Eccellenze tecnologiche

Sandro Osnaghi, un visionario che fece il successo della Olivetti

di Gianluigi Castelli

Sandro Osnaghi

3' di lettura

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Nei giorni scorsi si è tenuta a Ivrea una conferenza su “Gli anni straordinari dell’informatica Olivetti”, in omaggio a Sandro Osnaghi (1941-2025), recentemente scomparso.

È stata l’occasione per ripercorrere la storia di un decennio poco conosciuto della storia dell’Olivetti. Se infatti è spesso celebrata la Programma 101 come il primo desktop computer prodotto tra il 1965 e il 1971, è molto meno nota la storia di eccellenza di Olivetti del decennio iniziato alla metà degli anni 70 durante il quale Olivetti fu uno dei maggiori produttori di computer al mondo.

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Prima ancora dei risultati commerciali, quel periodo ha visto sviluppi, soprattutto nel software, di assoluto rilievo. Qui ripercorriamo i tratti salienti di una storia di eccellenza purtroppo sottovalutata, se non addirittura dimenticata.

Dopo il grande successo della P101 (nota per essere stata impiegata anche dalla NASA) e del TC800, un terminale intelligente diffusissimo in ambito bancario e postale, Olivetti aveva avviato lo sviluppo di una nuova linea di macchine e del relativo sistema operativo. Erano anni in cui ogni costruttore sviluppava integralmente il proprio hardware, il proprio sistema operativo e, in larga misura anche molte delle periferiche. Il linguaggio di implementazione del software di base era l’assembler, con conseguenti grandi difficoltà di sviluppo e di manutenzione.

Olivetti decise di usare uno dei primi microprocessori a 16 bit, lo Zilog Z8001 per sviluppare una nuova linea di macchine che, senza dimenticare la forte presenza nel settore bancario, si proponesse anche per un insieme più ampio di applicazioni, soprattutto real-time.

Il sistema operativo, MOS – Multifuntional Operating System fu sviluppato interamente in casa, nelle sedi Olivetti di Ivrea e Cupertino, usando un Pascal esteso con funzionalità per la programmazione concorrente.

Il MOS, il cui sviluppo era costato più di 850 anni uomo, poteva di gestire diversi ambienti applicativi concorrenti e numerosi posti di lavoro, ed era inoltre scalabile su macchine di potenza crescente.

Si trattava di un sistema operativo in tempo reale, capace di supportare sviluppo software, elaborazione dati, applicazioni scientifiche, tecniche, bancarie, controllo di processo, in ambiente distribuito.

Grazie a queste caratteristiche assolutamente innovative per l’epoca, sul MOS si basarono applicazioni rilevanti, le cui storie, sconosciute al grande pubblico dell’epoca come di oggi, non hanno mai ricevuto il riconoscimento che meritavano.

Una è emblematica dello spirito che animava il gruppo di progettisti guidati da Sandro Osnaghi: nel 1979, il governo giapponese decise che fossero impiegati solo computer in grado di gestire le migliaia di ideogrammi KANJI. Per non rischiare l’uscita dal mercato giapponese Olivetti avviò un complesso progetto poiché tecnicamente si rendeva necessario gestire l’intero insieme di periferiche in modo integrato per risolvere la gestione degli ideogrammi da tastiera, a video, in stampa. Solo grazie all’architettura del MOS fu possibile soddisfare tempestivamente i requisiti del Governo giapponese.

I casi della banca israeliana Leumi Bank e di quella olandese ABN furono altri enormi progetti di successo, dove la concorrenza fu battuta grazie alle superiori caratteristiche tecniche del MOS.

Anche la software factory impiegata per lo sviluppo del sofware era all’avanguardia: basata sui sistemi Unix sviluppati dall’università di Berkeley e macchine Digital (PDP-11 e Vax) consentiva lo sviluppo di software in modo interattivo, abbandonando le schede ancora prevalenti all’epoca.

Un’intera famiglia di compilatori per i principali linguaggi allora in uso venne sviluppata, comprendendo Pascal, C, FORTRAN, COBOL, Basic, Smalltalk.

La collaborazione con le più prestigiose università americane della West Coast aveva portato a creare, nel cuore della Silicon Valley, l’Olivetti Advanced Technology Center, dove, già dai primi anni 80 era stato costituito un gruppo di ricercatori di intelligenza artificiale.

L’avvento delle versioni commerciali di Unix, la standardizzazione dei minisistemi basati su microprocessori commerciali a 32 bit, la disponibilità di data base relazionali, Oracle in primis, accelerarono la progressiva scomparsa dei sistemi proprietari facendo diventare l’hardware e il sistema operativo una commodity la cui scelta era determinata da pure considerazioni di prezzo, perdendo così la leva della fidelizzazione dei clienti.

Storie interessanti, sconosciute e dimenticate, di un’eccellenza tecnica dovuta a un manipolo di giovani progettisti, guidati da un capo visionario.

SDA Bocconi School of Management

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