Componentistica

Rold vince la crisi del bianco con l’intelligenza artificiale

Il responsabile della ricerca Mansutti: usiamo l’algoritmo come tecnologia per l’intero ciclo di sviluppo

di Giampaolo Colletti

3' di lettura

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Più piccole, più funzionali, più connesse, più sostenibili. Ma soprattutto più intelligenti. Anche per le lavatrici di nuova generazione il futuro è smart. In fondo si vestono di tecnologia, integrando componenti di quell’intelligenza artificiale che di per sé è invisibile, ma essenziale. Così anche in una fabbrica lombarda che lavora per il settore del bianco si mette a punto la nuova generazione di elettrodomestici: asciugatrici, lavastoviglie, frigoriferi, forni e cucine che fanno tutto quello che facevano prima, con un qualcosa in più. Dalla chiusura dell’oblò della lavatrice alla manopola del frigorifero.

Accade alla Rold, Pmi lombarda che da sessant’anni produce componenti tecnologici per il settore del bianco con un fatturato di 48 milioni di euro, contando su 230 persone in squadra e per un export all’80% nei mercati mondiali.

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Una storia che affonda le radici nella seconda metà del secolo scorso, in quel periodo di forte accelerazione per il boom economico del secondo Dopoguerra. Intuizioni geniali che riescono a cogliere le evoluzioni dei consumi, soprattutto nelle case più accessoriate. Tutto nasce nel 1963 nella provincia milanese con quell’acronimo che tiene assieme le iniziali dei due coniugi fondatori, Onofrio Rocchitelli e Dolores Loro.

«Lo facciamo, lo facciamo, lo facciamo subito»: ecco il mantra di Rocchitelli, inventore del primo microinterruttore per lucidatrici che dà il via alla storia dell’azienda.

Dalle lavatrici nasce la sfida più importante: le centrifughe aumentano anno dopo anno il numero di giri. Da qui l’esigenza di non far aprire l’oblò quando l’elettrodomestico è in funzione. Ecco, quel blocco-porta elaborato da Rocchitelli diventa il passaporto per i mercati globali. Ancora oggi una lavatrice su due a livello mondiale è equipaggiata dal blocco-porta a marchio Rold.

L’intelligenza artificiale si integra sin dalle prime fasi di ideazione. Il centro di ricerca è nel polo Mind, un tempo melting pot di culture per via dell’Expo 2015, mentre i tre stabilimenti sono nell’alto milanese.

«Al giorno d’oggi l’intelligenza artificiale è utilizzata a vari livelli non solo come strumento o servizio fruibile dal consumatore, ma soprattutto come vera e propria tecnologia abilitante lungo l’intero ciclo di sviluppo prodotto: dall’analisi dei trend di mercato all’ideazione con modelli generativi, fino alla simulazione del prodotto finito. Nel nostro laboratorio di ricerca la impieghiamo nei progetti più innovativi come abilitatrice di nuove funzioni in grado di aiutare l’utente a essere più consapevole e migliorare i propri comportamenti anche in termini di sostenibilità». Così afferma Alessandro Mansutti, Head of Innovation di Rold.

I prodotti evolvono in soluzioni tech grazie alla visione di insieme. «Ci occupiamo di ricerca applicata su meccatronica, materiali avanzati, machine learning e recentemente anche nel campo dell’ingegnerizzazione di dispositivi biomedicali. Proprio per far evolvere le soluzioni dei nostri prodotti adottiamo un approccio multidisciplinare e aperto in cui la cross-contaminazione con diverse realtà e l’interazione con l’intelligenza artificiale stimola l’innovazione e arricchisce i progetti con visioni diverse, portando a soluzioni più complete e orientate all’utente».

Così i prodotti si arricchiranno di servizi a valore aggiunto. La sperimentazione si innesta anche in dispositivi evoluti che monitorano lo stato di conservazione del prodotto. Chip che integrano intelligenza artificiale e restituiscono informazioni al consumatore.

«Le tecnologie, in particolare l’Ia e l’Internet of Things, renderanno i servizi sempre più personalizzati e proattivi. I prodotti diventeranno abilitatori di servizi, di piattaforme capaci di adattarsi all’uso del consumatore, anticiparne i bisogni e offrire esperienze su misura e più consapevoli su punti di grande importanza come la sostenibilità reale, la riduzione degli sprechi di cibo, acqua ed energia. La sfida è inserire una parte di transizione digitale dal prodotto fisico al servizio», conclude Mansutti. La consapevolezza diventa essenziale per battere i nuovi sentieri dell’innovazione.

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