Cartolarizzazioni sociali

Salvare la casa pignorata è possibile, 15 casi già risolti

Il vantaggio è per la parte creditrice e per quella debitrice che potrà rientrare in possesso dell’immobile

di Stefano Elli

Tribunale fallimentare ordinario di Roma, settore civile, sezione fallimentare (Imagoeconomica)

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Esperimento riuscito. Osservabile e, soprattutto, replicabile. A determinate condizioni le procedure esecutive immobiliari classiche possono essere superate da operazioni di mercato, da ammortizzatori sociali a rendimento, che in ultima istanza si rivelano assai più soddisfacenti (per il creditore) delle classiche aste fallimentari e che, particolare non secondario, possono consentire al debitore, proprietario dell’immobile conteso o escusso, di continuare ad abitarlo, pagando un canone d’affitto alla Special purpose vehicle incaricata di incassare il credito incagliato. Sino alla tappa finale auspicata: il riacquisto dell’immobile da parte di chi è stato estromesso dalla proprietà.

Un processo lungo e complesso

I primi 15 casi sono stati portati a termine con reciproca soddisfazione e con il recupero del 52% del valore dovuto dagli ex proprietari escussi e la remissione del restante debito (il 48% del totale) residuo. Arrivarci non è stato semplice. Ci è voluto un processo lungo e complesso idiziato nel 2019, attraverso una modifica della legge 130/99 sollecitato dalle Acli, da 130 srl, da Guber Banca, istituto specializzato nella gestione di Npl e Utp (non Performing loans e Unlikely to pay), dall’associazione Favor Debitoris di Giovanni Pastore e da tecnici: avvocati esperti nelle cartolarizzazioni e nella fiscalità finanziaria come la società Eagles and Wise.

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Coinvolta anche l’Università Cattolica

Coinvolta anche l’Università Cattolica di Milano, e in particolare la sua ex prorettrice (ora giudice costituzionale) Antonella Sciarrone Alibrandi che ha lavorato per sviluppare la ricerca ed il modello il cui buon esito si deve a una lunga opera di mediazione da parte di diverse associazioni, istituzioni e partner industriali che si sono applicati nella ricerca e nella sperimentazione.

Il nodo del mercato delle insolvenze

L’obiettivo era quello di sciogliere il nodo del mercato delle insolvenze e delle sue garanzie, salvaguardando la funzione sociale primaria del bene casa, soprattutto in una fase drammatica come quella del Covid-19. «Quello che oggi si consuma è di fatto una tragedia in tre atti. Primo atto: si perde il lavoro e non si è più in grado di rimborsare le rate del mutuo. Secondo atto: si perde la casa, con le gravissime conseguenze psicologiche connesse. Terzo atto: nella maggior parte dei casi si perde pure la famiglia e quel che ne segue - spiegava nel 2022 Francesco Guarneri, consigliere delegato di Guber Banca.

Una rete di sicurezza

E Guarneri proseguiva - Perché dunque non istituire una rete di sicurezza a protezione di quei nuclei familiari più esposti alla crisi e ai tempi sempre più rapidi delle esecuzioni immobiliari? Il tutto, beninteso, rispettando le esigenze di mercato delle società che gestiscono quei fondi». In estrema sintesi si tratta di una normale operazione di mercato non difforme da quelle che caratterizzano le altre operazioni di securitization. Di fatto – spiega Giovanni Pastore – dopo la messa in vendita da parte dell’originator (la banca che ha erogato il mutuo) l’acquirente (lo Spv) che ha acquisito i pacchetti di credito a prezzi vili può realizzare un profitto in sede di asta che si stima in media essere del il 35% del valore del credito acquisito.

Operatività collaudata

Ebbene con l’operatività che abbiamo collaudato lo Spv è riuscito a guadagnare recuperare il una percentuale del 52, una cifra parecchio superiore a quella recuperabile con l’esecuzione immobiliare offrendo l’opportunità all’ex proprietario di ripagarlo con un canone commisurato» . E questo nonostante l’opposizione del sistema bancario timoroso di un utilizzo potenzialmente “strumentale” di questo escamotage. In effetti il sistema creditizio ha espresso più di una perplessità sull’idea, sostenendo che la sua applicazione sistematica potrebbe favorire l’accesso al credito di soggetti che, perfettamente consapevoli di non essere in grado di pagare il proprio debito, una volta pignorato l’immobile, riuscirebbero a rientrarvi dalla finestra. «Un’eventualità peregrina – afferma Biagio Riccio, legale che da sempre segue questi problemi – anche in considerazione delle numerose, oggettive e pressoché insormontabili difficoltà cui vanno incontro i “cattivi pagatori” nel nostro Paese. Se vedo un problema è semmai nell’effettiva capacità da parte di investitori istituzionali e nelle società specializzate nella gestione dei crediti difficili problematici a immettere denari nel fondo» . «Certamente - aggiunge Pastore- ci sono e nelle difficoltà tecniche nel seguire con continuità singoli casi che rischiano di sfuggire al controllo delle organizzazioni, ma la nostra esperienza documentata ha dimostrato che si può fare».

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