Sanità, gli stipendi nelle Asl: ecco le retribuzioni medie e le differenze territoriali
Le retribuzioni variano principalmente per parte variabile, quasi tutta legata a incentivi produttivi
di Lorenzo Pace
3' di lettura
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Dalle retribuzioni all’interno delle Aziende sanitarie locali, che arrivano fino ai 36mila euro per le professioni sanitarie, alle differenze salariali tra le Regioni d’Italia, che grazie ai contratti collettivi non sono elevate. Una tematica, quest’ultima, che incrocia la questione del «federalismo differenziato che trova proprio in ambito sanitario uno dei terreni ove più sentita è l’esigenza di una maggiore autonomia gestionale».
È ciò che emerge dal rapporto semestrale di Aran, cioè l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti. Che si concentra, in particolare, sulla Sanità.
Il campione
La premessa riguarda il numero di Contratti collettivi nazionali del Lavoro (Ccnl) applicati al personale non dirigenziale della Sanità. Sono 542mila, impiegati tra i ruoli - sanitari, sociosanitari, amministrativi e tecnici - delle Aziende sanitarie locali (485mila persone), i Policlinici universitari (43mila) e gli altri enti (13mila).
I più pagati
La retribuzione media più alta è associata alle professioni sanitarie, quindi funzionari e professionisti della salute, con un livello poco sotto i 36.000 euro, mentre i gruppi professionali prevalenti dei ruoli sociosanitari e amministrativi, cioè operatori e assistenti, si pongono su livelli medi rispettivamente attorno ai 28.100 e ai 29.500 euro.
Le differenze
Si tratta delle medie, però. Per ogni gruppo professionale, l’analisi propone lo scarto assoluto tra il livello retributivo più basso e quello più alto. La differenza è di meno di 5.000 euro per le professioni sanitarie e amministrative e meno di 4.000 euro per le professioni sociosanitarie.








