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Sanremo 2026, ascolti in calo: share al 58% e tre milioni di spettatori in meno

Dati Auditel sulla prima serata del 76esimo Festival: 9,6 milioni di telespettatori contro i 12,6 dell’anno scorso, quando lo share fu al 65.3%

di Andrea Biondi e Francesco Prisco

Carlo Conti e Laura Pausini conducono la prima serata del Festival di Sanremo 2026

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La collocazione a fine febbraio, onde evitare problemi di convivenza con le Olimpiadi di Milano Cortina, e la «controprogammazione» di Inter-Bodo Glimt non portano bene alla 76esima edizione del Festival della canzone italiana. Sono stati 9 milioni 600mila, pari al 58% di share, i telespettatori che hanno seguito in media su Rai1 , in termini di total audience, la prima serata di Sanremo 2026 diretto da Carlo Conti. L’anno scorso la prima serata del Festival aveva raccolto in media 12 milioni 630mila telespettatori pari al 65,3%. All’appello mancano quindi tre milioni di spettatori nella media della prima serata.

Peggio anche rispetto alle ultime due edizioni di Amadeus, se consideriamo che la prima serata di Sanremo 2024 fece 10,5 milioni di telespettatori e il 65,5% di share, mentre il Festival del 2023 fu visto da 10,7 milioni di persone per il 63,2% di share.

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Certo, occorre sempre considerare che si tratta di un «evento» che ha raccolto davanti a Tv e small screen (Pc, tablet, smartphone) 9,6 milioni di persone. Ma il confronto con la prima serata dello scorso anno è impietosa, con un -24% che fa impallidire la previsione di ascolti in calo del 3% messa in conto da Rai Pubblicità nella sua campagna.

Secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel, considerando l’audience standard, senza small screen (e senza considerare lo share che ha subito cambiamenti nel 2022) si tratta del quarto peggiori risultato dal 1987 con 9,3 milioni di spettatori di media. Peggio è andata solo nelle prime serate del 2008 (7 milioni), del 2021 (8,3 milioni), del 2003 (9,12 milioni) e del 2006 (9,75 milioni).

Secondo il direttore generale di Auditel Paolo Lugiato, intervenuto in conferenza stampa, «è calata di oltre due milioni e mezzo di spettatori, rispetto alla prima serata del festival di Sanremo del 2025, la platea televisiva generale. L’anno scorso, l’11 febbraio, davanti alla televisione c’erano 18 milioni 700mila spettatori, ieri sera erano 16 milioni 100mila, quindi 2,6 milioni in meno. Il dato medio di ascolto raccolto dal festival, 9,6 milioni di spettatori, è articolato tra 9,3 milioni di persone che hanno seguito il festival in tv e 300mila sui cosiddetti “piccoli schermi”. La media di share è stata del 57.7% per le tv, del 70.1% sugli small screen. Il Primafestival (dalle 20.31 alle 20.39) ha avuto 8 milioni 100mila spettatori, pari al 36.3% di share; Sanremo Start (dalle 20.40 alle 21.37) 13 milioni 100mila con il 51.1% di share, il Dopofestival (dall’1.32 all’1.59) 2 milioni 200mila con il 52.8% di share. I legitimate streams (cioè le visualizzazioni di clip) sono state 1 milione 111mila. Il totale tempo speso digital è stato di 2 milioni 424mila minuti (oltre 40mila ore)».

Il direttore intrattenimento Prime Time di Rai Williams Di Liberatore guarda il bicchiere mezzo pieno: «Sanremo si conferma evento più visto d’Italia. Questo è il quarto miglior risultato dal 1987 a oggi, seppur in un contesto profondamente mutato. L’evento varca anche i confini nazionali».

Carlo Conti è sportivo: «Lo scorso anno, con il record di ascolti, avevo questo sorriso», dichiara in conferenza stampa. «Quest’anno non ho battuto me stesso, ma ho lo stesso sorriso, la stessa serenità. E questa, credo, per quanto mi riguarda, è la cosa più importante». Dal suo punto di vista, «il festival sta bene, lo dimostra questo grande affetto, questi grandissimi numeri. È, mi dicono, il quarto migliore risultato dal 1997 ad oggi. Insomma, mi piace. Io e Ama siamo nei primi quattro posti, quindi siamo particolarmente orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto in questi 12 anni, unitamente, ovviamente, a Claudio Baglioni. E sono ovviamente raggiante nel dividere questo palcoscenico con Pilar Fogliati, con Lillo e con Achille Lauro».

E continua: «Se mi aspettavo questi ascolti? Pensavo un po’ meno, pensavo 55% (di share, ndr), quando ho visto 58% ero molto contento. Pensavo a una flessione maggiore per la controprogrammazione, per il periodo, per tanti motivi che avevamo evidenziato in queste riunioni preliminari», sottolinea il conduttore toscano. «Il fatto di essere comunque a questi livelli, che ancora sia così alto, mi rende contento: il festival è in buona salute», aggiunge Conti.

La quinta direzione artistica di Conti, d’altra parte, non nasceva sotto la migliore delle stelle. Prima il tira e molla tra la Rai e il Comune sulla convenzione che ha fatto seguito alla sentenza del Tar riguardo alla necessità di mettere a gara l’organizzazione del Festival. Un tira e molla comunque conclusosi con l’accordo con la Tv di Stato fino all’edizione 2028. Poi la trattativa a ostacoli sui rimborsi alle case discografiche, anche quella conclusasi in extremis. Poi ancora il cosiddetto «effetto Tony Effe» - il flop imprevedibile, a Sanremo 2025, dell’artista più ascoltato del 2026 - che ha tenuto lontano dall’Ariston, in questa edizione, molti nomi nobili dell’italica canzonetta. Come se non fosse bastato, ci si è messa anche la coincidenza con le Olimpiadi invernali di Milano Cortina che ha portato allo slittamento di una settimana del Festival. E alla difficile convivenza con il playoff di ritorno di Champions League di cui Inter-Bodo Glimt in contemporanea con la prima serata di Sanremo ha rappresentato un assaggio.

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