Difatti i mercati obbligazionari stanno già facendo il lavoro sporco della banca centrale, irrigidendo le condizioni finanziarie ben prima di eventuali mosse ufficiali della Bce, e scontano tra i due e i tre rialzi dei tassi nell’Eurozona nei prossimi trimestri per fronteggiare il rimbalzo dell’inflazione innescato dal conflitto in Medio Oriente.
Le curve forward sull’Euribor indicano attualmente un rialzo ulteriore dello 0,50%-0,60% nei prossimi mesi, con il tasso a tre mesi atteso tra il 2,7% e il 2,8% entro fine anno. Uno scenario che rischia di pesare soprattutto sui mutuatari a tasso variabile già esposti all’aumento delle rate.Diverso invece il quadro per chi oggi deve accendere un nuovo mutuo.
«Al momento le banche italiane hanno scelto di non trasferire immediatamente il caro tassi sui nuovi clienti, lanciando invece importanti campagne promozionali a sostegno della domanda - osserva Rossini, ad di MutuiSupermarket.it -.
L’azione sugli spread
Le migliori offerte dei nuovi mutui a tasso variabile sono infatti passate soltanto dal 2,47% al 2,49%, mentre sui fissi si è addirittura registrato un lieve miglioramento delle offerte, dal 3,33% al 3,17%».
Molti istituti di credito in questa fase hanno deciso di ridurre lo spread, ovvero il margine lordo applicato sul prestito che rappresenta una delle due componenti del tasso finale di un mutuo, evitando così un rapido aumento dei costi. Se non lo avessero fatto, i nuovi mutui a tasso fisso di 150mila euro vedrebbero già in media rate più care di circa 30 euro.