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Euro digitale, a che punto stiamo?
Dopo il via libera della commissione per gli affari economici e monetari ecco la tabella di marcia per una prima sperimentazione nel 2027
Ascoltalo oradi Paola Pierotti
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Se saranno messi a terra gli interventi di rigenerazione e di trasformazione che la Capitale oggi richiede per tornare ad essere un polo di attrazione al pari delle altre grandi città del mondo, si potrebbe dare vita a circa 39 miliardi di euro di ricadute sociali stimate entro il 2030 mentre, dei 144 miliardi di euro di ricadute stimate entro il 2050, 104 miliardi potrebbero essere generati dagli interventi di trasformazione e 40 dagli interventi di rigenerazione.
È quanto emerge. a Roma, dal primo report – illustrato da Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – di Roma REgeneration, la fondazione fondata la scorsa estate da DeA Capital Real Estate (Gruppo De Agostini), Fabrica Immobiliare (Gruppo Caltagirone) e Investire (Gruppo Banca Finnat), a cui si sono recentemente aggiunti Fondazione Roma e FS Sistemi Urbani (Gruppo Ferrovie dello Stato), e presieduta da Gianluca Lucignano. Un appello che muove dal privato, per dialogare con il pubblico, per fare e fare insieme, guardando indietro e per mettere a fuoco il futuro. Per riprogettare l’eternità, tenendo presente la variabile del tempo, che venga condivisa come certezza dai player della trasformazione urbana. La deadline è quella del 2050, ma con tappe misurabili al 2030 e 2040. Con il Giubileo alle porte e con il 2026 che segnerà il termine per il Pnrr. E con le decisioni in corso sui poteri per Roma Capitale.
«Lo sviluppo del territorio – ha commentato il ministro dell’economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti – dipende dal capitale finanziario, ma anche dal capitale civico, quindi dall’apporto del terzo settore, delle imprese e dei cittadini che si impegnano per il progresso culturale e sociale».
Roberto Gualtieri, sindaco di Roma Capitale, è intervenuto nel dibattito sottolineando che «la rigenerazione è una necessità e un’opportunità. Roma è anche la città delle incompiute – ha ribadito – ma non è vero che non si può trasformare, che non si possono rimettere in moto i grandi progetti». Gualtieri cita Santa Maria della Pietà e il Museo della Scienza e poi ricorda il nuovo bando partito per la rigenerazione dell’area dell’ex Fiera di Roma (per un masterplan di un’area da 7,6 ettari il primo premio per l’idea migliore sarà di 40mila euro), e poi si sofferma sulle nuove destinazioni d’uso «a Roma stanno arrivando satelliti e data center: questo concentrato di sapere può essere la leva per uno sviluppo di qualità». Gualtieri dichiara: «Vogliamo mettere mano al nostro patrimonio inutilizzato, anche con meccanismi di finanza di progetto, e accanto alla rigenerazione promossa dal pubblico ci sarà quella dei privati». Il sindaco entra nel merito delle cose e dice «la variante urbanistica si fa senza il doppio passaggio; stiamo lavorando sul tema del cambio di destinazione d’uso per le operazione ferme a causa di oneri o di funzioni obsolete, e più in generale stiamo facendo un lavoro certosino, granulare per superare gli ostacoli».
La Fondazione avvia i lavori facendo tesoro di una ricerca realizzata proprio da Scenari Immobiliari e illustrata da direttore generale e dal presidente Mario Breglia. A Roma i processi di rigenerazione urbana potranno interessare 11 kmq di superficie territoriale da oggi al 2050, recuperando a usi più attuali oltre 4 milioni di metri quadrati di immobili. Il valore aggiunto che la rigenerazione urbana porterà al mercato immobiliare (e quindi al valore della città) è quantificabile in 22 miliardi di euro e in ulteriori 40 di impatto sociale ed economico per i cittadini.
A questi volumi si potrà aggiungere, sulla base della piena attuazione delle previsioni urbanistiche vigenti, la trasformazione di 96 kmq di territorio, con lo sviluppo di 15 milioni di mq di nuove superfici, 58 miliardi di euro di valore immobiliare e 104 miliardi di euro di valore per i cittadini.
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