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«La salute delle donne è il paradigma dello stato di salute dell’intera popolazione»: con questa dichiarazione la dottoressa Margaret Chan assumeva nel 2006 l’incarico di direttrice generale dell’Oms, lanciando al mondo una sfida per le politiche sanitarie e sociali. Puntando il faro sulla salute delle donne quale vero e proprio indice per misurare il livello di civiltà, democrazia e sviluppo di un Paese, Chan sosteneva lo stato di salute e soddisfazione femminili sono veri e propri indicatori del benessere di una società nel suo complesso.
Nel mondo le donne sono ancora le più povere, le meno istruite, quelle con minor reddito e con minori diritti civili. E nella disuguaglianza tra uomini e donne si rispecchiano ancora oggi molte altre disuguaglianze, discriminazioni e oppressioni. Perciò occorre soffermarsi a valutare il livello di salute e la speranza di vita delle donne nella nostra società, e soprattutto osservare se e come la cura di sé e la prevenzione interferiscono con tutti gli altri carichi di cura attribuiti al ruolo materno.
La recente indagine “Aspetti della Vita Quotidiana” dell’Istat rileva la soddisfazione per le condizioni di vita dei cittadini attraverso una pluralità di indicatori. Nel 2023 gli uomini si sono dichiarati più soddisfatti per le personali condizioni di vita rispetto alle donne (48,7% contro il 44,8%), così come per il proprio tempo libero (70,2% contro 66,2%).
Se incrociamo questo dato con il fatto che la soddisfazione è più bassa nella fascia in cui la popolazione è più attiva nel mercato del lavoro (25-59 anni), non è difficile individuare come meno soddisfatta quella parte di popolazione femminile che se ha figli, li ha di un’età che necessita della loro presenza attiva. La differenza di genere nel livello di felicità percepita può essere dunque anche imputabile alle difformità di genere nelle entità dei carichi di lavoro domestico ed extradomestico e del lavoro di cura.
Esiste un luogo comune che vorrebbe le donne più longeve degli uomini, ed è in effetti confermato dai dati, ma quali sono le condizioni di salute in questa aspettativa di vita? Dal rapporto Bes Istat 2023, emerge che si è assottigliato il divario di genere (-4,1 anni) nella vita attesa alla nascita che vede comunque svantaggiati gli uomini (era quasi -6 anni agli inizi del 2000).