Verso il Festival

Sanremo 2026, tutte le canzoni ascoltate in anteprima (con pagelle)

Dal 24 al 28 febbraio andrà in scena la 76esima edizione della kermesse con Carlo Conti. Ecco come ci sono sembrati i pezzi in gara

di Francesco Prisco

Carlo Conti con Nicola Favino ai pre-ascolti di Sanremo 2026 tenutisi a Miano

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Comunque vada, Sanremo 2026 sarà un Festival retro-maniaco. Questo almeno si coglie dopo i pre-ascolti appena effettuati in Rai dei 30 brani in gara dal 24 al 28 febbraio. Nella musica, come è noto, il passato ha definitivamente colonizzato il presente: non fa eccezione il Festival della canzone italiana, dove quest’anno più che mai abbondano pezzi che rimandano agli anni Settanta e Ottanta, tra la disco e il synth pop, protagonisti di ieri (Patty Pravo, Raf, Marco Masini) e nomi più o meno attuali (Tommaso Paradiso, Fulminacci, Dargen D’Amico) che si rifanno ai filoni in questione.

Giunto alla sua quinta direzione artistica in un anno non proprio generosissimo di candidature illustri, Carlo Conti ha preparato la cena con quello che aveva in frigo e, per paradosso, il risultato non risulta affatto disdicevole. Chi vincerà? Scherzando (ma non troppo), potremmo dire che Sanremo 2026 lo hanno già vinto Alan Sorrenti e Umberto Tozzi, nonostante nessuno dei due sia in gara. Riportiamo qui di seguito le pagelle frutto delle nostre prime impressioni di gennaio.

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Tommaso Paradiso ANSA/ETTORE FERRARI

Tommaso Paradiso, «I romantici» 6-

Ballatona Ottantottina (nel senso del 1988, Umberto Tozzi regnante) per l’ex profeta dell’It pop che qualche anno fa chiamavamo indie italiano. «I romantici guardano il cielo/ I romantici guardano un treno che se ne va». Non un capolavoro di originalità, ma può funzionare. L’espressione giusta è appena sufficiente.

Malika Ayane ANSA/TINO ROMANO

Malika Ayane, «Animali notturni» 6.5

Dancefloor che occhieggia agli anni Settanta per una Malika Ayane meno sofisticata del solito: «Lo vedi io e te /La strada è una giungla/ Puntiamo alla luna come animali notturni». Un po’ di leggerezza le dona.

Sayf ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE

Sayf, «Tu mi piaci tanto» 8

Da uno come Sayf ti aspetteresti rap e invece trovi una specie di folk contemporaneo a tratti gitano con una certa coscienza sociale: «Ho fatto una canzonetta/ È un fiore su una camionetta/ E le botte delle piazze/ le dimentichiamo». Non inganni il ritornello furbo: il pezzo è serissimo.

Patty Pravo ANSA/CLAUDIO PERI

Patty Pravo, «Opera» 7.5

Giovanni Caccamo, un autore che piaceva al Maestro, riporta la Signora dove merita di stare: «Siamo santi e peccatori/ Naviganti e sognatori/ Un po’ satelliti/ Filosofi del niente». Ballad intellettuale che celebra degnamente una carriera irripetibile. Non vincerà, ma è il modo giusto di fare certe operazioni.

Luchè

Luchè, «Labirinto» 5-

Nome nobile dell’urban napoletano, Luchè certe cose sa farle solo lui. Qui però non si capisce perché voglia fare come tutti gli altri, sciacquando i panni nell’acqua dolce di un pop amoroso: «E quello che so di te/ È che sei bella come una bugia/ Detta per non piangere».

Mara Sattei ANSA/ETTORE FERRARI

Mara Sattei, «Le cose che non sai di me» 4.5

Pezzo sanremese in modo quasi classico con il ritornello che si apre come tutti si aspetterebbero: «Tutte le notti a dirsi/ Le cose che non sai di me/ La voce tua nei giorni tristi/ Guarisce il mio disordine». Un po’ di disordine in più, invece, certe volte non guasta.

Francesco Renga ANSA/ETTORE FERRARI

Francesco Renga, «Il meglio di me» 5-

Renga fa Renga: «Ma a volte capita/ Che sorride anche una lacrima/ Perdona il peggio di me, il peggio di me/ Il peggio di me». Una ballata che nei primi anni Duemila avrebbe vinto facile. Troppo nuova per essere vintage, troppo vecchia per suonare giovane».

