Scala, esperire nel movimento
Antinomie, transizioni e insolite metamorfosi nei tre lavori coreografici firmati da McGregor, Maillot, Naharin
di Vito Lentini
2' di lettura
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È uno dei coreografi contemporanei più attivi in quel gioco sperimentale che ama investigare la correlazione tra danza e tecnologie, movimento e mondo virtuale, coreografia e sistema neurologico, creatività e intelligenza artificiale. Eclettico nome della coreutica britannica Wayne McGregor da oltre un ventennio esplora una grammatica del movimento che scompagina, espande e talvolta ingentilisce. È il caso di “Chroma”, sua nota creazione del 2006, oggi approdata alla Scala e affidata a dieci danzatori impegnati con l’opportunità di svelare le potenzialità di un lavoro inquadrato in un’eburnea scenografia.
Se nebbiosa rimane la comunicazione del “pensiero fisico”, gli interpreti coinvolti sembrano aver colto il richiamo alla tradizione, le proverbiali disarticolazioni, l’immobilità e il brusco dinamismo: una menzione di merito è da riservare a Claudio Coviello che impera per accenti, slanci e scattose flessuosità.
Lunare transizione secondo Jean-Christophe Maillot
“Il transitorio mi sembra essere l’unico stato permanente possibile” scrive Jean-Christophe Maillot nelle note introduttive al suo “Dov’è la luna”, secondo dei tre titoli proposti nella serata scaligera. La transizione tra la vita e la morte è, difatti, il tema cardinale di questa creazione firmata dal Direttore dei Ballets de Monte-Carlo e dedicata al crepuscolo dell’esistenza terrena di suo padre. Un lirismo intimo concesso a Maria Celeste Losa, Roberto Bolle, Nicoletta Manni, Domenico Di Cristo, Agnese Di Clemente, Gabriele Corrado e Saïd Ramos Ponce impegnati nell’arduo compito di esplorare la necessità di una presenza affabile e vellutata allorquando sopraggiunge il dolore in prossimità del lutto. Con loro è solido il tentativo di lambire, sulla musica di Aleksandr Skrjabin affidata al pianoforte di Leonardo Pierdomenico, mestizia conciliante, raffinata nuance e poetica purezza in una sintassi coreografica scolpita tra la luce e l’ombra.
Pubblico e interpreti con Mr. Gaga
Sfumata è l’associazione semantica tra il titolo “Minus 16” e la creazione del coreografo Ohad Naharin proposta nella chiusa del trittico. Un segmento che consente alla troupe milanese di incontrare il linguaggio di movimento Gaga ideato dallo stesso Naharin e la connessa ricerca della consapevolezza empirica e corporea nella danza.
Una pièce che impone allo spettatore di aprirsi alla sorpresa e allo spiazzamento per apprezzare al meglio l’inconsueto confronto proposto tra pubblico e danzatori: irresistibile la scelta di coinvolgere la platea nell’atto danzato sul palco con risultati che inevitabilmente portano a immaginare ogni rappresentazione sempre diversa poiché unica. Un’esplorazione affrancata dalle consuete convenzioni della rappresentazione scenica e aperta al nuovo, al singolare, all’acclamata metamorfosi: un’opportunità da non perdere non solo per gli interpreti ma anche per chi crede di poter rimanere placido tra i carmini velluti scaligeri.







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