Route 66, cento anni di mito: la strada che ha cambiato l’America e l’automobile
Da Chicago alla California, 2.448 miglia diventate un simbolo mondiale. La Route 66 compie cento anni nel 2026: nata quando parte del percorso era ancora sterrato e cancellata ufficialmente dalle mappe federali nel 1985, continua a vivere come icona dell’automobile, del viaggio e della cultura americana
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Route 66, un numero destinato a diventare leggenda. Quando nacque ufficialmente, l’11 novembre 1926, nessuno poteva immaginare che una semplice sigla stradale sarebbe diventata uno dei simboli più riconoscibili del Novecento. La US Highway 66 collegava Chicago alla California, con il capolinea successivamente portato a Santa Monica: circa 2.448 miglia, poco meno di 4.000 km, attraverso otto Stati e tre fusi orari.
Chiedilo al Sole
Persino il numero fu quasi casuale. La nuova arteria avrebbe dovuto chiamarsi US 60, poi si valutò il 62. Il 30 aprile 1926 Cyrus Avery e B.H. Piepmeier proposero invece il 66, ancora disponibile. Una scelta burocratica destinata a trasformarsi in un marchio globale. Anche la strada era molto diversa da quella entrata nell’immaginario collettivo. Il percorso incorporava arterie già esistenti e comprendeva tratti sterrati: bisognerà aspettare il 1938 perché la Route 66 diventi interamente pavimentata.
Dalla Grande Depressione alla “Mother Road”
Negli anni Trenta la Route 66 smette di essere soltanto un’infrastruttura. Diventa una via di fuga verso Ovest per le famiglie travolte dalla Grande Depressione e dal Dust Bowl. John Steinbeck racconta quell’esodo in The Grapes of Wrath, Furore, e nel 1939 consegna alla 66 il soprannome che finirà per identificarla per sempre: “Mother Road”.
Ma la libertà promessa dalla strada non era uguale per tutti. Nell’America della segregazione, gli automobilisti afroamericani dovevano programmare con attenzione soste, rifornimenti e pernottamenti. Dal 1936 il Negro Motorist Green Book indicava hotel, ristoranti e distributori nei quali i viaggiatori neri potevano fermarsi senza affrontare le discriminazioni diffuse in molti dei territori attraversati. È una pagina meno celebrata rispetto a quella dei diner e delle Cadillac, ma indispensabile per comprendere la dimensione sociale della Route 66.
Motel, diner e distributori: nasce l’economia dell’automobile
Dopo la Seconda guerra mondiale arriva l’età dell’oro. Crescono produzione automobilistica, disponibilità di carburante e turismo. La Route 66 diventa così il grande palcoscenico della motorizzazione americana. Lungo il percorso nasce un’economia pensata per chi guarda il mondo attraverso il parabrezza. Motel, diner, drive-in e distributori devono conquistare l’attenzione in pochi istanti. Compaiono insegne gigantesche e architetture stravaganti: dal Wigwam Motel alla Blue Whale di Catoosa e all’U-Drop Inn di Shamrock, fino alle Cadillac conficcate nel terreno del Cadillac Ranch di Amarillo. In Kansas la Route 66 corre per appena 13 miglia, il tratto più breve degli otto Stati attraversati. Ad Adrian, in Texas, il Midpoint Café indica invece simbolicamente la metà del viaggio.











