Parigi

Ritornano i buyers europei e americani sui Parcours des Mondes

Hanno esposto 46 gallerie con prezzi a partire da 700 sino ai 800 mila euro. Bene le vendite

A sinistra maschera per un sarcofago,  Antico Egitto. In vendita un poco oltre i 20.000 euro.  da Galleria Eberwein. Courtesy Galleria Eberwein

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Nel quartiere latino di Parigi, nella zona, tra boulevard Saint Germain e la Senna, dall’8 al 13 settembre si è tenuta la 25° edizione dei Parcours des Mondes, che, come i nostri lettori sanno, rappresentano l’evento di arte etnica più importante al mondo. Per celebrare il “giubileo d’argento” della manifestazione gli organizzatori hanno incaricato Damien Poulain, un artista francese, di decorare le strade della zona con opere che rinviano al ruolo totemico degli uccelli nelle diverse culture. In questo modo hanno messo ulteriormente in evidenza che durante i Parcours il quartiere latino diventa un vero “museo a cielo aperto”. “Questa edizione dei Parcours - spiega Yves-Bernard Debie, direttore generale dei Parcours - è stata, senza dubbio, la migliore degli ultimi dieci anni. Più di 10.000 visitatori hanno animato le strade di Saint-Germain-des-Prés e, soprattutto, gli acquirenti hanno risposto molto bene. Tutti gli espositori ci hanno detto di essere estremamente soddisfatti. Questo successo coincide - prosegue - con il 20° anniversario del Musée du Quai Branly Jacques Chirac e con lo straordinario lavoro portato avanti negli anni dai suoi conservatori. Anche l’inizio dell’anno è stato particolarmente significativo, con la riapertura al Louvre della Galerie des Cinq Continents, resa possibile grazie al sostegno del collezionista e mecenate Marc Ladreit de Lacharrière. La forte presenza di visitatori stranieri e di importanti istituzioni internazionali, come il Metropolitan Museum of Art, conferma non solo la dimensione ormai profondamente internazionale dei Parcours des Mondes, ma anche il grande interesse che le arti dell’Africa, dell’Oceania e delle Americhe continuano a suscitare in tutto il mondo”.

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Parallelamente, Marc Ladreit de Lacharrière ha dichiarato: “Da 25 anni i Parcours stanno trasformando Parigi nella capitale mondiale dove convergono tutte le arti e tutte le culture. La loro natura eccezionale li rende un luogo unico di scambio e trasmissione, una integrazione necessaria alla missione dei nostri musei nazionali, che operano per il dialogo tra culture e popoli. In un mondo sempre più instabile e frammentato, la cultura e le arti rimangono pilastri di comprensione e coesione”.

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Come sempre, negli ultimi anni, uno dei fiori all’occhiello dei Parcours è stato il premio Pierre Moos, il collezionista, che a partire dal 2008 li aveva diretti fino alla morte. Quest’anno il premio, che è promosso anche da Christie’s e che ha lo scopo di valorizzare la pubblicazione più interessante sulle culture extraeuropee uscita nei dodici mesi precedenti, è stato assegnato al libro «Hawai‘i: A Kingdom Crossing Oceans», che è il catalogo di una mostra che si è tenuta al British Museum sotto la direzione di Alice Christophe.

Gli altri fiori all’occhiello di questa edizione dei Parcours sono state le mostre create per l’occasione e che è stato possibile visitare gratuitamente. Tra queste è importante segnalare Mains des Maîtres, che ha riproposto e aggiornato uno dei temi centrali della scoperta dell’arte africana come “arte”: l’individuazione dei maestri e delle scuole. Inoltre, merita di essere segnalato il premio riservato a chi riesce a realizzare opere d’arte utilizzando il bambù. L’evento, che è stato organizzato dalla Galleria Mingei, specializzata nell’arte del Giappone, è stato assegnato a Tashima Shiun, un’artista giapponese contemporanea specializzata nella scultura e nell’arte dell’intreccio delle fibre di questa pianta.

La geografia dell’arte ai Parcours des Mondes

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La fiera e l’offerta

Quest’anno hanno partecipato ai Parcours 46 gallerie. I 26 galleristi francesi, sono stati affiancati da quelli provenienti dal Belgio (7), dalla Spagna (3) e da altri Stati. Come negli ultimi anni i Parcours 2026 sono stati caratterizzati da una sola presenza italiana, quella della galleria Dalton Somaré di Milano. In particolare, si può segnalare che 11 delle gallerie presenti hanno offerto le opere in vendita, organizzando vere e proprie mostre tematiche. Tutti i galleristi coi quali abbiamo parlato confermano quanto dichiarato da Yves-Bernard Debie: quest’edizione è andata molto bene, perché è stata frequentata da collezionisti provenienti da tutto il mondo, soprattutto dall’ Europa e dagli Stati Uniti, che hanno fatto parecchi acquisti.

