Scaroni: «I fondi europei non sono un regalo, spendiamoli bene»
Il vicepresidente di Rothschild: «Gli investimenti l’unico modo per creare valore. Il primo passo? Le infrastrutture»
di Marco Ferrando
4' di lettura
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«Non è un regalo ma un prestito, e dunque dovremo metterci nelle condizioni non solo di restituirlo ma anche di creare tutto il valore possibile». Semplifica ma non banalizza Paolo Scaroni, deputy chairman di Rothschild Group: con i 209 miliardi in arrivo dall’Europa, l’Italia – ragiona il manager già a capo di Enel ed Eni – è attesa da una prova di sana e prudente gestione come quella che tocca a ogni impresa che vada in banca a chiedere un prestito. La chiave è sempre nei buoni investimenti. Perché se è solo così che un imprenditore può garantirsi il miglior utilizzo possibile dei fondi ricevuti, altrettanto vale per un paese «mai come ora chiamato non solo a investire sul proprio futuro ma anche a rendersi più attrattivo per gli investitori». Il primo passo? Scaroni non ha dubbi: «Le infrastrutture. Perché qui non si sbaglia mai: nel breve periodo si creano posti di lavoro, nel lungo si rende il sistema più efficiente e competitivo».
Il Governo ha messo a punto oltre 500 progetti. Li ha visti?
Sì, e ho notato che si concentrano su filoni giustamente prioritari come l’istruzione, il lavoro, la decarbonizzazione: sono fronti su cui si doveva investire prima, figuriamoci adesso. Ma il problema secondo me è un altro.
Quale?
C’è un equivoco di fondo sulla natura di queste risorse: dei 209 miliardi che l’Italia riceverà, solo 30 possono essere considerati a fondo perduto. Tutto il resto andrà restituito, e per un Paese fortemente indebitato come il nostro non è un dettaglio: non possiamo permetterci di sprecare neanche un euro o sarà un disastro.
Addirittura?
Vede, l’Italia ha la grande occasione di poter beneficiare della terapia d’urto pensata dall’Europa per guarire la sua economia dagli effetti del Covid. Ma a differenza di Francia, Germania o Spagna noi soffrivamo già prima e da anni di un problema di crescita troppo bassa. O se ne approfitta per curarsi una volta per tutte o ci condanniamo definitivamente all’agonia.
Le idee, però, ci sono. E l’Europa ci batterà il tempo.
Ma abbiamo di fronte uno sforzo titanico, di cui non colgo il senso di urgenza.


