La mappa

Battuta d’arresto per le rinnovabili: nuove installazioni in calo

Evitati 3,5 miliardi di euro di extra costi grazie alla produzione green, ma nel 2025 nuovi impianti in calo in tutta Italia. L’energia rinnovabile soddisfa solo il 18% del fabbisogno

di Michela Finizio

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Nel 2025 le nuove installazioni di rinnovabili in Italia sono calate per la prima volta, da 7,5 a 7,2 GW, dopo anni di crescita progressiva, segnando un calo di quattro punti percentuali. Una battuta d’arresto che precede la crisi energetica scatenata dall’attacco di Usa e Israele all’Iran, i cui effetti in bolletta si vedranno solo nei prossimi mesi. Fare previsioni è difficile ma, come ha detto la scorsa settimana la portavoce della Commissione europea Anna-Kaisa Itkonen, «non dobbiamo farci illusioni: questa crisi che sta incidendo sui prezzi elevati dell’energia non sarà di breve durata».

I risparmi

Il dibattito pubblico alterna voci di austerità energetica, ritorno al carbone, extradazi sul passaggio delle forniture attraverso lo stretto di Hormuz. In questo contesto i dati della piattaforma CIRO – aggiornati al 2025 dalla rete Italy for Climate e forniti in esclusiva al Sole 24 Ore del Lunedì – dimostrano che le energie rinnovabili hanno già consentito al Paese di evitare 3,5 miliardi di euro l’anno in costi energetici aggiuntivi.

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Grazie al raddoppio della potenza installata tra il 2008 e il 2024 (da 24 a 51 GW) e all’aumento della produzione di elettricità da rinnovabili (da 54 a 112 miliardi di kWh), l’Italia è riuscita a tagliare la quota del fabbisogno energetico soddisfatta da importazioni dall’83 al 76 per cento. Si tratta, in termini concreti, di oltre 30 milioni di barili di petrolio o 5-6 miliardi di metri cubi di gas naturale in meno ogni anno. «La situazione attuale ci mostra la spirale della dipendenza energetica: petrolio e gas sono concentrati nelle mani di pochissimi Paesi e le forniture sono minacciate dai nuovi conflitti. Le rinnovabili sono una delle chiavi per migliorare la sicurezza energetica e stabilizzare i prezzi dell’energia», spiega Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate.

La mappa regionale

In base al monitoraggio di Italy for Climate nel 2025 i nuovi impianti fotovoltaici hanno garantito una produzione aggiuntiva di elettricità di 9 miliardi di kWh, ma la mappa delle rinnovabili viaggia a velocità molto differenziate sul territorio nazionale.

Il report analizza i progressi delle regioni nel conseguimento degli obiettivi fissati dal decreto sulle aree idonee da raggiungere entro il 2030 (allegato C, Dl 175/2025): il Lazio al 31 dicembre 2025 guida la classifica per nuovi impianti rinnovabili (+129% l’incremento dei megawatt installati negli ultimi cinque anni) e spicca nell’avanzamento verso i target (ha già installato più della metà – per l’esattezza il 56% – dell’obiettivo complessivo 2021-2030).

NELLE REGIONI

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Seguono il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige, che hanno già raggiunto rispettivamente il 46% e il 42% degli obiettivi. Chiude la classifica proprio la Valle d’Aosta, regione in realtà virtuosa sulle rinnovabili (grazie all’idroelettrico produce di più di quanto consuma, coprendo il 100% del fabbisogno con energia green), ma che negli ultimi cinque anni ha installato appena l’11% di tutto il contingente assegnatole al 2030. La produzione di energia rinnovabile in Trentino-Alto Adige e Basilicata, invece, supera il 45% dei consumi regionali.

«In media come Paese tra il 2021 e il 2025 abbiamo installato il 31% del target prefissato al 2030 (80 GW di nuovi impianti in un decennio), quindi vuol dire che nei prossimi cinque anni dovremmo metterne a terra il 69% rimanente», aggiunge Barbabella. Cresce anche il fenomeno delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer), con Veneto e Friuli-Venezia Giulia tra le regioni più attive nel 2024, avendone attivate rispettivamente 31 e 28.

Il meccanismo del prezzo

Il quadro, tuttavia, resta eterogeneo e le condizioni locali di partenza, legate alla transizione energetica, presto potrebbero tradursi in differenti vantaggi (o svantaggi) in bolletta su base regionale. Nell’ambito della riforma del mercato elettrico europeo, l’Italia sta per passare da un meccanismo di formazione del prezzo dell’energia elettrica basato sul Prezzo unico nazionale (Pun) a un sistema di prezzi zonali, in grado riflettere i reali costi locali per la produzione di elettricità, ad esempio in funzione delle tecnologie utilizzate.

La riforma di fatto è stata introdotta in Italia dal Dm 18 aprile 2024. Avviata a partire dal 1° gennaio 2025, dovrebbe andare a regime proprio nel corso del 2026, con meccanismi di perequazione che però ne stanno rallentando gli effetti. Al termine del percorso, dunque, quelle regioni che presentano maggiore penetrazione di rinnovabili vedranno trasferito il vantaggio economico di queste tecnologie – tra le più economiche per produrre elettricità – direttamente nelle bollette di famiglie e imprese. «I benefici – precisa il responsabile scientifico di Italy for Climate – avrebbero dovuto già cominciare a vedersi dal 1° gennaio 2026 ma l’attuazione tarda ad arrivare». Sullo sfondo pesa il rischio di sperequazioni sui prezzi troppo elevate.

Regioni a più velocità

Così, mentre la crisi attuale spinge con urgenza l’Italia a investire nell’autonomia energetica, le Regioni giocano un ruolo cruciale. «Possono agire da leva o da freno – chiosa Barbabella – nel processo di emancipazione dalla dipendenza dai combustibili fossili. Hanno nelle mani le leve principali della transizione, dalle autorizzazioni per le rinnovabili alle nuove normative su edilizia e trasporti». Il differente punto di partenza obbliga i territori a mettere in campo strategie differenti per raggiungere l’autonomia: rapportando la quota di consumi totali (dati Gse al 2023) con quelli “coperti” dalle fonti rinnovabili, si scopre che la produzione soddisfa solo il 18% del fabbisogno medio nazionale. Emerge, inoltre, il ritardo di Liguria, Emilia Romagna e Lazio dove l’energia green prodotta copre meno del 12% dei consumi.

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