Festival

Sanremo 2026, le pagelle della seconda serata: cresce Fulminacci, Lamborghini da dimenticare

I nostri giudizi alle esibizioni delle Nuove proposte e dei primi 15 Big

di Francesco Prisco

Fulminacci si esibisce nella seconda serata del 76esimo Festival di Sanremo

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La seconda serata del 76esimo Festival di Sanremo si è aperta con le esibizioni delle Nuove proposte che si sono incrociate per le semifinali e quindi ha ospitato 15 dei 30 Big in gara. Ecco le nostre pagelle e i giudizi a tutte le esibizioni della serata.

Nicolò Filippucci, «Laguna» 5

Primo concorrente delle Nuove proposte a esibirsi, Filippucci azzarda un pop intimista condito da robuste dosi di elettronica. Le doti canore ci sono, ma il brano è troppo schematico. Eppure va in finale.

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Blind, El Ma & Soniko, «Nei miei DM» 4

Improbabile team up di fenomeni da talent show la cui canzone meriterebbe la parafrasi di un celebre chef stellato: «Hanno fatto il compitino!».

Mazzariello, «Manifestazione d’amore» 6.5

Operazione retromanica che parte dall’outfit beatlesiano, passa attraverso la chitarra a forma di cuore e arriva al pezzo, un pop rock sfacciatamente Sixties (Mellotron, archi, strombazzamenti) che dispensa sensazioni da innamoramento adolescenziale. Lui sembra un po’ il fratello minore di Fulminacci, ma è simpatico e gli auguriamo buona fortuna.

Angelica Bove, «Mattone» 6

Lei è brava, per tecnica e capacità interpretativa, ma la struggente ballata pianistica che porta non è tutto questo capolavoro di originalità. E la similitudine del mattone appare piuttosto elementare. In ogni caso, basta e avanza per accedere alla finale.

Patty Pravo, «Opera» 7

Lo abbiamo detto e non ci stanchiamo di ripeterlo: il pezzo di Giovanni Caccamo ha un suo perché e, addosso a una delle ultime Signore della canzone italiane, calza a pennello.

Lda e Aka7, «Poesie clandestine» 4.5

Sarà che s’intitola Poesie clandestine ma più la ascoltiamo e più ci sovvien l’eterno. E le morte stagioni e la presente e viva. O forse solo il Sanremo dell’anno scorso con quel pizzico di Anema e core. I cui cliché Lda e Aka7 sembrano riproporre.

Enrico Nigiotti, «Ogni volta che non so volare» 5

Anche in questo caso, lo abbiamo detto e lo ripetiamo: il brano non ci entusiasma. L’interpretazione, però, è valida.

Tommaso Paradiso, «I romantici» 6-

Ballata so Eighties, tra le migliori cose recenti del Vate di Roma Nord. Stasera, comunque, la performance non è brillantissima.

Elettra Lamborghini, «Voilà» 3

Può succedere nel corso di un’edizione di Sanremo che una brano cresca di percezione, ascolto dopo ascolto. Non è il caso di Voilà, canzone bruttina cantata da una non cantante.

Ermal Meta, «Stella Stellina» 6

Tematica alta (l’interrogativo di Dostoevskij: «Perché i bambini muoiono?») esplicitata nell’appello lanciato dall’artista a fine brano: «I bambini dovrebbero fare rumore, non silenzio». Il pezzo non sarà memorabile, ma merita la sufficienza piena.

Levante, «Sei tu» 5.5

Pezzo sofisticato, interpretazione leziosa.

Bambole di pezza, «Resta con me» 4

Pop vestito da rock senza grande ispirazione.

Chiello, «Ti penso sempre» 6

Testo tutt’altro che profondo, melodia all’insegna dell’easy listening ma è l’ambientazione post grunge anni Novanta a fare funzionare il brano.

J-Ax, «Italia Starter Pack» 6.5

Ironia amara in salsa country sui molti vizi e le virtù con beneficio d’inventario dell’italica stirpe. Divertente. Soprattutto quando arriva il momento di passare «la canna del gas».

Nayt, «Prima che» 5

«Finché sai cosa prendi, non lo sai cosa perdi». Come cantante chi lo sa, ma come copywriter Nayt potrebbe avere un futuro.

Fulminacci, «Stupida sfortuna» 6.5

Tormentone pop che suona grazioso e, in ottica di classifica finale, potrebbe riservare qualche sorpresa.

Fedez & Masini, «Male necessario» 6.5

L’ambizione del team-up che l’anno scorso lasciò il segno nella serata dei duetti quest’anno è evidentemente il podio. Il brano che portano tratta della difficile arte di essere padri e, ascolto dopo ascolto, cresce. Le credenziali perché arrivi alto in classifica ci sono tutte.

Dargen D’Amico, «Ai Ai» 6

Godibilissimo riempipista disco music che parla di Ai e non Ai mischiando alto e basso. Niente affatto male ma Dargen, quando vuole, può portarci ancora più in alto.

Ditonellapiaga, «Che fastidio» 6-

La resa dal vivo penalizza il brano che di suo avrebbe un suo perché.

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