Scaroni: «Sul nucleare in Italia ottimista, creiamo consenso»
Il presidente di Enel a Trento: accettazione sociale è passaggio ineludibile, ma l’energia dall’atomo ci serve. Obiettivo Net Zero «quasi irraggiungibile», su rinnovabili «spesi 5 trilioni di dollari in 25 anni e coprono solo il 2% dei consumi globali»
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Il nucleare in Italia? Un traguardo realistico e necessario per la decarbonizzazione, che può però essere perseguito solo attraverso la «costruzione del consenso» tra i cittadini. Paolo Scaroni, presidente di Enel, si professa «ottimista» sul ritorno anche nel nostro Paese dell’energia dall’atomo. E non poteva essere altrimenti visto che proprio Enel è tra i capofila su questo versante, con il 51% della neo costituita Nuclitalia (in società con Ansaldo Energia e Leonardo): «Siamo il principale azionista del nucleare futuro, ci crediamo», afferma dal Festival dell’economia di Trento. Ma subito sottolinea che l’«accettazione sociale» è un passaggio ineludibile, come avvenne a suo tempo in Francia, quando negli anni 70 il Paese decise di dotarsi una grande flotta di reattori.
«In gioco – prosegue Scaroni – c’è la nostra indipendenza energetica, che poi è anche indipendenza politica: questi non sono obiettivi di destra o di sinistra, non può esserci un partito che spinge ed uno che va contro. Bisogna costruire un consenso che sia un accordo di tutti».
Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, concorda sulla necessità del nucleare, accanto alla prosecuzione degli investimenti in fonti rinnovabili: «È questione di buon senso, se vogliamo energia elettrica disponibile 24 ore al giorno e sette giorni su sette», dice partecipando alla stessa tavola rotonda, focalizzata sull’opportunità o meno di ripensare il percorso di transizione energetica (titolo del dibattito: «Green Deal europeo al banco di prova»).
Le fonti pulite – e il nucleare è tra queste, in termini di emissioni di CO2 – possono inoltre aiutarci ad attenuare la dipendenza dall’estero per le forniture di energia,che rimane fortissima, ricorda l’esperto: «Se nel 1973 l’Italia dipendeva dall’estero per l’83%, oggi siamo scesi solo al 76% e l’Europa al 57%. Prima era il gas russo, ora quello dagli Stati Uniti, ma non cambia molto».
Di strada da fare ce n’è ancora tanta, anche sul fronte della decarbonizzazione. E il percorso è quanto mai accidentato. «Negli ultimi 25 anni – afferma Scaroni – abbiamo fatto 5 trilioni di dollari di investimenti in nuove rinnovabili che rappresentano il 2% dei nostri consumi (di energia primaria, Ndr) e mai nella storia dell’umanità abbiamo bruciato più combustibili fossili dell’anno scorso. Questa più che una transizione è un’addizione energetica».



