Ritorno a Palermo lungo un itinerario di gusti e profumi
Culla di tesori arabo-normanni Il capoluogo siciliano conquista i suoi visitatori con arte, storia, cultura ma anche con la sua tipica cucina tradizionale
di Erika Scafuro
5' di lettura
I punti chiave
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Di ritorno da un viaggio a Palermo può capitare di sentire ancora l’eco dei venditori dei mercati rionali proporre prodotti freschi o qualche prelibatezza tipica, dolce o salata. Il capoluogo siciliano conquista i suoi visitatori con arte, storia, cultura ma anche la sua cucina tradizionale. Culla di tesori inestimabili e di testimonianze arabo-normanne è una destinazione perfetta per concedersi una pausa di qualche giorno, e facilmente raggiungibile con voli diretti, il capoluogo siciliano si svela attraverso i suoi quartieri storici, siti e monumenti, piazze, ma anche l’autenticità del suo popolare street food.
Mercati rionali, street food e soste di gusto
A Palermo è il cibo a guidare, a dettare le soste, a condurre verso i luoghi da non perdere. La città dello street food, dell’arancina (nel capoluogo siciliano questa specialità culinaria è declinata al femminile), di pane e panelle, dello sfincione e di pani câ meusa, consente di degustare ogni piatto tipico, dolce o salato, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Per assistere all’autenticità folkloristica e cosmopolita del capoluogo siciliano la giornata può iniziare da una visita ai mercati rionali e storici di Ballarò e della Vucciria. Le grida dei venditori sembrano un coro a cui si aggiungono sempre più voci, quelle più forti e convincenti portano a curiosare alle diverse bancarelle che offrono prodotti freschi di vario genere. La confusione è parte dell’esperienza e, se non si sa da che parte dirigersi, la scia di profumo di panelle o arancine appena fritte conduce verso una delle vie principali, la centralissima via Maqueda.
Patrimomio architettonico e artistico
Il tesoro normanno Dopo una sosta al Teatro Massimo (ci si va per una visita guidata oppure assistere ad un’opera teatrale, ad un concerto o un balletto) si giunge all’incrocio con via Vittorio Emanuele e al cospetto dei Quatto Canti. Circondata da facciate seicentesche, decorate su più livelli da sculture e stemmi e suddivise in quattro ‘canti’ - ossia i quartieri storici di Palermo (Albergheria, Capo, La Loggia e Kalsa) - questa piazza è d’aiuto per comprendere meglio la geografia e la storia del capoluogo siciliano. Da qui è facile proseguire, lungo via Vittorio Emanuele, verso uno dei simboli più maestosi della città: la sua Cattedrale. Questo edificio religioso, che fa parte del sito patrimonio Unesco “Palermo arabo – normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”, si ammira sin dall’esterno con la sua imponenza e lo stile arabo-normanno. Costruita a partire dal 1184, la Cattedrale custodisce al suo interno diverse tombe reali, la sala del tesoro – contenente oggetti e arredi sacri - e una cripta. Da non tralasciare la visita ai tetti, da cui si gode una visione panoramica su tutta la città.
I siti storici PalermoCuore
Un itinerario attraverso i siti storici di PalermoCuore del quartiere dell’Albergheria sono la Cappella Palatina e il Palazzo Reale, o comunemente detto dei Normanni in quanto divenne il luogo della loro residenza. Alla Cappella Palatina, vero tesoro della città, la sensazione e il crescendo di stupore che si provano visitandola è indescrivibile: uno sfavillio di ori, decorazioni e mosaici si concentra in questo luogo di preghiera voluto dal re Ruggero II nel 1130; ogni elemento architettonico della Cappella Palatina è testimone delle diverse religioni e dell’incontro fra cultura bizantina, islamica e latina. Un altro sito significativo, testimone del periodo, è la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, edificata fra il 1130 e il 1148; speciale anche il suo Chiostro, un luogo in cui sostare per un attimo di pace e fare i conti con le meraviglie incontrate e ammirate fino a questo momento. Dopo la visita ai principali monumenti sontuosi di Palermo, è facile che sia necessario rispondere nuovamente al richiamo dello street food siciliano che può portare ad un locale popolare per la sua proposta gastronomica, fra cui panelle, arancine e il tradizionale pani câ meusa: ‘Nni Franco U Vastiddaru, in via Vittorio Emanuele 102. A pochi passi dai Quattro Canti si apre piazza Pretoria, che invita a soffermarsi sulle sculture e sulle statue di divinità mitologiche della sua fontana: un’opera d’arte a cielo aperto composta da seicento quarantaquattro elementi, realizzata nel 1554 dallo scultore toscano Francesco Camiliani.
Nel quartiere La Kalsa
La visita ai monumenti che caratterizzano il quartiere de La Kalsa continua nell’adiacente piazza Bellini. Ad attirare l’attenzione sono le tre cupole rosse della Chiesa di San Cataldo, datata 1154, emblema dell’architettura arabo-normanna. Accanto si trova la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, in nome del capitano del re Ruggero II, e detta anche la Martorana dal cognome dei fondatori del convento benedettino a cui, successivamente, venne concesso l’edificio religioso; di rilevanza artistica e culturale, oltre alla struttura architettonica del monumento, sono soprattutto i mosaici bizantini che decorano alcune parti del suo interno. Sempre in piazza Bellini, da non perdere il monastero di Santa Caterina d’Alessandria dove hanno sede I Segreti del Chiostro, una dolceria che sforna delizie di mandorle e pistacchi, torte e cassate siciliane, frolle e biscotti ripieni seguendo le antiche ricette delle suore di clausura dell’ordine domenicano che dimorarono in questo edificio dal 1311 al 2014 e si dedicavano alla produzione dolciaria. Il monastero di Santa Caterina offre anche l’occasione di salire sui suoi tetti e di aggiungere un ulteriore punto di vista di Palermo dall’alto. Addentrandosi nel dedalo di vie de La Kalsa, un altro luogo da non perdere è la sconsacrata Chiesa di Santa Maria dello Spasimo: una struttura a tre navate che si slanciano verso l’alto e che offrono ai visitatori, grazie alla mancanza del tetto di quella centrale, il privilegio di ammirare il cielo.












