Santoni: «La nostra eleganza ora è più rilassata. E la porteremo anche in Cina»
Giuseppe Santoni, alla guida dell’azienda di famiglia, rivela come la pandemia abbia accelerato dei cambiamenti, facendo evolvere i prodotti e il rapporto con i clienti. Che sarà sempre più stretto
di Chiara Beghelli
5' di lettura
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A marzo dello scorso anno, appena pochi giorni dopo l’inizio del lockdown, Giuseppe Santoni decise di lanciare un appello agli imprenditori della sua regione, le Marche, per chiedere un sostegno per potenziare i reparti di terapia intensiva del territorio: la campagna #NoiSiamoLeMarche ha raccolto oltre 140mila euro, ma oltre alle cifre e alla contingenza della pandemia, in quell’hashtag c’è la storia di un’azienda che dal 1975, fra le colline di Corridonia, in provincia di Macerata, ha deciso di valorizzare il patrimonio artigianale delle calzature fatte a mano, che definiscono il lusso secondo Santoni. A distanza di un anno, Giuseppe Santoni, ceo dell’azienda di famiglia, fa il punto sulle evoluzioni e le sfide, ma anche le opportunità, che la pandemia ha portato con sé.
Quali cambiamenti avete introdotto nei negozi e / o negli ambienti di lavoro, dunque sia negli uffici sia negli impianti produttivi?
Già dalle prime settimane di emergenza sanitaria abbiamo in primis messo in sicurezza le persone, ripensando poi alla fabbrica e al prodotto. Abbiamo lavorato duramente per costruire il nuovo corso della nostra manifattura: abbiamo introdotto rigide misure di distanziamento sociale, di sicurezza e d'igiene, e le abbiamo ulteriormente potenziate per proteggere il nostro team. La scarpa Santoni viene realizzata totalmente dalle mani sapienti dei nostri artigiani, e la garanzia di un ambiente protetto per tutti i nostri dipendenti e clienti è una nostra responsabilità e priorità.
Quali novità portate dalla pandemia resteranno oltre la sua fine?
La pandemia ha accelerato tutti i trend già in essere prima della crisi, in primis il digitale. In pochi mesi c'è stato un improvement generale del digital che, in tempi normali, avrebbe richiesto anni, perché durante i mesi di lockdown tutti si sono concentrati sull'unica fonte di fatturato possibile: l'onine. E quello che stiamo vedendo tutti ora è che man mano che la crescita dell'online accelera e i consumatori richiedono interazioni e servizi digitali sempre più sofisticati ed interattivi, abbiamo la necessità sempre più forte di creare un'esperienza, in sostanza di integrare il tocco umano nel digitale.
Avete riscontrato dei cambiamenti nelle aspettative e nei desideri dei clienti?
La nostra clientela è da sempre alla ricerca di un prodotto di qualità e destinato a durare nel tempo, non perdendo di vista le caratteristiche dell'innovazione e del design, quello che a me piace definire “oggetto del desiderio”. Nell'ultimo anno, lo scenario all'interno del quale i marchi di lusso operano è cambiato e anche le abitudini di acquisto dei clienti. Meno occasioni per vestirsi dressy e più momenti leisure definiscono nuove esigenze. Con il nostro punto di vista molto ben definito sull'eleganza contemporanea e seguendo la nostra estetica inconfondibile, abbiamo reinterpretato le nostre icone formali in modo più cool ed aumentato la nostra proposta più casual creata per offrire stile e comfort rilassato, andando a plasmare così una visione aggiornata dell'uomo e della donna contemporanei.
Rispetto alle collezioni che avevate preparato per la PE 2020, in che misura sono state ridotte quelle dell'AI 20-21 e della PE 21?
Il cambiamento non è stato a livello di quantità ma di strategia, abbiamo aggiornato e rafforzato le icone e i best sellers e parallelamente abbiamo capsule e progetti innovativi definiti in collaborazione con i nostri partners selezionati.


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