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Sanità, gli stipendi nelle Asl: ecco le retribuzioni medie e le differenze territoriali

Le retribuzioni variano principalmente per parte variabile, quasi tutta legata a incentivi produttivi

di Lorenzo Pace

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Dalle retribuzioni all’interno delle Aziende sanitarie locali, che arrivano fino ai 36mila euro per le professioni sanitarie, alle differenze salariali tra le Regioni d’Italia, che grazie ai contratti collettivi non sono elevate. Una tematica, quest’ultima, che incrocia la questione del «federalismo differenziato che trova proprio in ambito sanitario uno dei terreni ove più sentita è l’esigenza di una maggiore autonomia gestionale».

È ciò che emerge dal rapporto semestrale di Aran, cioè l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti. Che si concentra, in particolare, sulla Sanità.

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Il campione

La premessa riguarda il numero di Contratti collettivi nazionali del Lavoro (Ccnl) applicati al personale non dirigenziale della Sanità. Sono 542mila, impiegati tra i ruoli - sanitari, sociosanitari, amministrativi e tecnici - delle Aziende sanitarie locali (485mila persone), i Policlinici universitari (43mila) e gli altri enti (13mila).

I più pagati

La retribuzione media più alta è associata alle professioni sanitarie, quindi funzionari e professionisti della salute, con un livello poco sotto i 36.000 euro, mentre i gruppi professionali prevalenti dei ruoli sociosanitari e amministrativi, cioè operatori e assistenti, si pongono su livelli medi rispettivamente attorno ai 28.100 e ai 29.500 euro.

Le differenze

Si tratta delle medie, però. Per ogni gruppo professionale, l’analisi propone lo scarto assoluto tra il livello retributivo più basso e quello più alto. La differenza è di meno di 5.000 euro per le professioni sanitarie e amministrative e meno di 4.000 euro per le professioni sociosanitarie.

Per Aran, così, si evidenzia un primo elemento di rilievo: «Nel settore Sanità - si legge - una volta che si circoscrivono le professioni, l’effetto di un Ccnl caratterizzato da una spiccata regolazione centrale, consente alle singole amministrazioni un margine di differenziazione nelle politiche retributive non particolarmente elevato».

Da dove arrivano le differenze

Ogni retribuzione media è composta da una parte fissa e una variabile. Quest’ultima, è pari a circa 6.500 euro nelle professioni sanitarie, poco sopra i 4.700 euro nel sociosanitario e circa 3.200 euro nelle professioni amministrative.

Per tutti e tre i casi, le differenze sono dovute a «scelte retributive sulla parte variabile». In particolare, al 69%, al 76% e al 61%. Per le professioni sanitarie, a spiegare i gap è quasi interamente la parte incentivante, cioè i compensi di produttività.

Poche differenze territoriali

Infine, l’analisi si concentra sui divari territoriali, spiegando che «non emergono differenziali riconducibili alla geografia regionale, ma piuttosto modelli di contiguità territoriale. In effetti le aziende sanitarie locali e ospedaliere, contigue dal punto di vista territoriale, tendono ad allinearsi nei livelli retributivi di fatto riconosciuti ai medesimi ruoli».

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Valori elevati si registrano tra le province lombarde e venete, mentre valori più contenuti emergono nella zona padana, spesso ampliata verso le Marche. Le Regioni a statuto speciale si differenziano tra loro: da un lato, la Sardegna presenta retribuzioni medie più basse; dall’altra, la Sicilia e le province autonome di Trento e Bolzano con valori decisamente elevati.

Le scelte di politica retributiva

Ogni provincia, inoltre, può essere distinta in base alle scelte di politica retributiva che le Aziende sanitarie locali e ospedaliere hanno attuato rispetto al profilo sanitario e a quello amministrativo. «Va ricordato che mediamente i professionisti della salute del ruolo sanitario (per lo più, professioni infermieristiche) sono pagati circa il 22% in più degli Assistenti del ruolo amministrativo».

Le gradazioni centrali sono quelle in cui vi è una maggiore uniformità nel trattamento dei due ruoli. Ovvero, sono province in cui gli enti remunerano il profilo sanitario mediamente tra il 21% e il 24% in più del ruolo amministrativo, in linea con lo scostamento medio nazionale. Sono, ad esempio, alcune province della Lombardia Occidentale e dell’alta Emilia-Romagna (Piacenza e Parma).

Le gradazioni estreme denotano, invece, le province che si caratterizzano per aziende sanitarie che differenziano maggiormente in base al profilo. Cioè province in cui gli enti utilizzano gli istituti retributivi o per allontanare maggiormente la remunerazione dei due profili, pagando una retribuzione mediamente più alta ai sanitari (oltre il 24%), o per chiudere la differenza tra i due ruoli, remunerando mediamente di più il ruolo amministrativo (sotto il 21%).

Tra le province in cui le aziende hanno scelto mediamente di riconoscere una retribuzione più alta per le professioni sanitarie rientrano, ad esempio, alcune province lombarde (Bergamo, Brescia, Mantova), dell’Italia centro occidentale (Roma, Frosinone, Caserta, Benevento) e delle Isole.

Al contrario, le province in cui le aziende sanitarie hanno privilegiato una retribuzione più alta per le professioni amministrative si trovano in Veneto, Trentino, Piemonte, Valle d’Aosta e Toscana.

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