Sbarco sulla Luna, quell’impresa formidabile che dopo 50 anni ci ammalia ancora
di Dario Ceccarelli
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Non siamo mai stati così lunatici. Una volta a parlarne, e scriverne, erano soprattutto i poeti come Giacomo Leopardi (“Che fai tu in ciel? Dimmi che fai silenziosa luna?”). Oppure gli innamorati, i cantautori, o gli inguaribili romantici che nella luna vedevano una proiezione dei loro sentimenti. E poi naturalmente gli astronomi, gli scienziati, i divulgatori scientifici e via spaziando fino ai grandi scrittori visionari come Jules Verne.
Ma adesso, con il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, e la celebrazione dell’impresa dell'Apollo 11, avvenuta alle 22 e 17 del 20 luglio 1969 (“Houston, qui base della tranquillità, l'Aquila è atterrata”, dice Neil Armstrong quando tocca con il Lem la superficie lunare) e la ripresa della corsa nello spazio, siamo tutti di nuovo ammaliati dalla Luna, come se improvvisamente, solo grazie a questa fatidica ricorrenza, avessimo finalmente capito quanto fosse stata formidabile quell’impresa, e quanto l’uomo con mezzi quasi “primitivi “ rispetto a quelli attuali, si fosse portato avanti (“un grande passo per l'umanità”) nel pur breve cammino della sua civiltà.
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Certo, l'amarcord pesa parecchio. Le celebrazioni ci piacciono. Rivedere in bianconero il mitico Tito Stagno che battibecca in diretta tv con Ruggero Orlando per capire se la navicella di Armstrong abbia toccato o no il suolo lunare, intenerisce sia chi quel giorno era presente, e cerca di ricordarsi dove era e cosa faceva, sia chi è arrivato dopo e ne ha sempre sentito parlare come di una conquista già archiviata dalla Storia.
Non si può restare insensibili a quelle traballanti immagini in bianconero con Armstrong che, non fidandosi del computer di bordo (una specie di pallottoliere rispetto alla potenza quelli attuali), decide di guidare manualmente la discesa della navicella. Un fai-da-te impensabile ai giorni nostri, ma praticabilissimo in un mondo super ottimista come quello dei ruggenti Anni Sessanta. “La macchina non ce la fa? Bene, diamogli una spinta” dicevano i nostri padri quando il primo d’agosto con la mitologica 850 Fiat partivano per le ferie da Milano e Torino per arrivare a Rimini e Sanremo. Erano carichi come l’Apollo 11 quando lasciò la Terra, ma altrettanto coraggiosi e ottimisti come Armstrong, Aldrin e Collins, l’unico quest'ultimo dei tre che non camminò sul suolo lunare.