Ditonellapiaga ANSA/GIUSEPPE LAMI

Ditonellapiaga, «Che fastidio» 6.5

Tormentone cassa in quattro sull’insostenibilità di tutto quello che là fuori va per la maggiore: «La moda di Milano (che fastidio!)/ Lo snob romano (che fastidio!)/ Il sogno americano (che fastidio!)/ e il politico italiano (che fastidio!)». E noi sottoscriviamo.

Leo Gassmann ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Leo Gassmann, «Naturale» 3.5

Nell’epoca della musica liquida le carriere possono essere molto brevi. Qualcuno però ha ancora una possibilità, poi un’altra, poi un’altra ancora. E come se la gioca? «Ma non vale se ora mi guardi/ Con quegli occhi lucidi e mi macchi/ La felpa con il nero dell’eyliner». Fossimo in lui, ci butteremmo sul cinema.

Sal Da Vinci ANSA/CLAUDIO PERI

Sal Da Vinci, «Per sempre sì» 4.5

Neomelodico cantato al 99% in italiano: «Saremo io e te/ Per sempre/ Legati per la vita che/ Senza te/ Non vale niente/ Non ha senso vivere». Perché al 99%? Per perché al penultimo verso spunta lesto un «accussì». Instant classic da matrimoni vesuviani.

Levante ANSA/GIUSEPPE LAMI

Levante, «Sei tu» 5

Ballata psicosomatica: «Ah, non mi sento le gambe./ Ah, dove sono le braccia?/ E mi manca il respiro,/ Eppure sono viva,/ Sento che sorrido». Che sarà successo di così decisivo? «È così/ Ci si innamora». Potrebbe finire alta in classifica, ma noi la consigliamo soprattutto al vostro fisioterapista. Mezzo voto in più perché, nell’epoca delle canzoni in coabitazione, si è scritta il pezzo completamente da sola.

Tredici Pietro ANSA/FABIO FRUSTACI

Tredici Pietro, «Uomo che cade» 4

Tredici Pietro, al secolo Morandi II, rappa nella strofa e poi la risolve furbescamente nel ritornello: «Chiudimi la porta in faccia/ Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa/ Dimmi che hai troppe cose da dire/ Cose da fare, fogli da bruciare». Capolavoro di autoindulgenza.

Enrico Nigiotti ANSA/ETTORE FERRARI

Enrico Nigiotti, «Ogni volta che non so volare» 3.5

Il tempo è un tema centrale in filosofia, come nelle canzonette. Le riflessioni di Ernico Nigiotti non sono certo quelle Kant. «Il tempo vola l’ho già detto/ Anche in un orologio rotto oo». Ancora ci stiamo interrogando sul senso di quello «oo». Che sia una citazione di Domenico Modugno?

Samurai Jay ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE

Samurai Jay, «Ossessione» 5-

Urban latineggiante da cantarsi con l’occhietto da lupo cattivo: «Andale andale/ Scatta un paio di foto poi mandale/ Fammi vedere cosa indossi stasera/ Poi facciamo l’alta marea». Sarà che Sanremo quest’anno cade alto, ma qua sembra già estate.

Serena Brancale ANSA/FABIO FRUSTACI

Serena Brancale, «Qui con me» 5.5

Se Anema e core mostrava l’anima «bread and peppers» di Serena Brancale, Qui con me al contrario scommette su quella sofisticata: ballad pianistica che potrebbe essere stata scritta per Giorgia. «E se ti portassi via da quelle stelle/ per cancellare il tuo addio dalla mia pelle/ scalerei la terra e il cielo/ anche l’universo intero/ per averti ancora qui con me». E i virtuosismi si sprecano.

Arisa ANSA/FABIO FRUSTACI

Arisa, «Magica Favola» 6-

Ambientazione fiabesca per il ritorno di Arisa all’Ariston: «A trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce/ A quaranta voglio solamente ritrovare un po’ di pace». Forse non passerà alla storia ma è un pezzo onesto.

Nayt ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE

Nayt, «Prima che» 5

«Finché sai cosa prendi/ Non lo sai cosa perdi», rappa Nayt in un urban troppo rassicurante per essere vero.

Dargen D’amico

Dargen D’Amico, «Ai Ai» 7.5

Doveva succedere ed è succeccesso alla fine: anche a Sanremo fa capolino il primo pezzo dedicato all’intelligenza artificiale. Merito di Dargen D’Amico, pure lui con lo sguardo orientato al dancefloor: «Ho letto sul giornale/ Che certe cose non puoi ancora farle con/ l’Ai». Semmai l’umanità avrà un futuro, quell’umanità avrà il sound degli anni Settanta.

