Hôtellerie

Rocco Forte: «Tre nuove aperture al 2027. Europa, alternativa al Medio Oriente»

Intervista al “sir” dell’ospitalità. Oltre a Costa Smeralda, Napoli e Noto, allo studio altri cinque progetti. Cresce l’interesse per laghi e montagne e la scommessa su benessere e longevity. La crisi? «Dipenderà dalla durata. Ma fuel e stop di arrivi dagli Usa potrebbero creare problemi»

di Laura Dominici

Rocco Forte House Milano

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Il Dna del gruppo è scritto già nella sua ragione sociale: Rocco Forte & Family Plc. Un nome che è una vera e propria dichiarazione d’intenti, capace di ribadire la centralità della storia familiare (4 generazioni di albergatori) anche a fronte di un’evoluzione societaria internazionale.
Nonostante il gruppo sia una Plc strutturata, con il fondo sovrano saudita Pif oggi azionista al 49%, l’anima dell’ospitalità firmata Forte resta saldamente ancorata a quel valore della famiglia che funge da sigillo di garanzia per ogni proprietà. Abbiamo incontrato Sir Rocco Forte a Milano in occasione del riconoscimento conferitogli dalla società di consulenza Pkf in occasione dell’evento 196+, in coincidenza con il Salone del Mobile. Un “Lifetime Achievement Award”, o più semplicemente un premio alla carriera.

Una storia, quella di Rocco Forte Hotels (320 milioni di sterline di fatturato annuo circa con 15 fra hotel, private villas e Rocco Forte House e 4 in apertura entro il 2028), che racchiude le caratteristiche della famiglia.
A Sir Rocco Forte la guida e lo sviluppo, alla sorella Olga Polizza, responsabile del design, il compito di creare un’atmosfera unica in ogni hotel, un po’ come arredare casa propria, con oggetti d’arte annessi. E poi c’è la nuova generazione in campo, con i tre figli di Sir Rocco già attivi in azienda. Se in tema di progettualità il brand ha sempre focalizzato l’attenzione sull’esaltazione di progetti unici e tagliati su misura, l’importanza attribuita ai propri dipendenti, coloro che animano le strutture, viene sottolineata dallo stesso Rocco Forte: «È il front-line staff a rendere tangibile l’offerta aziendale» e ai giovani dice: «Il settore alberghiero è una grande industry e coinvolge le persone, ha un aspetto sociale fondamentale, per questo nella gestione del business puntiamo sul senso di appartenenza, sul rispetto e sulla valorizzazione del personale». Alla domanda su quali siano le fonti di ispirazione che governano il business, spiega: «L’offerta culturale e artistica del luogo, il design e l’alto livello di servizio verso l’ospite».

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La vostra catena annovera una forte percentuale di presenze straniere, cosa state registrando in termini di andamento di mercato e di prenotazioni in questa fase di crisi geopolitica?

Sì, in Italia abbiamo circa un 50% di presenze americane. Devo dire che c’è stata un po’ di pausa, ma dipenderà da cosa accadrà nelle prossime settimane. Se la guerra dovesse continuare a lungo, certo potrebbe creare problemi, con l’inevitabile carenza di fuel, la chiusura di alcune rotte, ma per contro l’Europa viene scelta anche da chi aveva in previsione di soggiornare in Medio Oriente o in altre destinazioni a lungo raggio.

A novembre avete aperto l’albergo a Milano e l’obiettivo è di crescere ancora in Italia. A che punto siete con il piano di sviluppo e quali le prossime aperture? 

Abbiamo tre aperture previste per l’anno prossimo. In Sardegna in Costa Smeralda, accanto al Pitrizza, un vecchio albergo completamente ristrutturato, mentre a Napoli avremo Palazzo Caravita di Sirignano sulla Riviera di Chiaia e in Sicilia, a Noto, Palazzo Castelluccio, un antico palazzo che stiamo trasformando in albergo. In Puglia poi avremo un’apertura l’anno successivo, che affiancherà il Torre Maizza di Fasano. Questi sono i progetti già annunciati, ma ne stiamo studiando altri, che ancora non sono definiti del tutto, ma possiamo parlare di altre 4 o 5 new entry.

Quali sono i cluster dei nuovi progetti in fase di valutazione?

Uno è sicuramente il segmento lago: stiamo valutando Como e anche il Lago Maggiore e in questo caso si tratta di progetti relativi a resort e sono in fase abbastanza avanzata. I prossimi saranno resort hotel, anche stagionali. Stiamo studiando due progetti in montagna, uno nelle Alpi italiane e uno in Austria. Poi c’è una struttura in Grecia in fase di valutazione e una a Lisbona, dove stiamo trattando un hotel in città, un vecchio palazzo che trasformeremo in albergo.

Un’evoluzione che punta molto sulle conversioni di immobili storici

Mi piace trasformare i palazzi che hanno una storia, esaltando quello storytelling particolare che l’albergo nuovo non ha. E questo piace molto anche ai nostri ospiti, che non vogliono un brand alberghiero ripetitivo, ma qualcosa di diverso che racconti in modo unico. E’ quello che cerco nello sviluppo di molti resort, poi certo ci sono anche i progetti greenfield dove si parte da zero.

Per le prossime strutture che tipo di contrattualistica avete previsto?

Ci muoviamo tra proprietà, management contract e contratti d’affitto. A Noto, ad esempio, si tratta di un’acquisizione, poi avremo anche dei co-investitori, come per l’hotel in Grecia, dipende dalle opportunità delle singole location.

Il lusso si sta trasformando, concentrando l’attenzione più sull’autenticità che sullo sfarzo. Come si adegua il livello di servizio nelle vostre strutture? 

Notiamo molto interesse per le attività che si possono fare in hotel, da quella culturale, alla pratica sportiva e poi si cerca nella struttura delle caratteristiche distintive. Le nostre strutture sono cresciute costantemente di livello diventando sempre più complete in termini di offerta. Devo sottolineare che il nostro gruppo vive ancora una fase dove si percepisce un senso di famiglia, un calore che non è facile trovare altrove e che in diversi grandi brand si sta perdendo. Questo è il nostro patrimonio e questo attira il viaggiatore esperto, che intende provare un’esperienza un po’ diversa. Per questo puntiamo molto sul servizio personalizzato, sulla cura del cliente prima ancora del suo arrivo, fin quando esce dal nostro hotel. Su questa customer care continuiamo a lavorare per migliorare costantemente.

Tra le nuove tendenze avete creduto da tempo nelle branded residences, introducendo anche il discorso di medical Spa

Più che di medical Spa, che prevede veri e propri servizi medici, parlerei di percorso di longevità, grazie anche al fatto, ad esempio, che accanto al Verdura Resort c’è Caltabellotta, che è stata riconosciuta come “Blue Zone” (Zona Blu), ossia un’area geografica caratterizzata da un’eccezionale longevità e qualità della vita. Per quanto riguarda le branded residences anche in futuro terremo in considerazione la possibilità di uno sviluppo misto, laddove la location lo permetterà.

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