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Percorso politico complesso
Roma, Doha e Ankara assieme in Libia mentre parte la campagna elettorale
Parte la fase pilota di una sala operativa tra Italia, Qatar e Turchia sulla gestione dei flussi migratori. Intanto, vengono fissate le presidenziali e parlamentari simultanee entro il febbraio 2027. Il prossimo presidente convocherà l’Assemblea Costituente. Previsto anche un bilancio unificato dello Stato
Il dossier libico torna al centro dell’agenda politico-diplomatica italiana e internazionale, con due sviluppi che, sebbene distinti, appaiono strettamente interconnessi: da un lato, l’avvio della fase pilota della sala operativa congiunta a Tripoli; dall’altro, l’annuncio di un accordo tra le principali istituzioni libiche per giungere a elezioni presidenziali e parlamentari entro il 17 febbraio 2027. Due dinamiche che segnalano un tentativo di superare l’attuale stallo, combinando cooperazione sul terreno e rilancio del processo politico. Sul piano operativo, il governo italiano ha espresso soddisfazione per l’attivazione della sala operativa congiunta, considerata un seguito concreto del vertice di Istanbul del primo agosto 2025. La struttura, operata formalmente dalle autorità libiche, vede la partecipazione di funzionari locali affiancati da ufficiali di collegamento di Italia, Qatar e Turchia. L’obiettivo è duplice: rafforzare la capacità libica di gestione dei flussi migratori irregolari e migliorare il coordinamento nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare, oltre a intensificare lo scambio informativo.
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La formula
La formula adottata riflette un equilibrio politico delicato. Da un lato, si insiste sul rispetto della sovranità libica, elemento imprescindibile per la legittimità dell’iniziativa. Dall’altro, si costruisce una piattaforma multilaterale che coinvolge attori con interessi spesso divergenti nel teatro libico, come Ankara e Doha, accanto a Roma, tradizionalmente impegnata nel dossier migratorio e nella stabilizzazione del Paese nordafricano. La cooperazione su base tecnica rappresenta quindi anche un banco di prova per una convergenza pragmatica tra partner esterni. Non va sottovalutata la dimensione strategica di questo strumento. La gestione dei flussi migratori resta infatti una priorità per l’Italia, sia sul piano interno sia in chiave europea, mentre il rafforzamento delle capacità libiche in ambito SAR (Search and Rescue) e di controllo territoriale si inserisce in una più ampia logica di esternalizzazione e co-gestione delle frontiere. Parallelamente, il contrasto alle reti criminali del traffico di migranti costituisce un elemento di sicurezza condiviso, che giustifica un maggiore coordinamento operativo.
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L’annuncio
A questo sviluppo si affianca un segnale politico di rilievo: l’annuncio, riportato da al Arabiya, di un accordo tra le principali istituzioni libiche per organizzare elezioni presidenziali e parlamentari simultanee entro il febbraio 2027. Il comunicato congiunto porta le firme del presidente della Camera dei Rappresentanti Aqila Saleh, del presidente del Consiglio Presidenziale Mohamed al-Menfi e del presidente dell’Alto Consiglio di Stato Mohamed Takala, delineando una convergenza tra i principali poli istituzionali del Paese. L’intesa prevede la creazione di un’alta commissione incaricata di supervisionare l’intero processo elettorale. La composizione dell’organismo è indicativa del tentativo di includere le principali leve del potere libico: il governatore della Banca Centrale, il presidente della commissione elettorale nazionale, due membri della Commissione militare congiunta 5+5 e rappresentanti delle forze di sicurezza dell’Est e dell’Ovest. Una formula che mira a garantire equilibrio territoriale e istituzionale, ma che al tempo stesso evidenzia la complessità del sistema libico. Sul piano normativo, l’accordo include un emendamento costituzionale condiviso, passaggio necessario per definire il quadro giuridico delle elezioni. È inoltre previsto che il futuro presidente eletto convochi l’Assemblea Costituente per avviare un dialogo nazionale inclusivo volto all’adozione di una Costituzione permanente. Si tratta di un elemento chiave, considerando che l’assenza di una cornice costituzionale stabile è stata una delle principali cause dei fallimenti precedenti. Il richiamo agli esiti dell’accordo di Bouznika, in particolare sulla distribuzione delle posizioni sovrane e sulla riunificazione delle istituzioni, segnala la volontà di recuperare intese già negoziate ma rimaste in larga parte inattuate. Allo stesso tempo, le parti ribadiscono una linea rigida sulla gestione delle risorse: nessuno sblocco dei fondi libici congelati all’estero prima dell’elezione di un presidente legittimato dal voto popolare. Anche il capitolo economico riveste un ruolo centrale. L’istituzione di una commissione tecnica congiunta per la redazione di un bilancio unificato dello Stato per il 2027 rappresenta un tentativo di superare la frammentazione finanziaria. In parallelo, viene confermato il ruolo esclusivo della National Oil Corporation nella commercializzazione del petrolio, un punto sensibile in un Paese dove il controllo delle risorse energetiche è strettamente legato agli equilibri di potere.
Le convergenze
Nonostante i segnali positivi, le incognite restano significative. Il successo dell’accordo dipenderà dalla reale adesione delle molteplici forze politiche e militari attive nel Paese, nonché dalla capacità di risolvere le persistenti divergenze sulle regole elettorali e sui criteri di candidabilità. Il precedente del 2021, quando il processo elettorale si arenò proprio su questi nodi, resta un monito. In questo contesto, il ruolo degli attori esterni — inclusa l’Italia — potrebbe rivelarsi determinante. Roma, che mantiene un dialogo privilegiato con diverse componenti libiche e un interesse diretto nella stabilità del Paese, si trova nella posizione di sostenere un approccio integrato: accompagnare il rafforzamento delle capacità operative libiche, come nel caso della sala operativa congiunta, e al contempo favorire un processo politico inclusivo e credibile. La convergenza tra dimensione operativa e percorso istituzionale rappresenta, in ultima analisi, la vera sfida. Senza progressi sul piano politico, le iniziative tecniche rischiano di restare strumenti tampone; senza una stabilizzazione sul terreno, il processo elettorale difficilmente potrà svolgersi in condizioni di sicurezza e legittimità. Il 2027 si profila così come una scadenza cruciale, ma anche come un banco di prova per la capacità della Libia — e dei suoi partner internazionali — di uscire definitivamente da una transizione ormai lunga oltre un decennio.
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