RAF ANSA/ETTORE FERRARI

Raf, «Ora e per sempre» 5

«Cosa resterà di questi anni Ottanta», si chiedeva Raf mentre il decennio della Milano da bere volgeva al termine. Ora che la nostalgia degli anni Ottanta regna sovrana, lui si riprende il palco dell’Ariston con un pezzo che avrebbe potuto scrivere all’epoca: «E tu sei sempre la più bella/ Il tempo ti sta una meraviglia/ E ogni segno sulla pelle parla di te». Anzi: non è che lo ha scritto all’epoca?

Lda & Aka 7even

Lda & Aka 7even, «Poesie clandestine» 4

In 76 edizioni di Sanremo abbiamo sentito rivolgere al gentil sesso ogni tipo di complimento. Questo ci mancava: «Tu sei Napoli sotterranea». Ringraziamo D’Alessio junior con l’amico di Amici di Maria De Filippi per questo Neapolitan reggaeton.

Bambole di Pezza

Bambole di pezza, «Resta con me» 4

Un po’ di punk, un po’ di originalità, un po’ di irriverenza sul palco dell’Ariston ci stanno sempre bene. Le Bambole di Pezza invece puntano su un altro numero: «Resta con me in questi tempi di odio/ Tu resta con me/ Anche se tutto questo ci cambierà». Pop rock innocuo con un testo buonista.

Fulminacci ANSA/ETTORE FERRARI

Fulminacci, «Stupida sfortuna» 6.5

Anche Fulminacci, altro dioscuro dell’indie nostrano, si butta sugli anni Ottanta: «Stupida, stupida, stupida sfortuna/ Che ci penso anche se non ci penso/ Gelida, gelida, gelida paura». Forse non un’opera d’arte, ma è ottimo artigianato.

Ermal Meta ANSA / CIRO FUSCO

Ermal Meta, «Stella Stellina» 6

La guerra non risparmia i bambini. Ermal Meta è quello che, con un’ambientazione Latin e senza disturbare troppo, riesce a portare questi temi in casa degli italiani: «Stella Stellina/ La notte si avvicina/ Non basta una preghiera/ Per non pensarci più». Non un capolavoro, ma salviamo lo spirito.

Elettra Lamborghini ANSA/ETTORE FERRARI

Elettra Lamborghini, «Voilà» 3

La Rai adora autocitarsi: «E allora viva viva viva la Carrà/ Ballare e poi finire giù per terra/ Viva l’amore amore amore che si fa/ al buio e la televisione accesa». Ars amandi discotecara e pecoreccia di cui avremmo fatto volentieri a meno.

Chiello

Chiello, «Ti penso sempre» 6-

Artista urban che indugia nelle sonorità rock, Chiello stavolta sfodera un pezzo ambientato ai tempi di Mellon Collie degli Smashing Pumpkins: «Ti penso sempre/ e voglio disinnamorarmi/ E non è rimasto niente/ Solo una scheggia di noi due». Non male.

Eddie Brock ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE

Eddie Brock, «Avvoltoi» 5-

«Ci ho provato lo sai/ Ma non riesco a non pensare a un noi», canta Eddie Brock. Cantautorato applicato agli amori adolescenziali.

Maria Antonietta & Colombre

Maria Antonietta & Colombre, «La felicità e basta» 7.5

Come evadere da un mondo in cui «la spermodella dalla pelle splendida» sui social ti dice: «Sii te stessa e andrà tutto bene»? Ecco la ricetta di Maria Antonietta & Colombre: «Baby, facciamo insieme una rapina/ Per riprenderci tutta la nostra vita». Istigazione a delinquere ma a fin di bene. Sempre dalle parti degli anni Settanta.

Fedez & Marco Masini

Fedez & Marco Masini, «Male necessario» 6

Squadra che vince non si cambia. Dopo l’esperimento di Bella stronza Fedez e Masini discettano dell’arte di essere padri. Nel testo non manca qualche perla: «La gente pudica giudica/ Che brutta gente che frequenta Fedez/ Ma ci si dimentica sempre che Giuda/ Se la faceva con gente perbene».

Michele Bravi ANSA

Michele Bravi, «Prima o poi» 4

Ballata con il pianoforte che arpeggia e i violini che sviolinano:« E ti vorrei citofonare ma/ non ho più il tuo nome». Fortunatamente.

J-Ax

J-Ax, «Italia Starter Pack» 6-

Un po’ di combat folk, un po’ di country, un po’ di 883, un nonnulla di critica sociale et volià: «Qui per campare serve un po’ di culo sempre/ È vietato ma fa niente/ Ti passo la canna del gas/ Italia starter pack». Pezzo tutto sommato divertente. Peccato solo per quel banjo che sa di campionatore.

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