Market Mover

Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
Ascoltalo ora6' di lettura
6' di lettura
Comunque vada, Sanremo 2026 sarà un Festival retro-maniaco. Questo almeno si coglie dopo i pre-ascolti appena effettuati in Rai dei 30 brani in gara dal 24 al 28 febbraio. Nella musica, come è noto, il passato ha definitivamente colonizzato il presente: non fa eccezione il Festival della canzone italiana, dove quest’anno più che mai abbondano pezzi che rimandano agli anni Settanta e Ottanta, tra la disco e il synth pop, protagonisti di ieri (Patty Pravo, Raf, Marco Masini) e nomi più o meno attuali (Tommaso Paradiso, Fulminacci, Dargen D’Amico) che si rifanno ai filoni in questione.
Giunto alla sua quinta direzione artistica in un anno non proprio generosissimo di candidature illustri, Carlo Conti ha preparato la cena con quello che aveva in frigo e, per paradosso, il risultato non risulta affatto disdicevole. Chi vincerà? Scherzando (ma non troppo), potremmo dire che Sanremo 2026 lo hanno già vinto Alan Sorrenti e Umberto Tozzi, nonostante nessuno dei due sia in gara. Riportiamo qui di seguito le pagelle frutto delle nostre prime impressioni di gennaio.
Ballatona Ottantottina (nel senso del 1988, Umberto Tozzi regnante) per l’ex profeta dell’It pop che qualche anno fa chiamavamo indie italiano. «I romantici guardano il cielo/ I romantici guardano un treno che se ne va». Non un capolavoro di originalità, ma può funzionare. L’espressione giusta è appena sufficiente.
Dancefloor che occhieggia agli anni Settanta per una Malika Ayane meno sofisticata del solito: «Lo vedi io e te /La strada è una giungla/ Puntiamo alla luna come animali notturni». Un po’ di leggerezza le dona.
Da uno come Sayf ti aspetteresti rap e invece trovi una specie di folk contemporaneo a tratti gitano con una certa coscienza sociale: «Ho fatto una canzonetta/ È un fiore su una camionetta/ E le botte delle piazze/ le dimentichiamo». Non inganni il ritornello furbo: il pezzo è serissimo.