Energia

Rinnovabili, Recurrent investe 1 miliardo in Italia nei prossimi 3 anni

L’operatore internazionale controllato da Canadian Solar e Blackrock conta di realizzare 1 GW tra solare e storage. Ha nel nostro Paese una pipeline in sviluppo da oltre 5 GW

di Sara Deganello

Uno degli impianti solari di Recurrent in Italia

3' di lettura

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Recurrent Energy investe un miliardo di euro in Italia e riceve un prestito da 50 milioni dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti, per sviluppare il portafoglio solare nel nostro Paese. Racconta Filippo Ricci, general manager Italy dell’azienda internazionale controllata da Canadian Solar e Blackrock: «In Italia abbiamo progetti fotovoltaici per circa 2,5 GW e di storage per circa 2,7 GW. Di questi contiamo di connettere 1 GW nel prossimo triennio: si tratta di un piano industriale del valore di un miliardo. Qui si colloca il finanziamento di 50 milioni dalla Bei che dedicheremo ad attività a di sviluppo e costruzione».

Italia Paese chiave

A livello globale, Recurrent ha realizzato circa 10 GW di solare e oltre 3 GWh di progetti di accumulo. Ha attualmente in sviluppo una pipeline da 27 GW fotovoltaici e da 55 GWh nell’accumulo, in sei continenti. Il nostro Paese è al centro dei piani dell’azienda in Europa: «L’Italia è un Paese chiave, su cui abbiamo puntato da tempo: dal 2016 abbiamo un ufficio a Milano. Oggi siamo una realtà da 70 persone e in questi anni abbiamo investito in sviluppo e costruzione di impianti circa 200 milioni di euro», continua Ricci: «Al momento in Italia abbiamo impianti per 125 MW, di cui 90 già operativi e gli altri in via di completamento. Il più grande ha una capacità di 50 MW e il più piccolo di 3. Sono collocati tra Sicilia, Sardegna e Lazio. A breve apriremo un cantiere in Piemonte per un parco da 8 MW: è il nostro primo impianto in una regione del Nord. Uno spostamento di focus interessante e che rappresenta la grossa sfida sul mercato italiano».

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I motivi che spingono Recurrent a puntare sul nostro Paese? «L’Italia è un mercato maturo, con una filiera esperta, in particolare per il solare. È inoltre uno dei mercati con i prezzi dell’elettricità più alti in Europa, c’è quindi spazio per la penetrazione del fotovoltaico, la tecnologia meno costosa al momento, con un rapporto tra rischio e rendimento interessante rispetto a mercati con prezzi più bassi. Oltre all’esperienza in sviluppo, costruzione e gestione di progetti, l’azienda ha assunto un forte impegno nel campo operations and maintainance, con una recente acquisizione: c’è la volontà di rimanere a lungo termine», risponde.

Le criticità del dm Aree idonee

Sul breve, non mancano alcune criticità: «Ci scontriamo con le difficoltà del settore», conferma Ricci: «In questo momento, in particolare, con la scarsa visibilità di quelle che sono le regole del gioco. È importante avere un quadro normativo certo, soprattutto per una società che a livello globale alloca capitali su diversi mercati in base al rischio e al rendimento. Con il dm Aree idonee la discrezionalità è passata alle regioni. La preoccupazione non è più solo non avere regole certe ma capire anche l’impatto sugli investimenti fatti fino ad adesso, che invece erano regolati da altre logiche: progetti con Via positiva a livello nazionale potrebbero essere bocciati da nuove leggi regionali. Ci auguriamo che non sia il caso, ma è complesso al momento pianificare. Siamo in attesa di capire quale sarà il quadro finale del settore, per poi lavorare sul medio-lungo periodo».

Dl Agricoltura e costi impianti

In generale, continua il manager, «vediamo un po’ di mancanza di pianificazione strategica. Il fotovoltaico è la fonte che costa meno, lo dicono i numeri: va ad abbattere i costi della bolletta. Ma se una norma, come il dl Agricoltura, impone di costruire i pannelli a 2 metri da terra, i costi degli impianti aumenteranno e di conseguenza quelli dell’elettricità»

Rimane per Recurrent la visione di largo respiro: «È chiaro che vediamo ritardi e colli di bottiglia, ma il piano di crescita rimane. Sul lungo termine valutiamo positivamente strumenti regolatori del mercato come FerX e Macse , che tolgono un po’ di rischio agli operatori. Certo chi come noi ha capacità finanziaria e capitale umano soffre le poche barriere all’ingresso del settore, al contrario di quello che succede in Spagna, per esempio. Se la Sardegna ha richieste di allaccio alla rete per 60 GW e deve invece farne 6, è un problema che bisogna sanare», conclude Ricci.

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