Accordo

Sardegna: 2mila euro al mese in più ai medici che aprono l’ambulatorio in zone disagiate

L’indennità è prevista per due anni e coprirà un centinaio di sedi: previsto un impatto positivo anche sul Pronto soccorso per i codici minori

di Davide Madeddu

Mid section of female doctor writing prescription to patient at worktable.

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Duemila euro al mese in più ai medici che apriranno gli ambulatori nelle aree disagiate. È quanto prevede l’accordo attuativo siglato tra la Regione (rappresentata dalla presidente Alessandra Todde che svolge anche l’interim dell’assessorato alla Sanità) e le sigle sindacali dei medici di medicina generale della Sardegna con cui si prevede un’indennità economica aggiuntiva per i medici che sceglieranno di operare in sedi disagiate o con grave carenza di assistenza.

Impatto positivo anche sui Pronto soccorso

«Si tratta di una misura lungamente attesa che consente di dare risposte concrete al territorio e che - sottolineano dalla Regione -, insieme all’infrastrutturazione graduale delle Aft e delle Case di Comunità, potrà avere un impatto positivo anche sul fronte dei Pronto Soccorso, in riferimento ai codici minori». Un passaggio importante, come sottolineano anche gli amministratori locali dei piccoli centri, costretti a fare i conti quotidianamente con l’assenza di medici di base. «Abbiamo chiuso un altro passaggio importante con i medici di medicina generale - sottolinea la presidente Todde -. L’accordo siglato con tutte le sigle sindacali di categoria riconosce un incentivo di 2000 euro mensili ai medici che sceglieranno di aprire il proprio ambulatorio nelle zone disagiate della nostra isola». Non è tutto, perché la misura «si unisce ad altri incentivi specifici che verranno istituiti dagli enti locali, quindi dai sindaci, dalle comunità».

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L’indennità coprirà i prossimi due anni

«L’indennità è prevista per due anni e coprirà un centinaio di sedi disagiate - argomenta la governatrice —. Certamente il percorso è ancora lungo e questo è un passo del cammino, però la cosa importante è che anche con i medici di medicina generale possiamo lavorare insieme per costruire una risposta omogenea alla richiesta di salute dei cittadini, con le Aft e con nuove Case di comunità che dovranno essere riempite e che dovranno avere carte dei servizi uniformi, diventando un punto di riferimento per il territorio anche attraverso l’implementazione delle dotazioni più avanzate come la telemedicina, per riuscire finalmente a costruire quel tessuto connettivo che ancora manca nei nostri territori».

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