Conclusa la prima tranche di bandi, partono le assunzioni di ricercatori

Sbloccati i fondi, decolla a Pavia la Fondazione Chips.IT

Il direttore Carlo Reita: «Al via maxi-piano di investimenti, così diventeremo un polo attrattivo per i talenti»

di Luca Orlando

4' di lettura

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La gestazione è terminata: con lo sblocco dei fondi e la conclusione dei primi bandi di assunzione prende il via concretamente a Pavia il cammino della Fondazione Chips.It, uno dei pilastri del piano nazionale sulla microelettronica.

A pilotare le operazioni in qualità di direttore, dal mese di agosto, è Carlo Reita, una “solitaria” presenza in organico che ora sta per terminare. I bandi per l’inserimento dei responsabili di due linee di ricerca e dei primi ricercatori si sono infatti chiusi ed ora è stata avviata la fase di selezione dei curricula.

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«A fine anno penso potremo arrivare ad un organico di 15 persone - spiega il direttore - per poi arrivare a 50 ricercatori il prossimo anno, quando completeremo l’assetto di almeno due degli assi di ricerca che ci sono stati assegnati. Il nodo, qui come altrove, è quello di trovare le competenze, perché l’offerta di giovani in queste materie purtroppo è sempre ridotta». Le candidature ricevute, in parte anche dal’estero, ad ogni modo consentono di procedere nell’avvio delle attività, che prevedono anche l’inserimento immediato di un paio di figure amministrative, per gestire le relazioni con gli enti istituzionali, verificare le opportunità di bandi e finanziamenti dall’Europa attraverso il Chips Act e altri strumenti, dialogare con i partner industriali. In parallelo, mentre l’organico amministrativo scalerà verso l’alto di altre unità, si può finalmente procedere anche con gli investimenti, attingendo al budget annuo di 25 milioni (+5 per il funzionamento della struttura) impostato fino al 2030. Lo sblocco dei fondi avviene da parte del ministero dell’Economia su base trimestrale e ora a disposizione ci sono quasi 15 milioni di euro, relativi al terzo e quarto trimestre 2024, mentre è in corso la procedura per attivare le risorse relative al primo e al secondo trimestre, iter che potrebbe accelerare l’attività della Fondazione.

«Anche in funzione dell’attrazione dei talenti - spiega Reita - è importante iniziare a creare una struttura adeguata investendo in attrezzature, strumenti di test e laboratori. La mia previsione è quella di avviare entro fine anno la procedura per un primo lotto di investimenti da 14 milioni di euro nel 2024 che riguarderà capacità di calcolo per progettazione circuiti, sistemi di emulazione e sviluppo. Un secondo lotto di investimenti a completamento del primo e per ulteriori 20 milioni è previsto allo sblocco degli altri fondi». Risorse che serviranno per attrezzare le diverse linee di ricerca, al momento dislocate in spazi concessi dall’Università di Pavia, in attesa di poter poi trovare una collocazione definitiva a regime, quando l’organico dovrà arrivare in un ordine di grandezza di 120-150 unità, soglia prevista per il 2027.

«Più in là le spese per il personale diverranno più pesanti - spiega Reita - ma già ora contiamo di lavorare sugli investimenti, per costruire un’infrastruttura di ricerca avanzata e pertinente rispetto agli obiettivi, cioè disegnare e realizzare circuiti di maturità quasi industriale». In una scala convenzionale che partendo dal livello 1 (vengono dimostrati i principi rilevanti della tecnologia) e arriva a 9 (sistema reale, funzionante, provato in ambiente operativo), si tratta tecnicamente di realizzare progetti di livello 5 o 6, cioè tecnologie il cui funzionamento è dimostrato e convalidato in un ambiente industriale rilevante.

Sfida non nuova, per Reita, fisico espatriato con esperienze di attività ai massimi livelli in Inghilterra e Francia, paese in cui tra l’altro all’interno di Cea di Greoble, una delle maggiori organizzazioni mondiali per la ricerca applicata in microelettronica e nanotecnologie, ha seguito e sviluppato un progetto Ue da 800 milioni di euro per realizzare una linea pilota in Francia. «Un’esperienza conclusa - racconta Reita - che mi consentiva di guardarmi intorno per accettare nuove sfide: questa mi è sembrata un’occasione interessante, un modo per mettere a disposizione le competenze che ho maturato. Il problema principale? Direi la burocrazia, che non ricordavo così complessa. E poi naturalmente le competenze, perché attrarre talenti in questi settori è complicato per tutti». Avviata formalmente a novembre 2023 con la presenza contemporanea a Pavia di tre ministri (Mef, Imprese e Made in Italy, Università e Ricerca) e la nomina a presidente del guru della Silicon Valley Alberto Sangiovanni Vincentelli, la Fondazione Chips.IT ha il mandato di diventare l’hub nazionale di riferimento per la progettazione (il design) dei microchip. A disposizione ha un budget di 225 milioni di euro da qui al 2030 (in teoria include 15 milioni relativi al 2023 tra spese in conto capitale e funzionamento, quasi certamente passati in economia) e il suo obiettivo è quello di sviluppare i chip lungo cinque assi di ricerca: tlc ad alta velocità, calcolo ad alte prestazioni, gestione dell’energia e della potenza, sensori intelligenti e attuazione, impacchettamento dei chip. Attività da svolgere in rete, attivando collaborazioni con università, centri di ricerca e partner industriali. «Le procedure di avvio di questo progetto sono complesse - spiega Reita- ma devo dare atto al consiglio di sorveglianza di aver profuso un impegno fortissimo, i cui risultati ora si vedono».

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