Schengen, lo status speciale di Ceuta e i precedenti di sospensione
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L’accordo di Schengen, firmato nel 1985, stabilisce una zona di libera circolazione senza controlli alle frontiere interne. Ad oggi, l’area Schengen conta una superficie 4 milioni di chilometri quadrati, con più di 450 milioni di persone. Hanno aderito agli accordi 29 paesi: tutti i membri Ue a eccezione dell’Irlanda e di Cipro, l’Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia e la Svizzera. L’accordo prevede che, in casi eccezionali, gli Stati membri abbiano la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli frontalieri, in tutto o in parte, dei propri confini interni.
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Come funziona la sospensione
Secondo l’accordo, la reintroduzione dei controlli frontalieri è una misura che deve essere adottata in ultima istanza, in caso di grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. Anche se sono i singoli Stati membri ad avere la prerogativa sulla decisione, la Commissione europea, in alcuni casi, può avere voce in capitolo sulla necessità e proporzionalità del provvedimento.
Per eventi imprevedibili, uno Stato membro può reintrodurre immediatamente i controlli alle frontiere senza alcun preavviso per un mese (senza che venga prolungato per più di tre). Gli altri Stati membri, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea devono essere però informati.
In situazioni prevedibili, invece, la durata della reintroduzione del controllo delle frontiere è limitata a 6 mesi, prolungabile fino a un massimo di tre anni in situazioni eccezionali.