Dato il mercato dell’arte è anche influenzato dalla situazione geopolitica internazionale e dalle guerre, è difficile dire a cosa è dovuto questo successo e se è semplicemente il risultato della sempre maggiore consapevolezza dell’importanza dell’arte etnica nel contesto internazionale dell’arte. Come sempre erano offerte opere degli artisti delle culture extraeuropee del passato, anche se attiravano l’attenzione le realizzazioni di artisti africani e giapponesi dei nostri tempi. I galleristi che si sono lasciati andare a parlare del tema sempre delicato dei prezzi, hanno posto in vendita opere che andavano dai 700 agli 800.000 euro. Tommaso Vigorelli, responsabile della galleria Dalton Somarè di Milano, dopo aver ricordato con orgoglio di essere presente ai Parcours fin dall’inizio, ha dichiarato di aver fatto buoni affari, vendendo opere comprese tra i 5.000 e i 70.000 euro. Anche i responsabili delle gallerie Frédéric Rond, Ferrandin e Larroque hanno reso noto che i prezzi delle opere offerte erano compresi rispettivamente tra i 1.000 e i 100.000 euro, tra i 10.000 gli 800.000 euro e tra i 1.500 e i 75.000 euro. Dal canto suo, il direttore della galleria Utzon di Copenhagen ha aggiunto di aver venduto 22 opere a prezzi che andavano dai 2.500 ai 30.000 euro.

Entrando più in dettaglio, Julien Flak ha spiegato che: “Dopo aver notato che molti collezionisti stranieri avevano mostrato interesse particolare per opere d’arte di regioni poco presenti nelle gallerie, quest’anno mi sono concentrato sull’arte Kanak della Nuova Caledonia, senza dimenticare, ovviamente, le kachinas (le figurine tipiche degli Hopi e di altri Indiani dell’America del Nord)”. Tra le opere Kanak di questa galleria si possono segnalare due sculture messe in vendita a 85.000, 55.000 euro, la cornice di una porta (60.000 euro) e un’ascia cerimoniale (22.000 euro). Arte y Ritual, la galleria spagnola di Antonio Casanovas, si è distinta, tra l’altro, per offrire a 200.000 euro un reliquiario Fang con un curriculum importante e a 180.000 euro una Maschera Biwat della Papua Nuova Guinea, che aveva fatto parte della collezione del Barbier-Mueller di Ginevra. La galleria Meyer ha presentato una serie di opere Inuit (eschimesi), della Costa del Nord Ovest e dell’Oceania a prezzi compresi tra i 4.000 – 95.000 euro. Tra questi da segnalare un cappello rituale Haida (55.000 euro) e un pugnale Iatmul (Papua Nuova Guinea) lungo 39 cm, finemente decorato, pur essendo costituito da un osso di casuario. La galleria Furstenberg ha messo in vendita una serie di reperti dell’antica America che partivano da 3.000 euro e arrivavano ai 300.000 euro di un ornamento in oro Tairona. La galleria Philippe Ratton ha venduto opere dell’Oceania e dell’Africa a un valore compreso tra i 700 e i 45.000 euro e ha offerto numerose piccole figure Yoruba a prezzi che andavano dai 2.000 ai 10.000 euro. La galleria Malik di Londra ha messo in vendita pezzi africani, tra i quali è importante segnalare una maschera Mano, messa in vendita a 80.000 euro. Da Harmakis erano esposti alcuni reperti archeologici dell’antico Egitto, tra cui sculture di un dignitario (45.000 euro) e del principe Ramose (18.000 euro) e un bassorilievo raffigurante un uccello mitico (8.500 euro). Quest’anno anche la galleria Eberwein si è concentrata sulle opere dell’antico Egitto, offrendo, tra l’altro due maschere a prezzi un poco superiori ai 20.000 euro. La galleria Vallois 41 si è differenziata dalle altre presentando opere di artisti africani contemporanei, tra queste spiccavano alcuni tessuti e le maschere Glèlèdè offerte a prezzi compresi tra i 1.500 e i 3.000 euro. La grande partecipazione di collezionisti e il successo di questa edizione emergono anche dalla disponibilità degli operatori di raccontare le loro proposte e i risultati raggiunti.

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