«L'aumento dei costi e la crisi sul mercato delle materie prime stanno mettendo in difficoltà le aziende. Da alcune analisi svolte abbiamo visto che rispetto al 2021, come per altri settori, il prezzo dell'energia è cresciuto di oltre il 300% e quello dei trasporti intercontinentali anche di più; quindi, per noi, che siamo un settore che esporta, soprattutto la parte logistica sta pesando in modo molto importante. E le aspettative per i prossimi mesi sono di ulteriori aumenti di costi e di rischi di approvvigionamento. Tra l'altro, i nostri prezzi sono controllati, negoziati e fissi e quindi - giustamente – gli aumenti non possono ricadere sui pazienti. Credo che sia importante fare sì che vengano utilizzate pienamente le risorse a disposizione della farmaceutica e quelle stanziate senza attuare i tagli di prezzo con le solite politiche di contenimento dei costi. Non chiediamo un aumento dei prezzi ma, almeno, che non ce li taglino in un momento così difficile».
Il nostro Paese, comunque, continua a investire in ricerca e sviluppo in farmaceutica e salute? Gli investimenti proseguono?
«Assolutamente sì. La ricerca è proseguita durante la pandemia e va avanti anche ora. Un risultato straordinario che si è generato durante il Covid è l'aumento della collaborazione tra imprese e istituzioni, tra attori della ricerca e sviluppo sia nazionale sia globale e con una partnership pubblico-privato che è ancora più forte. E' straordinario che l'Italia si collochi ai primi posti, addirittura il quarto posto al mondo, dopo Usa, Cina e Regno Unito per le pubblicazioni scientifiche relative al Covid che sono quasi 8mila. Va sottolineato, poi, un altro risultato che è passato un po' in sottordine: nel 2021 c'è stata la crescita di oltre il 30% delle domande di brevetti di farmaceutici in Italia e credo che questo sia estremamente significativo. E voglio evidenziare un altro aspetto: all'inizio della pandemia, pur capendo l'importanza della ricerca, veniva evidenziato che c'erano problemi di produzione dei vaccini. Sono orgoglioso di dire che, a distanza di un anno da quando sono stati sviluppati i vaccini, in Italia sono state somministrate 136 milioni di dosi ma – e anticipo un dato nuovo - siamo il quarto Paese in Europa per l'esportazione del prodotto finito del vaccino Covid: un miliardo e mezzo di dosi sono uscite dall'Italia oltre a quelle che sono state somministrate. Credo che sia la migliore risposta che l'industria farmaceutica abbia dato».
Il comparto farmaceutico sta portando avanti una riorganizzazione improntata alla sostenibilità e all'attenzione verso l’impatto ambientale. Si riesce a coniugare il business con l'attenzione all'ambiente e al sociale?
«Soprattutto noi, che ci occupiamo di salute, dobbiamo essere coerenti con la nostra missione. Quindi, il nostro approccio riguarda tutto il ciclo di vita del farmaco ed è sempre più orientato all'efficienza. Negli ultimi 10 anni è diminuito del 59% il consumo energetico – a fronte dell'industria manifatturiera che in Italia l'ha ridotto del 17% - e abbiamo tagliato le emissioni di gas climalteranti del 32%. E anche in prospettiva, secondo un'indagine che abbiamo fatto, nei prossimi 5 anni, l'88% delle imprese farmaceutiche è impegnato a ridurre i rifiuti prodotti e il 55% ad eliminare l'uso della plastica. Quindi, da questo punto di vista, l'impegno continua».