Fiere e geopolitica

Salone del Mobile, la guerra in Iran non ferma espositori e visitatori

Porro: «Biglietteria in linea con il 2025. Contatti costanti con Farnesina e ambasciate a supporto degli operatori». Timori di un calo di visitatori da Medio Oriente e Asia. Al momento poche disdette

di Giovanna Mancini

Lo stand Kartell al Salone del Mobile 2025 Andrea Mariani - Salone del Mobile.Milano

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Qualche azienda teme il rischio di un Salone del Mobile (21-26 aprile) «sotto tono», a causa della crisi in Medio Oriente, che potrebbe impedire l’arrivo a Milano degli operatori provenienti dall’area coinvolta nel conflitto - in particolare gli Emirati Arabi Uniti - o che dovrebbero transitare per il Golfo per raggiungere l’Italia.

Al momento, però, i numeri ufficiali sembrano rassicuranti: «Le vendite della biglietteria sono in linea con quelle dello scorso anno a un mese dall’evento - spiega la presidente Maria Porro -. Quindi, al momento, non abbiamo segnali di disdette significative da parte dei visitatori, anche se è probabile che, se la situazione non dovesse migliorare, ci sarà un calo di presenze dai Paesi più coinvolti».

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Le attese per il Salone

Ma i visitatori dagli Emirati rappresentano appena l’1,3% delle presenze totali, fanno sapere dal Salone, che potrebbero essere compensati dai visitatori di altri Paesi, in particolare dal Sud America o dagli Stati Uniti, che in questo momento hanno numeri molto buoni.

Anche i buyer dall’India e dall’Estremo Oriente - mercati importantissimi per l’arredo-design italiano - dovrebbero riuscire ad arrivare: «Molti stanno cercando soluzioni alternative per arrivare - aggiunge Porro -: anche le compagnie aeree stanno riorganizzando le tratte, ad esempio dall’India. Volare sarà più costoso, e quindi alcuni clienti potrebbero ridurre il numero il persone che mandano, ma c’è voglia di essere al Salone». Gli stessi organizzatori sono in costante contatto con la Farnesina e le ambasciate, per risolvere le problematiche, ma anche per gestire eventuali rinunce da parte dei buyer invitati attraverso il programma di incoming di Ice e riorganizzare gli inviti su altri player, dato che, come ogni anno, le richieste di partecipazione al programma superano i posti disponibili». Sul fronte degli espositori, invece, solo un’azienda libanese ha annullato la partecipazione.

La conferma di questa situazione di attesa arriva anche dagli albergatori: «A oggi non registriamo cancellazioni significative - dice Maurizio Naro, presidente di Federalberghi Milano -. Se la crisi dovesse prolungarsi, alcune disdette saranno inevitabili, ma arriveranno all’ultimo momento».

La voce delle aziende

Non diversa è la testimonianza delle aziende che esporranno al Salone o che presenteranno le collezioni all’interno dei propri negozi, in città. «Al momento non abbiamo riscontro di disdette da parte dei clienti provenienti dall’area del Golfo, che sono per lo più in attesa di ulteriori sviluppi e stanno monitorando attentamente l’evolversi della situazione - dice Fabiana Scavolini, amministratrice delegata di Scavolini -. Nonostante l’attuale incertezza legata ai collegamenti aerei, restiamo fiduciosi nella possibilità che riescano a partecipare al Salone». Non rileva disdette ufficiali da parte dei buyer internazionali nemmeno Davide Malberti, ceo di Rimadesio: «Si registra piuttosto un atteggiamento di maggiore attenzione, con alcune richieste di aggiornamento e chiarimento, in particolare da parte di operatori provenienti dall’area del Golfo e da alcuni mercati asiatici. Tuttavia, allo stato attuale, il quadro complessivo rimane stabile», precisa. Anche Beniamino Garofalo, amministratore delegato di Unopiù, non ha evidenza di disdette, «ma ci aspettiamo una minor affluenza da clienti e architetti dall’area Golfo», ammette.

Per Jamila Abdallah, responsabile del mercato Middle East di Listone Giordano, «Prevale una situazione di attesa, ma mentre i dealer hanno tutti confermato la loro presenza, per ora, i designer sono divisi tra chi cercherà in ogni modo di arrivare a Milano e chi, invece, ha già deciso di rimandare la visita al prossimo anno. Il problema è comunque circoscritto agli operatori degli Emirati, che hanno soprattutto paura di non riuscire a rientrare». Conferma Massimiliano Messina, president di Flou: «Tanti clienti dell’area del Golfo hanno disdetto, per paura di non riuscire a rientrare. Ci stiamo attivando per capire come possiamo aiutarli negli spostamenti. Il problema non riguarda per ora altre geografie, anzi: abbiamo segnali di ripresa dalla Cina e crediamo che, in vista dell’accordo con il Mercosur, ci sia un crescete interesse da parte del Sud America. Quindi non penso proprio che sarà un salone sotto tono, anche se, certamente, mancheranno purtroppo molti operatori».

Export crisi in medio Oriente

I timori delle imprese riguardano però gli effetti della guerra in senso più ampio: dopo la chiusura quasi totale del mercato russo, il rallentamento di quello cinese e le incertezze su quello statunitense causa dazi, il Medio Oriente ha rappresentato negli ultimi anni la crescita più dinamica e ha attratto i maggiori investimenti. La crisi in corso mette a rischio un mercato che, tra gennaio e novembre 2025, ha generato esportazioni di arredo per un controvalore di 1,8 miliardi di euro (dati FederlegnoArredo), di cui quasi 432 milioni sono negli Emirati e 205 in Arabia Saudita (qui, a Riyadh, il prossimo novembre è in programma uno spin-off del salone, la cui “edizione zero” si è tenuta con grande successo lo scorso autunno).

«La preoccupazione è forte - ammette Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo - ma al momento non registriamo segnali evidenti di rallentamento. C’è semmai un rallentamento nelle trattative di alcuni progetti in corso nell’area, ma non la cancellazione». Ovviamente, tutto dipenderà dalla durata di questa guerra dato che, in prospettiva, «l’area del Golfo è per noi una delle più promettenti». Un prolungarsi della guerra porterebbe infatti, «nel medio-lungo termine, a un’impennata dei costi di trasporto, oltre alle difficoltà logistiche per assicurare i rifornimenti nei magazzini, per compensare l’allungamento dei tempi di consegna», aggiunge Feltrin.

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