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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Geopolitica anti dollaro e circuiti anti sanzioni. Terremoto nel mondo delle valute digitali nate con l’obiettivo di combattere il dominio del biglietto verde. La Saudi Arabian Monetary Authority ha abbandonato la piattaforma mBridge, dicendo addio non solo a una sperimentazione multilaterale sulle valute digitali all’ingrosso, bensì facendo emergere una frattura strutturale nella governance finanziaria internazionale. Frattura che l’Europa non dovrebbe osservare con la distanza propria di chi considera la materia un affare esclusivamente asiatico. La scelta politica di Riad è, infatti, una presa di distanza da una piattaforma che in pochi anni si è trasformata in un circuito chiuso a vocazione cinese e trainato da yuan digitali. Alla fine utile quasi esclusivamente per bypassare le sanzioni occidentali.
La piattaforma mBridge, concepita nel 2021 sotto l’egida del Bank for International Settlements e dei centri di innovazione di Hong Kong, Bangkok e Abu Dhabi, era stata progettata per consentire alle banche centrali di regolare transazioni transfrontaliere in valute digitali sovrane attraverso un registro distribuito permissioned, aggirando la catena di corrispondenti bancari denominata in dollari che costituisce l’architettura portante del sistema SWIFT.
Il ritiro saudita, formalmente inquadrato da Riad come la conclusione programmata di un mandato tecnico - avviato con lo status di osservatore nel 2023 e proseguito come partecipante a pieno titolo dal giugno del 2024 - avviene in un contesto in cui il Bank for International Settlements aveva già abbandonato il progetto il 31 ottobre 2024, trasferendo la governance integrale al comitato direttivo composto dalla People’s Bank of China, dalla Hong Kong Monetary Authority, dalla Bank of Thailand e dalla Central Bank of the United Arab Emirates, ai quali si è aggiunta nel giugno del 2026 la Banca di Mongolia.
La dimensione quantitativa della piattaforma, che al secondo trimestre del 2026 ha processato un volume cumulativo di circa 55,5 miliardi di dollari distribuiti su oltre quattromila transazioni transfrontaliere, potrebbe suggerire che mBridge rappresenti ormai un’alternativa multivaluta credibile al sistema di clearing in dollari. Tuttavia, il dato che dissolve immediatamente questa illusione è la composizione del volume: il 95% delle transazioni regolate sulla piattaforma è denominato in yuan digitali.
La People’s Bank of China ha formalmente riposizionato lo yuan digitale, nel gennaio del 2026, da strumento prevalentemente retail a vettore di regolamento wholesale transfrontaliero. L’ex direttore generale del BIS, Agustín Carstens, nel comunicare il ritiro dell’istituzione di Basilea, dichiarò che «mBridge non è il ponte dei BRICS» e che il BIS «non opera con alcun Paese soggetto a sanzioni», una formulazione che, letta in controluce rispetto alle pressioni esercitate da Washington affinché il BIS si disimpegnasse dalla piattaforma, rivela la consapevolezza istituzionale che il progetto era ormai percepito come un vettore di aggiramento del regime sanzionatorio secondario statunitense, codificato nell’Executive Order 14114 che autorizza il Tesoro americano a escludere istituzioni finanziarie straniere dal clearing in dollari qualora facilitino transazioni con entità designate.