Il caso elezioni

Romania, TikTok sotto accusa per la manipolazione delle elezioni

La Commissione europea indaga su TikTok per la sua presunta responsabilità nella diffusione di disinformazione durante le elezioni rumene

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore) e Petr Jedlicka (Denik Referendum, Romania)

Calin Georgescu. Inquam Photos/Octav Ganea via REUTERS

3' di lettura

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Bruxelles ha minacciato di aprire un’indagine su TikTok per la presunta incapacità del social media di impedire la diffusione di disinformazione e campagne non autorizzate durante le elezioni rumene della scorsa settimana, violando la Normativa europea sui servizi digitali.

La Commissione europea ha dichiarato mercoledì che l’organo di vigilanza nazionale sui media della Romania ha richiesto un’indagine ufficiale su TikTok da parte dell’autorità di regolamentazione con sede a Bruxelles, dopo che un candidato di estrema destra, Călin Georgescu, che era diventato virale sulla piattaforma cinese, ha inaspettatamente vinto il primo turno del voto presidenziale di domenica. La denuncia rumena sostiene che gli algoritmi di TikTok abbiano “amplificato” i contenuti di Georgescu a scapito di altri candidati.

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Le aziende che violano la Normativa sui servizi digitali rischiano sanzioni fino al 6% del loro fatturato annuo globale. TikTok, di proprietà di ByteDance, nel 2023 aveva un fatturato annuo di 110 miliardi di dollari.

Il trattamento preferenziale di Tik Tok

Il 28 novembre in Romania si è svolta una riunione del Consiglio Supremo di Difesa Nazionale (CSAT), presieduta dal Presidente della Romania, Klaus Iohannis. Durante l’incontro, i rappresentanti delle autorità responsabili della difesa, dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale hanno presentato valutazioni sui possibili rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle azioni di attori cibernetici statali e non statali, che hanno colpito alcune infrastrutture IT&C a supporto del processo elettorale. Il Consiglio Supremo di Difesa Nazionale non ha competenze dirette in merito alla conduzione del processo elettorale, ma qualora emergano elementi che possano compromettere la sicurezza nazionale ha il dovere di riunirsi e analizzare tali questioni.

Secondo i documenti presentati, i membri del Consiglio hanno rilevato l’esistenza di attacchi informatici volti a influenzare l’equità del processo elettorale. È stato inoltre confermato che, nel contesto attuale di sicurezza regionale e, in particolare, nel contesto elettorale, la Romania, insieme ad altri stati situati sul fianco orientale della NATO, è diventata un obiettivo prioritario di azioni ostili da parte di attori statali e non statali. Tra questi, la Federazione Russa si distingue per un crescente interesse nel tentativo di influenzare l’agenda pubblica della società romena e la coesione sociale.

Dall’analisi dei documenti è emerso anche che, violando la normativa elettorale, il candidato alle elezioni presidenziali Georgescu ha beneficiato di un’esposizione massiccia grazie al trattamento preferenziale riservatogli dalla piattaforma TikTok. Quest’ultima non lo ha identificato come candidato politico, né ha richiesto che i video elettorali fossero contrassegnati con il codice identificativo unico assegnato dall’Autorità Elettorale Permanente al momento della nomina dell’agente finanziario coordinatore, obbligo previsto dalla normativa elettorale.

Di conseguenza, la visibilità di Georgescu è aumentata significativamente rispetto agli avversari, riconosciuti dagli algoritmi di TikTok come partecipanti alle elezioni presidenziali. Il contenuto promosso da questi ultimi è stato quindi massicciamente filtrato, riducendo esponenzialmente la loro visibilità tra gli utenti della piattaforma.

Questo trattamento preferenziale è stato aggravato dal mancato rispetto da parte di TikTok delle regole date dell’Ufficio Elettorale Centrale (BEC) prima dell’inizio ufficiale della campagna elettorale (27 settembre 2024) per garantire trasparenza ed equità. Una delle principali decisioni riguardava l’obbligo per i candidati e i loro sostenitori di contrassegnare chiaramente tutto il materiale elettorale. Per farlo, ogni candidato doveva ottenere un codice identificativo unico, assegnato dalla BEC, da applicare a ogni contenuto elettorale pubblicato online. Inoltre, le piattaforme come TikTok erano tenute a identificare i candidati come attori politici e a trattare i loro contenuti in conformità con le leggi elettorali rumene. Ciò includeva il monitoraggio e l’applicazione delle restrizioni sulla sponsorizzazione e la promozione dei contenuti per evitare vantaggi sleali tra i partecipanti alle elezioni.

Il CSAT ha quindi stabilito che TikTok non ha rispettato le norme legali che regolano il processo elettorale, influendo sul risultato finale delle elezioni. Alla luce di queste violazioni, e considerando l’impatto significativo che gli algoritmi della piattaforma hanno avuto sulla visibilità dei candidati, il Tribunale Costituzionale della Romania ha deciso di invalidare il primo turno delle elezioni presidenziali, originariamente tenutosi il 24 novembre 2024. La decisione è stata presa in seguito a un ricorso presentato dal BEC.

L’invalidazione del voto ha comportato la necessità di ripetere il primo turno, con misure più stringenti per garantire la trasparenza e il rispetto delle regole elettorali. Inoltre, le autorità rumene hanno richiesto a TikTok di implementare immediatamente le normative previste dalla BEC. Attualmente, le autorità rumene non hanno ancora stabilito una nuova data per le elezioni.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato scritto da Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore, Italia) con il contributo di Petr Jedlicka (Denik Referendum, Romania)

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