Difesa

Satelliti sabotati e armi segrete: il nuovo campo di battaglia è lo spazio

Gli attacchi recenti dei russi che hanno hackerato la rete satellitare sull’Ucraina. Per gli Usa Mosca starebbe sviluppando un’arma capace di spegnere tutti i satelliti

di Leopoldo Benacchio

Sicurezza.

5' di lettura

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Il primo fu lo Sputnik, una palla di metallo di 60 centimetri di diametro. Portato in orbita attorno alla Terra, a circa 600 chilometri dal suolo, il 4 ottobre 1957 da un potente razzo balistico G7 sovietico, per 21 giorni fece sentire, in praticamente tutto il mondo, il suo “bip-bip” su frequenze amatoriali. La prima “Luna artificiale”, come fu chiamata allora, fece un’impressione enorme, specie agli americani che capirono come un’atomica comunista da quel momento poteva capitargli sulla testa.

Oggi di satelliti sopra di noi ce ne sono più di 10.000 e formano un sistema fondamentale per la nostra vita, come quello che ci porta corrente elettrica o acqua.

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Fondamentale, indispensabile ma che, improvvisamente, abbiamo anche scoperto essere molto fragile, non solo, ma anche rappresentare oggi un possibile campo di battaglia, un dominio di scontro.

I tanti satelliti che oggi vengono inviati a decine nello spazio, praticamente ogni settimana, sono di ogni tipo: dai grandi e importanti per il geo posizionamento, come il Galileo della Ue o l’altrettanto sofisticato Copernicus, per l’osservazione della Terra, sempre Ue, fino ai piccolissimi satelliti, micro o pico, delle dimensioni di una scatola da scarpe o poco più.

Questo progresso è stato possibile grazie al crollo dei costi dei lanci, oramai dominio di SpaceX di Elon Musk, e anche alla miniaturizzazione. Questa accoppiata ha fatto esplodere praticamente ovunque la voglia di avere qualcosa in orbita, per controllare quel che avviene sulla Terra. Sono 80 circa i Paesi che hanno spedito almeno un satellite in orbita bassa, cioè dai 200 ai 1000 chilometri dal suolo: dall’insospettabile Etiopia o Senegal, che controllano coste ma anche infiltrazioni di avversari e bande armate, fino a Cina e Usa, oggi potenze principali, quasi alla pari. Ricordiamo anche le enormi stazioni spaziali, quella Internazionale, grande come un campo da calcio e costruita in gran parte grazie al contributo ingegneristico italiano, e quella cinese, più piccola ma in continuo sviluppo.

Lo spazio è quindi oramai un’estensione del suolo terrestre al nostro servizio, i tanti satelliti che ci orbitano ci servono letteralmente ogni minuto per sapere dove siamo, o dove è il ristorante in cui vogliamo andare con gli amici, per sorvegliare le petroliere che sversano i rifiuti in mare, per guidare gli aerei, ma anche taxi e bus in tante città, per telefonare, vedere ogni tipo di televisione, consigliare gli agricoltori sullo stato delle loro colture; e la lista sarebbe infinita.

Non poteva mancare insomma anche quel che, fin dal lanciatore del piccolo Sputnik, aveva fatto capolino: il lato militare. Dallo spazio oggi, ma domani anche dalla Luna, si osservano i campi di azione e questo già ci dice tutto. Gli Stati Uniti dal 2019 hanno la Space Force, una divisione delle loro forze armate per la difesa dallo e nello spazio. Tanti altri Paesi si sono provvisti di una organizzazione militare specifica, compreso il nostro. Anche in questo campo in Europa non abbiamo, purtroppo, un unico soggetto ma, almeno potenzialmente, tanti quanti sono i Paesi della Ue.

Se lo spazio è qualcosa di fondamentale oggi per la sicurezza, assieme alla parte cyber, non bisogna pensare a scenari fantascientifici, come quelli del famoso film Guerre Stellari. Basta molto meno. Un satellite nemico può essere certamente messo fuori combattimento colpendolo, ma questo rischia di essere come darsi la zappa sul piede, dato che i frammenti del satellite distrutto, a migliaia, diventerebbero altrettanti proiettili che saettano alla velocità di 30mila chilometri all’ora, creando una situazione da incubo per tutti nell’area. Peraltro, i frammenti di satelliti già scontratisi, o esplosi o altro, sono già, in quella fascia di bassa orbita, migliaia e migliaia dalla grandezza di un bullone a quella di qualche metro. Un pericolo costante che obbliga, per esempio, gli astronauti della Stazione spaziale internazionale, a ritirarsi improvvisamente nella capsula di sicurezza quando è avvistato un frammento vagante. A quella velocità un centimetro cubo di metallo perfora qualunque satellite o Stazione spaziale.

