrà annunciata per poter completare l’esame dei motori del Boeing 787-8 Dreamliner che il 12 giugno dello scorso anno si schiantò nei sobborghi di Ahmedabad pochi secondi dopo il decollo, uccidendo tutte le persone a bordo tranne una, oltre a 19 persone che al momento dell’impatto si trovavano dentro o nei pressi degli edifici distrutti. Lo schianto del volo Air India 171 è l’incidente aereo più grave degli ultimi 10 anni.

Le pressioni a livello domestico

La richiesta di prolungare le indagini è destinata a suscitare polemiche, perché giunge dopo una lunga campagna da parte della Federation of Indian Pilots per cercare di scagionare il comandante del volo dal sospetto di aver volontariamente chiuso l’alimentazione dei due motori e fatto schiantare l’aereo. Il padre del comandante ha chiesto alla Corte Suprema indiana di ordinare un’indagine indipendente che consideri anche cause diverse da un’azione deliberata del pilota.

La Federation of Indian Pilots ha sollecitato gli investigatori a cercare ulteriori dati tecnici sull’aereo da Boeing e Air India per consentire una «confutazione della teoria del suicidio del pilota».

Un rapporto preliminare pubblicato lo scorso anno mostrava che gli interruttori di controllo del carburante del 787 passarono quasi simultaneamente dalla posizione “Run” a “Cutoff”, facendo di fatto spegnere i due propulsori. Gli interruttori in questione sono puramente meccanici, nessun software può governarli, e sono progettati per non poter essere spostati accidentalmente.

Il dialogo nella cabina di pilotaggio

Nel documento veniva anche riportata una parte dei dialoghi tra il comandante e il primo ufficiale in cui quest’ultimo, che si trovava ai comandi, chiedeva ragione dello spegnimento. Nella trascrizione dell’audio il comandante nega di aver spento i motori. All’epoca l’Aircraft Accident Investigation Bureau (Aaib) dichiarò che era «troppo presto per trarre conclusioni definitive».

Il rapporto preliminare non conteneva raccomandazioni di sicurezza rivolte né a Boeing né a GE, il produttore dei motori, lasciando intendere che fino a quel momento non erano stati individuati problemi tecnici. Quello del volo Air India 171 è stato il primo incidente mortale a coinvolgere un Boeing 787 Dreamliner, un modello entrato in servizio nel 2011.

L’incidente ha colpito Air India in una fase delicata del suo rilancio dopo la privatizzazione, un processo già rallentato da problemi nelle catene di approvvigionamento, dalla guerra con l’Iran e dal divieto imposto dal Pakistan agli aerei indiani di utilizzare il proprio spazio aereo.

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