Salvini e Berlusconi: pronti al voto in autunno. Oltre mille sindaci pro-Draghi. Oggi pomeriggio assemblea M5s
I leader di Lega e Fi si sono incontrati a villa Certosa in Sardegna. D’Incà chiede una tregua tra Conte e il premier
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L’aut aut di Conte -che esige «risposte chiare», o il M5s non potrà più «condividere una responsabilità diretta di governo»- avvicina sempre più la possibilità delle dimissioni irrevocabili di Draghi e delle elezioni anticipate. Anche perché anche Lega e Forza Italia sembrano spingere per il voto. Intanto è stata sospesa e rinviata a lunedì pomeriggio l’assemblea dei parlamentari del M5s. Resta la divisione tra l’ala degli ortodossi che condivide l’ultimatum di Conte a Draghi (“Risposte sui nostri 9 punti o non assumeremo responsabilità nel governo”) e i governisti che tornano a chiedere una tregua tra il capo del Movimento e il presidente del Consiglio in vista dell’intervento di Draghi mercoledì al Senato.
La stragrande maggioranza dei parlamentari del Movimento 5 Stelle ad ogni modo si sarebbe espressa a favore della linea del presidente Giuseppe Conte, durante l’assemblea congiunta. Solo una quindicina, infatti, riferiscono fonti stellate vicine ai vertici, sono gli eletti intervenuti a favore di un voto della fiducia a tutti i costi, su oltre 60 interventi.
D’Incà a assemblea M5s, serve tregua fra Conte e Draghi
Nel suo intervento, a quanto si apprende, il ministro Federico D’Incà (ala governista) ha chiesto una tregua per non mettere in difficoltà l’esecuzione delle riforme collegate al Pnrr e i progetti collegati, per il bene del Paese. D’Incà ha fatto inoltre riferimento alle difficoltà che ci sarebbero nel campo progressista in caso di voto anticipato.
Berlusconi-Salvini: pronti al voto, M5s inaffidabili
Un’ipotesi quest’ultima adombrata come reale da Salvini e Berlusconi che si sono incontrati a villa Certosa in Sardegna nella residenza estiva del leader di Fi. «Le nuove dichiarazioni di Giuseppe Conte - contraddistinte da ultimatum e minacce - confermano la rottura di quel “patto di fiducia” richiamato giovedì dal Presidente Mario Draghi e alla base delle sue dimissioni» si legge in una nota congiunta di Berlusconi e Salvini al termine del colloquio. I leader di FI e Lega «con il consueto senso di responsabilità, hanno dunque concordato di attendere l’evoluzione della situazione politica, pronti comunque a sottoporsi anche a brevissima scadenza al giudizio dei cittadini». E confermano «che sia da escludere la possibilità di governare ulteriormente con i 5 stelle per la loro incompetenza e la loro inaffidabilità»
Sindaci a sostegno Draghi, superata quota 1.000
Intanto cresce il pressing di sindaci e imprenditori perché Draghi resti premier «whatever it takes» e porti l’Italia al voto solo alla scadenza naturale della primavera 2023. Ha superato quota 1.000 il numero dei sindaci firmatari della lettera aperta per chiedere a Mario Draghi di restare al governo. Lo fa sapere il primo cittadino di Torino, Stefano Lo Russo, tra i coordinatori dell’iniziativa con il sindaco di Firenze Dario Nardella insieme a quelli di Venezia, Milano, Genova, Bari, Bergamo, Pesaro, Asti, Ravenna, Roma. «Noi Sindaci - così nella lettera -, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo. Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità».