Per rendere innocuo un satellite nemico, meglio quindi un laser di buona potenza, asettico e definitivo, o un satellite capace di agganciare la preda e renderla innocua senza distruggerla. Insomma, c’è da sbizzarrirsi anche senza pensare ad armi distruttive che sono controproducenti nello spazio.

Il caso della guerra in Ucraina ci insegna che basta poco per mettere in ginocchio un Paese non preparato. Nel 2022 i russi hackerarono il sistema satellitare Viasat di comunicazione utilizzato dall’esercito di quel Paese, creando immediatamente caos e problemi gravi agli ucraini.

Quando poi subentrò Starlink, in orbita bassa e con migliori prestazioni le cose migliorarono, ma ci furono ovvie minacce russe a Elon Musk, patron di Starlink. Il sistema, comunque, si dimostrò un’arma validissima che ha di fatto cambiato l’aspetto della guerra, permettendo agli ucraini un continuo collegamento fra il fronte e gli stati maggiori, sia voce che video.

Proprio questa guerra ha dimostrato, casomai ce ne fosse stato bisogno, come la sicurezza informatica, cyber, e l’aspetto spazio sono momenti oramai fondamentali di ogni azione di offesa o difesa. La stessa fragilità del sistema GPS, di cui non si può fare a meno, è un grosso problema oggi, dopo che è stata dimostrata dagli attacchi hacker russi che hanno più volte alterato il segnale di posizionamento, mandando addirittura fuori rotta aerei di linea nel nord dell’Europa.

La recente dimostrazione degli hacker russi, che hanno sabotato il satellite TV ucraino facendo apparire nelle televisioni di Kiev, il 9 maggio, la grande parata della Vittoria, che si svolgeva nella Piazza Rossa a Mosca, la dice lunga sull’accoppiamento fra spazio e pirateria informatica come nuova arma di guerra, psicologica o meno.

Negli ultimi mesi, con sempre maggior insistenza, si sono rincorse voci di armi atomiche russe in orbita bassa. Portare un’atomica a qualche centinaio di chilometri dal suolo non è un problema per le grandi potenze spaziali.

Tra il 1958 e il 1962, furono fatte esplodere due atomiche relativamente potenti in bassa quota, da Usa e Unione Sovietica, oggi Russia, per studiarne gli effetti. Un effetto buono gli esperimenti lo ebbero, dato che il risultato fu così importante, quasi devastante, che le due grandi potenze si convinsero a firmare, nel 1963 e poi 1967, il Trattato che vieta esperimenti nucleari nello spazio o sotto il mare. Nel vuoto, infatti, gli effetti della esplosione si diffondono con maggiore velocità e arrivano molto più lontano, soprattutto la radiazione che ne segue.

L’esplosione, quindi, può devastare gran parte dei satelliti più vicini ma poi le radiazioni create dall’esplosione, possono facilmente rendere inutilizzabili anche i rimanenti, a migliaia e questo comporterebbe la paralisi praticamente di tutti i sistemi tecnologici sulla Terra, dalla rete elettrica alle comunicazioni, dal Gps ai sistemi di allerta.

SpaceX, lanciati altri 24 satelliti Starlink

Anche il segretario generale Nato, Mark Rutte, ha detto pubblicamente, in un’intervista al giornale tedesco Welt am Sonntag, per un motivo diverso: «La Russia è oggi in grande ritardo, forse incolmabile, nei progressi in campo spaziale e potrebbe così, in modo relativamente semplice, ritornare un attore primario».

Oggi comunque sembra strano che si pensi di riprendere quella strada onestamente e anche recenti comunicati e interviste di importanti personaggi americani, a proposito di un’arma atomica russa per lo spazio, ci riportano un po’ alla guerra dei nervi della guerra fredda nel secolo scorso, un periodo zeppo di reciproche falsità diffuse dai media. Comunque, se anche fosse come gli Usa ora temono, per davvero o per politica antirussa, l’uso di atomiche sarebbe per i russi come darsi la zappa sui piedi, andrebbe distrutti anche quelli di Putin in parole povere.

Più realistiche minacce potranno venire dalla contesa fra Usa e Cina per il possesso della parte sud della Luna, ambita da entrambi. Non è per domani, ma nel prossimo decennio si può pensare di avere un paio di grandi potenze in grado di estendere la presenza militare anche nel nostro bello e unico satellite naturale. E dalla Luna eventuali missili destinati alla Terra decollerebbero almeno sei volte più facilmente.

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