I COSTI DEI RIFORNIMENTI A CONFRONTO
*Costi della ricarica effettuate con la app sullo smartphone
Qualche altolà
Primo segnale: abbiamo consumato parecchio di più del dovuto, e soprattutto di quanto avevamo programmato. Secondo segnale: la colonnina di ricarica non è proprio davanti all'uscita dell'autostrada. Bisogna cercarla. La app dell'Enel sul nostro telefonino funziona molto bene, ma per raggiungere il punto di rifornimento ci vuole comunque qualche minuto, se va bene. Sarà così anche per le soste successive.
Già, perché l'Enel nel progetto di “elettrificazione” delle principali arterie da lei coordinato e cofinanziato dall'Unione europea (si chiama Eva+ e prevede l'installazione in tre anni di almeno 200 stazioni di ricarica rapida, 180 da noi e 20 in Austria) ha cominciato a disseminare le sue colonnine di nuova generazione non lungo l'autostrada ma nei pressi dei caselli, così da servire con relativa comodità anche i territori circostanti. Scelta comprensibile, ma che per ora rende un po' più dura la vita dell'automobilista elettrico in autostrada, obbligandolo ad uscire dai caselli, raggiungere la colonnina, fare rifornimento e rientrare in autostrada. Ecco allora che ogni sosta dura, in teoria, una quarantina di minuti, considerando i 20 minuti teorici necessari ad una ricarica all'80% almeno. Che nella realtà diventano 60 minuti o poco meno, se consideriamo il terzo “segnale guida” che ci arriva dal nostro primo rifornimento poco oltre le porte della Capitale.
Il debutto alla colonnina
Arriviamo al casello di Magliano un minuto prima delle otto. Dopo 10 minuti raggiungiamo la colonnina di ricarica con il 40% di autonomia residua. Avviamo la ricarica sperimentando l'app installata sul telefonino per addebitare il costo sulla carta di credito (una delle due modalità previste, l'altra prevede una card- abbonamento con sensore di prossimità) e vediamo crescere l'autonomia di un punto percentuale ogni 20 secondi. Arriviamo all'80% in poco più di 10 minuti, poi la carica si fa molto più tenue. È voluto. Serve per salvaguardare le batterie evitando il surriscaldamento. Ci hanno raccomandato di proseguire comunque sino alla disconnessione ed eventualmente di riavviare la ricarica se non si supera il 90%, per garantirci l'autonomia necessaria. Lo facciamo. Per raggiungere con la carica lenta il 100% dobbiamo quasi mezz'ora. Ce la prendiamo comoda. Colazione bis guardando una Tesla in ricarica, assai più lesta, nelle colonnine vicine a lei dedicate. Stacchiamo la presa. Dopo un paio di minuti ci arriva una mail che porta la data giusta ma tempi di ricarica un po' dilatati rispetto a quelli da noi rilevati, e con orari sbagliati. Dalla carta di credito hanno prelevato 9,33 euro per un rabbocco al 60% della capacità. Pace, sarà per le nostre insistenze per forzare la ricarica al 100%.
Prima cattivi, poi buoni
Facciamo i cattivi. Continuiamo a non seguire le raccomandazioni. Vogliamo mettere in crisi il programma di viaggio per vedere cosa succede. Direzione Val di Chiana. Ma la nostra indisciplina puntualmente ci punisce. Arriviamo a Fabro e il computer di bordo ci dice che non abbiamo autonomia per arrivare alla colonnina programmata di Val di Chiana. Dietro-front per rimediare ricaricando ad Orvieto dove arriviamo alle 10.30 con il 14% di autonomia residua che corrisponde 25 km. Questa volta ricarichiamo con la carta-abbonamento. Alle 11 siamo arrivati al 95%. Stacchiamo la presa dalla colonnina e ripartiamo per Valdichiana, con l'intenzione di riallinearci al percorso (e alla disciplina) che avevamo programmato. Così è.
Facciamo i bravi. La disciplina questa volta paga. L'autonomia effettiva è allineata alle raccomandazioni. Da questo momento il viaggio prosegue come voluto e come programmato. Rifornimento a Valdichiana. Poi sosta e rifornimento a Barberino del Mugello, il momento migliore: colonnina a due passi dal casello e proprio di fronte a un'ottima trattoria dove pranziamo guardando l'auto che fa il pieno di elettroni. Poi una piccola digressione. Siamo stati talmente bravi da risparmiare perfino qualche kilowatt rispetto al previsto. A Reggio Emilia, dove dovevamo fermarci, tiriamo dritto e arriviamo fino a Sant'Ilario d'Enza. Rifornimento. E prede della recuperata prudenza preferiamo aggiungere addirittura una sosta supplementare a Lodi per arrivare a Milano con le batterie cariche o quasi. A viale Famagosta siamo arrivati. L'orologio segna le 20 e 15.