Sandro Osnaghi, un visionario che fece il successo della Olivetti
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Nei giorni scorsi si è tenuta a Ivrea una conferenza su “Gli anni straordinari dell’informatica Olivetti”, in omaggio a Sandro Osnaghi (1941-2025), recentemente scomparso.
È stata l’occasione per ripercorrere la storia di un decennio poco conosciuto della storia dell’Olivetti. Se infatti è spesso celebrata la Programma 101 come il primo desktop computer prodotto tra il 1965 e il 1971, è molto meno nota la storia di eccellenza di Olivetti del decennio iniziato alla metà degli anni 70 durante il quale Olivetti fu uno dei maggiori produttori di computer al mondo.
Prima ancora dei risultati commerciali, quel periodo ha visto sviluppi, soprattutto nel software, di assoluto rilievo. Qui ripercorriamo i tratti salienti di una storia di eccellenza purtroppo sottovalutata, se non addirittura dimenticata.
Dopo il grande successo della P101 (nota per essere stata impiegata anche dalla NASA) e del TC800, un terminale intelligente diffusissimo in ambito bancario e postale, Olivetti aveva avviato lo sviluppo di una nuova linea di macchine e del relativo sistema operativo. Erano anni in cui ogni costruttore sviluppava integralmente il proprio hardware, il proprio sistema operativo e, in larga misura anche molte delle periferiche. Il linguaggio di implementazione del software di base era l’assembler, con conseguenti grandi difficoltà di sviluppo e di manutenzione.
Olivetti decise di usare uno dei primi microprocessori a 16 bit, lo Zilog Z8001 per sviluppare una nuova linea di macchine che, senza dimenticare la forte presenza nel settore bancario, si proponesse anche per un insieme più ampio di applicazioni, soprattutto real-time.








