Sargent, lo stilista dell’arte
Tate Britain ricostruisce la relazione fra la moda e il pittore britannico, che sceglieva personalmente gli abiti da far indossare nei suoi ritratti. La sua ascesa coincise con l’affermarsi dell’alta moda
di Nicol Degli Innocenti
3' di lettura
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LONDRA - Di John Singer Sargent si sa che era un cittadino del mondo - americano, nato a Firenze nel 1856, era di casa a Boston, a Londra e a Parigi -, che era un grande artista, per decenni il pittore preferito dell’alta società, e che era celebre e celebrato per i suoi straordinari ritratti. Ora la grande mostra londinese “Sargent and Fashion” a Tate Britain, con oltre 60 quadri oltre a abiti originali e foto d’epoca, esplora un aspetto meno noto dell’opera dell’artista: l’importanza della moda. L’ascesa di Sargent nel firmamento artistico ha coinciso con l’affermarsi dell’alta moda e i suoi ritratti celebrano e riflettono l’arte di couturier come Charles Worth.
«Dipingo solo quello che vedo», scrisse Sargent, affermazione vera ma volutamente fuorviante. La mostra rivela infatti quanto l’artista abbia deciso, controllato, manipolato e coreografato quello che vedeva. Era lui a scegliere cosa il soggetto dei suoi ritratti avrebbe indossato, optando per il colore, il tessuto e gli accessori che più avrebbero avuto risalto nel quadro e che più avrebbero rivelato il suo carattere, personalità, stato d’animo e anche status sociale. Per Sargent gli abiti raccontano una storia, che lui con il suo mirabile talento rende più bella e più intrigante a colpi di pennello.
Nella prima sala, ad esempio, accanto al ritratto della sua grande amica Lady Sassoon c’è una teca con il sontuoso mantello di taffetà nero che lei indossa nel quadro. Nel ritratto Sargent ha drappeggiato il mantello in modo da rivelare la fodera di seta rosa, che cade in diagonale catturando la luce e l’occhio di chi guarda. Altrettanto studiata la mise di Lady Helen Vincent: lei aveva posato con un abito bianco, ma Sargent lo ha fatto diventare nero per enfatizzare il contrasto con la seta rosa che l’artista ha drappeggiato e quasi scolpito intorno alle spalle diafane di una delle grandi bellezze dell’epoca. Una delle donne del bel mondo che posò per un ritratto scrisse di come Sargent per ottenere l’effetto desiderato facesse un grande uso di spilli «che spesso pungevano».
Quando Sargent ha ritratto Gretchen Warren assieme alla figlia Rachel, la poetessa voleva indossare il suo abito preferito di velluto verde, ma l’artista si era opposto, insistendo per il rosa pallido perché risaltasse meglio sullo sfondo rosso e oro della sala, mentre per la ragazzina ha drappeggiato un rotolo di seta rosa, fermandolo con spilli. «Sargent era un grande stilista – afferma James Finch, curator della mostra -. È un termine moderno, ma ben si adatta a lui, perché non si è limitato a dipingere gli abiti ma li ha usati, modificati e trasformati, manipolando e sperimentando per ottenere l’effetto voluto».
In una sala si può ammirare il ritratto di Louise Pomeroy accanto al sontuoso abito di velluto bordeaux che indossa nel quadro. In un’altra sala la danzatrice nota come “La Carmencita”, molto ammirata da Sargent, indossa uno scintillante abito giallo oro che l’artista aveva scelto e conservato nel suo studio e che nella sua teca ancora brilla, ma non quanto il quadro. Poter vedere gli abiti originali indossati dai soggetti dei ritratti infatti sottolinea ancora di più l’abilità di Sargent di pittore, in grado di sublimare ogni tessuto e ogni drappeggio, utilizzando luce e colore per presentarlo al meglio. L’abito e il mantello creati per l’attrice Ellen Terry nel ruolo di Lady Macbeth, ad esempio, decorato con schegge di vetro e centinaia di ali di scarabeo, nella teca sembra cosa morta. Nel ritratto di Sargent, la mise diventa straordinaria: per la posa drammatica, scelta dall’artista che ritrae la Terry con le braccia sollevate per mostrare al meglio l’abito, e per la sua capacità di cogliere l’opulenza dei tessuti, i dettagli dei ricami e della cintura di metallo e l’intensa ricchezza dei colori. «Da un punto di vista pittorico non ci possono essere dubbi – scrisse Sargent – i capelli devono essere color magenta!».









