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Roland Garros, il sogno interrotto di Arnaldi, Cobolli vola in finale contro Zverev

Un problema fisico costringe Matteo Arnaldi al ritiro e consegna a Cobolli il pass per la finale di domenica

di Marco Bellinazzo

Tennis - French Open - Roland Garros, Paris, France - June 5, 2026 Italy's Matteo Arnaldi speaks during a press conference after retiring from his semi final match against Italy's Flavio Cobolli REUTERS/Benoit Tessier REUTERS

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Il Roland Garros 2026 consegna all’Italia una pagina inedita e, al tempo stesso, un epilogo agrodolce: Matteo Arnaldi si ritira prima ancora di scendere in campo nella semifinale contro Flavio Cobolli, lasciando via libera al connazionale e spegnendo sul nascere quello che sarebbe stato il primo derby azzurro di sempre con in palio una finale Slam. Un forfait improvviso, legato a un problema fisico – si parla di un virus – che chiude una cavalcata straordinaria.

Resta la sostanza di un exploit che ha cambiato dimensione a Matteo Arnaldi. Partito da numero 104 del ranking ATP, il ligure ha scalato oltre 70 posizioni, ritrovandosi virtualmente al numero 34 del mondo, alle porte della top 30. Un salto qualitativo certificato anche dai numeri economici: con l’accesso alla semifinale di Parigi, Arnaldi si assicura un assegno da 750 mila euro, più di quanto spesso incassato in intere stagioni nel circuito Challenger.

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Il suo cammino resta da incorniciare: vittoria su Tsitsipas, maratona con Tiafoe, e il derby con Berrettini chiuso sul 7-5 5-2 prima del ritiro dell’avversario. Un percorso da outsider puro, costruito sulla resilienza e su un tennis dispendioso che lo ha portato a restare in campo per oltre cinque ore in un singolo match. Un’ascesa che, pur spezzata sul più bello, rappresenta probabilmente l’inizio di una nuova fase della sua carriera.

Se Arnaldi esce tra gli applausi e con un portafoglio improvvisamente più solido, Flavio Cobolli entra invece nella dimensione dell’élite. Il romano, già numero 14 ATP all’inizio del torneo, grazie alla finale si proietta stabilmente tra i primi dieci al mondo, con prospettive di ulteriore crescita in caso di exploit domenicale.

Anche per lui il Roland Garros è una svolta economica oltre che sportiva: ai 750 mila euro già incassati si aggiungono i 1,4 milioni garantiti al finalista, cifra che testimonia la crescita del business dello Slam sulla terra rossa, arrivato a distribuire oltre 61,7 milioni complessivi nel 2026.

Cobolli arriva all’ultimo atto con un percorso solido e progressivo, culminato nella vittoria su Auger-Aliassime e nella gestione matura di un tabellone che si è progressivamente aperto. Non è più una sorpresa, ma una realtà del tennis globale, capace di reggere pressione e ritmo nei momenti chiave.

Dall’altra parte della rete, domenica, ci sarà Alexander Zverev, il favorito designato. Il tedesco ha conquistato la finale battendo in quattro set il giovane Jakub Mensik (7-5, 6-2, 3-6, 6-3), confermando una solidità da numero 3 del mondo e centrando la quarta finale Slam della carriera. Per lui si tratta di una nuova occasione dopo le delusioni degli US Open 2020, del Roland Garros 2024 e degli Australian Open 2025, tutte sfumate sul più bello.

La finale di domenica assume così una doppia valenza: da un lato l’esperienza e la potenza di un top player ormai maturo; dall’altro la freschezza e l’entusiasmo di una nuova generazione italiana che non sembra più accontentarsi delle comparse.

In questo equilibrio tra sogno e sistema emergono due dati chiave. Il primo è economico: arrivare in fondo a uno Slam oggi significa trasformare radicalmente la propria carriera, con premi che superano il milione già per il finalista e quasi tre milioni per il vincitore. Il secondo è strutturale: il tennis italiano, guidato dal vertice di Sinner ma alimentato da un vivaio sempre più profondo, sta diventando una filiera stabile di talento.

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