Scatti su tela con ricamo: la storia di immagini 3D con perle e microcristalli
Un racconto in tre fasi. Protagonisti: una macchina fotografica, la stampa a colori su fibra di cotone, le mani delle più abili brodeuse di Parigi. Anziché lavorare sulla moda di stagione, ricamano la fotografia.
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La prima ad aggiungere luce e bellezza al suo guardaroba era stata Caterina d’Aragona, sposa di Enrico VIII, che aveva sedotto e spinto alla più invidiosa emulazione la corte inglese del XVI secolo, impreziosendo di fili d’oro e d’argento i colli, le maniche e i polsini dei suoi abiti sontuosi. Ma il cambio di passo, in un gemellaggio che fiorirà in più di cinque secoli di moda, avviene in Francia dove Caterina de’ Medici porta l’arte fiorentina del ricamo, lei regina e ricamatrice di straordinaria bravura tanto da battezzare un punto, il punto Madama Caterina de’ Medici.
Oggi che la broderie francese è sinonimo di lusso e savoir-faire, HTSI si spinge oltre e propone a due delle più virtuose brodeuse parigine, Alexandra Latour e Héloïse Guérin, di impreziosire non le creazioni delle ultime sfilate, ma il concetto stesso di moda, di gusto, di eleganza, ricamando sulle stesse immagini di questo servizio. Operazione preziosamente concettuale che torna alla filologia del latino texere, verbo doppio che dà origine a testo e tessuto, texte e textile in francese. Se poi volessimo esplorare l’origine della parola ricamo, ci troveremmo nel mondo arabo, raqama, e di nuovo saremmo di fronte a un’identica meravigliosa duplicità: punteggiare e scrivere.
HTSI ha immaginato, dunque, di punteggiare e scrivere la storia di questi abiti, rendendo visibile, attraverso il ricamo, l’energia segreta dei materiali, delle forme, dei colori, persino dei messaggi in codice che rendono unica ogni creazione. Nel suo atelier di rue de Charenton, in un quartiere parigino che mantiene ancora la memoria artigianale, Alexandra Latour ha reso omaggio alle lunghe estati trascorse in Italia, tra Pompei ed Ercolano, e al Louvre di fronte a Giotto e Mantegna, partendo proprio dal cappotto Fendi, «perché è un quadro, e le nostre perle, le paillettes, i tubicini di cristallo sono pennellate che esaltano l’energia della tavolozza», spiega. Qua e là, per dare spessore materico, emergono una perla solitaria e un gioco di “punti nodini” in rilievo. Ancora alta moda italiana, e Alexandra, lunghe collaborazioni con Chanel, Dior, Lesage e Saint Laurent, ha trasformato il fondale che avvolge il peacoat di Valentino e gli ha trasmesso la preziosità di un’antica carta da parati o di una carta geografica tanto che i rivoli di perline e gioielli diventano rivoli d’acqua.
Nella settimana di lavoro intensissimo che ha coinvolto ogni ricamatrice dell’Atelier Latour, hanno acquistato un’altra luce anche le fotografie degli abiti di Bottega Veneta, Prada e Loro Piana. E per quest’ultimo Alexandra, che nei mesi scorsi ha ricamato il cuore rosso di Dracula nel film di Luc Besson e i paramenti sacri per la messa di Pasqua nella Notre-Dame appena riaperta, ha voluto infondere la sacralità di un’icona, utilizzando cabochon, perle nere e piccole paillettes, le paillons, che illuminano e smaterializzano il profilo di una giacca in tweed e proseguono fino a reinventare l’aureola del grande cappello.
Dall’altra parte di Parigi, al DOC, l’antico liceo professionale Jean Quarré, al 26 rue du Docteur Potain, ora residenza d’artista, Héloïse Guérin, virtuosa del ricamo tra gli altri per Schiaparelli e Louis Vuitton, ha riscritto le creazioni di Chanel, in copertina, di Tod’s, Erdem ed Ermanno Scervino. Forse perché fin da bambina era rimasta colpita dal fascino misterioso di La dama e l’unicorno, tanto da appuntare nel suo atelier le cartoline dell’arazzo che le avevano regalato i suoi genitori, Héloïse ha saputo decifrare il linguaggio segreto della musa che anima la collezione di Erdem Moralıoğlu, la straordinaria Hélène Smith, sensitiva francese dei primi del Novecento che aveva inventato un linguaggio marziano e misterico con cui tradurre la voce di altre creature dell’universo. Anche Héloïse è una creatura particolare, sensibilissima, in grado di smaterializzare il tessuto grazie alla tecnica dell’aiguilletage, come raccontano i suoi quadri ricamati, esposti fino al 13 aprile nel villaggio del riciclo solidale La Venelle a Montreuil. Titolo della mostra, Le temps dans la paume, il tempo nel palmo della mano. Ecco, forse l’arte di ricamare tessuti e fogli di carta è proprio questo, trattenere il tempo nella luce di infinite paillettes, forse imbrogliarlo perché si distragga dalla sua corsa e renda prezioso ogni nostro istante.












