Rischio suicidi tra i giovani: ecco i segnali da cogliere
Autolesionismo e “ritiro sociale” insieme all’abuso di sostanze sono tra i campanelli d’allarme da non sottovalutare
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C’è un’emergenza giovani che riguarda il disagio psicologico e le ideazioni suicidarie e che gli esperti - dagli psicologi ai neuropsichiatri infantili agli operatori dei servizi d’emergenza - mettono in luce ormai da anni e rilanciano in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio del 10 settembre.
Chiedilo al Sole
A riportare i dati dello scenario internazionale è l’Unicef, secondo cui ogni 9 minuti un adolescente di età compresa tra i 15 e i 19 anni muore per suicidio. Secondo gli ultimi dati della Report Card 20 - “Opportunità disuguali – bambini e disuguaglianza economica”, nei paesi ricchi i tassi più bassi di suicidio (dati 2023) si sono registrati in tre stati della regione mediterranea: Cipro, Grecia e Malta. Il tasso più elevato si è registrato in Uruguay, seguito dalla Nuova Zelanda. Il tasso di suicidio è in genere più elevato tra i ragazzi rispetto alle ragazze.
Unicef accende i riflettori sulle possibili cause del fenomeno, come l’esposizione alla violenza e alle norme di genere. Come sottolinea il presidente dell’Agenzia Onu-sezione Italia Nicola Graziano, «i bambini e i giovani hanno bisogno di ambienti sicuri, inclusivi e solidali, in cui si sentano integrati, apprezzati e in grado di chiedere aiuto senza timore di essere stigmatizzati, giudicati o discriminati». Pesano le tecnologie digitali: secondo l’ultimo rapporto “Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse”, i bambini vittime di sfruttamento facilitato dalla tecnologia sono quattro volte più inclini a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo (dati 2020-2025).
Il quadro Italia
In Italia la mortalità per suicidio tra i 15–19 enni è di 2,82 per 100.000, uno dei tassi più bassi in Europa. Ma sono gli esperti della Sinpia, la Società italiana dii Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, a sottolineare che se in Europa l’autolesionismo riguarda circa 1 adolescente su 5, nel nostro Paese tra i 15 e i 29 anni il suicidio è comunque la terza causa di morte dopo gli incidenti stradali e i tumori; e nei maschi rappresenta la seconda. Da qui la richiesta di “promuovere la salute neuropsichiatrica fin dall’infanzia, riconoscere precocemente i segnali di rischio e garantire una rete territoriale per la presa in carico”.
Prevenzione cruciale
«La prevenzione rappresenta lo strumento più efficace per contrastare il comportamento suicidario, che si sviluppa attraverso l’interazione tra vulnerabilità biologiche, fattori emotivo- relazionali e ambientali - sottolinea Elisa Fazzi, Presidente Sinpia –. Dobbiamo imparare ad agire promuovendo la salute neuropsichiatrica fin dalle prime fasi della vita, rafforzando tutte le competenze di regolazione emotiva e relazionale, creando intorno ai bambini e agli adolescenti una rete di adulti capaci di ascoltare e di riconoscere i segnali di rischio, in famiglia e nella società. Parlare di benessere neuropsichiatrico e chiedere aiuto devono diventare comportamenti normali, non qualcosa di cui vergognarsi».







