Gli espositori dall'estero

Salone del Mobile, perché le imprese globali vengono a Milano

Presenze internazionali, ampi spazi e possibilità di incontrare i designer, i motivi che spingono le imprese globali nel capoluogo lombardo

di Lello Naso

3' di lettura

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Minimo comune denominatore: una o più fiere regionali e il Salone del Mobile di Milano. Da questo schema non sfuggono le 643 aziende estere, il 33% del totale, che partecipano all’edizione 62 del Salone.

L'americana House of Rohl: qui le migliori sinergie tra i nostri quattro marchi

«Siamo arrivati al Salone dieci anni fa con Victoria, il nostro primo brand», dice James Stickley, responsabile del mercato Europa di House of Rohl, gruppo americano con quattro marchi dell’arredo bagno. «Oggi siamo al Salone con i nostri brand al completo. È un’occasione unica per mettere tutto assieme e attivare sinergie tra i diversi prodotti. A Milano troviamo i grandi clienti da tutto il mondo, i distributori e i nostri venditori».

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L’afflusso allo stand nei primi giorni è stato continuo. «Anche se notiamo una certa rigidità del mercato, soprattutto per le tensioni in Medio Oriente e Ucraina, abbiamo ricevuto di media più di cento clienti business. Sono stati giorni senza sosta. Neanche per il pranzo. Non abbiamo neppure avuto il tempo di dare un’occhiata a quello che fa la concorrenza, un altro dei motivi per cui venire a Milano è diventato necessario. Qui ci sono le aziende leader».

Stickley è un veterano del Salone e di Milano. «Non mi piace che al Salone continuano a intrufolarsi i rappresentanti delle aziende della logistica che vengono a vendere e ci fanno perdere tempo. Ma per il resto, i servizi sono efficienti. Non nascondo che la sera riusciamo anche a fare un giro in città. E quest’anno», ammicca, «siamo riusciti persino a trovare i taxi per muoverci».

La tedesca Eggersmann: il posto migliore per cercare i distributori nei diversi mercati

Anke Eigenbrod è la responsabile marketing di Eggersmann, azienda tedesca della Westfalia con 115 dipendenti che produce cucine di fascia alta. «Crediamo di avere un buon prodotto», dice Eigenbrod, «ma siamo ancora poco conosciuti. Cerchiamo la visibilità che ci faccia trovare un distributore per l’Italia e per altri mercati che riteniamo importanti. Il Salone è il posto ideale».

Eigenbrod è molto soddisfatta dell’andamento del Salone. «Abbiamo chiuso parecchi contratti e aperto nuovi canali sui mercati internazionali». Se proprio deve dire qualcosa che non funziona, la manager tedesca sottolinea «che l’organizzazione dello stand prima del Salone potrebbe essere meno complicata. E i prezzi degli alberghi sono arrivati alle stelle».

Il rapporto con i designer è uno dei motivi principali per cui THG Paris, azienda francese leader nella rubinetteria, partecipa al Salone. «A Milano», dice Eric Boulin, responabile dei mercati esteri di THG, «si possono incontrare con facilità tutti i designer del mondo, anche in maniera informale. Qua lanciamo le nuove collezioni e siamo sicuri che le vedono tutti». Sulle vendite, la strategia di THG è molto ben definita: «A Milano il mercato globale, a Londra, Dubai, Francoforte e New York i mercati regionali».

Quattromila visite in tre giorni è il bilancio provvisorio di Vondom, azienda spagnola specializzata nell’outdoor. «Stiamo chiudendo molti contratti. A Milano», dice Dahiana Murillo, manager dell’area marketing, «abbiamo la possibilità di avere uno stand di grandi dimensioni che valorizza la nostra offerta. Alle Fiere di Valencia e Parigi non riusciamo a portare tutti i prodotti». Decisivo anche il posizionamento. «Quest’anno», dice Murillo, «la collocazione in uno dei padiglioni del design ci ha portato molti clienti e buyer di alta gamma».

La giapponese Karimoku: tra Salone e Fuori Salone, un ventaglio di opportunità

Il gruppo giapponese Karimoku, duemila dipendenti e 140 milioni di fatturato, ha scelto per il Salone del Mobile una strategia differenziata per i suoi quattro brand. «I prodotti di Karimoku Case», dice Shingo Matsuura, responsabile vendite overseas del gruppo, «li esponiamo qua alla Fiera. Karimoku, Mas e Hybridisation, il progetto con Zaha Hadid, sono in via Tortona. E’ un’opportunità di differenziazione che ti dà solo Milano». Karimoku Case, mobili giapponesi contaminati con lo stile occidentale grazie alle collaborazioni con i designer-star, è cresciuta di anno in anno al Salone. «Siamo arrivati alla Fiera 15 anni fa», dice Matsuura, «e abbiamo saltato l’appuntamento solo per la pandemia. Qua ci siamo fatti conoscere e qua abbiamo trovato distributori e clienti. Anche i servizi della città e il Fuori Salone sono cresciuti».

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