Al fatto che se vogliamo riqualificare alcune zone dobbiamo evitare che i diritti di perequazione blocchino l’edificabilità delle aree. Il trasferimento dei diritti su altre aree è legittimo, ma su alcune zone dobbiamo avere, come amministrazione pubblica, una visione strategica, e quindi non possiamo essere ostaggio dei privati che non riescono a fare progetti su quelle aree. Probabilmente anche noi, con regole più chiare, potremmo dare indicazioni più precise agli imprenditori, che potrebbero fare nelle zone limitrofe progetti interessanti.
Lei si immagina una Milano senza cavalcavia...che in effetti sono brutti e creano pure problemi acustici.
Si dovremmo essere anche un po’ “fantasiosi”. Perché non trasferire alcune funzioni su quello di Monte Ceneri o di Corvetto? Sono spazi straordinari da ripensare. Senza limiti, immaginando alloggi, negozi e persino studentati. Guardiamo cosa hanno realizzato a New York con l’High Line.
Il problema degli alloggi per studenti, appunto. Come si rivolve? Non certo con le proposte dei privati che propongono prezzi inavvicinabili per famiglie dal reddito medio-basso.
Le proposte dei privati sono legittime: chiedono di costruire e hanno bisogno di fissare i prezzi in base ad un loro piano industriale che deve stare in piedi. Noi possiamo chiedere una percentuale di alloggi a prezzi calmierati, e già lo facciamo, ma il problema è nazionale. Non si possono scaricare sui Comuni problemi del diritto allo studio. Gli aiuti si danno o alle famiglie o riducendo i costi agli imprenditori. Noi a chi realizza alloggi per studenti non chiediamo oneri di urbanizzazione, più di questo non possiamo fare. Le università beneficiano di fondi del Pnrr e qualche centinaio di alloggi lo garantiscono, ma non è questo il loro lavoro. Ed è anche impensabile che a Milano i prezzi di mercato si riducano. La città è cresciuta e come avviene in tutte le realtà di successo i prezzi salgono. Il diritto allo studio è un tema politico generale.