Rinnovabili, oltre il 70% dei progetti è sospeso in attesa del via libera. Crolla la richiesta di nuove autorizzazioni
Il report “Scacco matto alle rinnovabili” presentato alla Fiera di Rimini
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I punti chiave
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Due parchi eolici offshore in Puglia: uno nel Golfo di Manfredonia risalente al 2008 e il secondo nelle acque del Mar Adriatico meridionale. Quest’ultimo, dopo un decennio, nel 2023 ha conquistato parere positivo con prescrizioni da parte della Commissione Tecnica, ma ad oggi rimane ancora bloccato a quasi 15 anni dalla sua presentazione. Sono soltanto alcuni dei progetti in stallo secondo l’ultimo report di Legambiente presentato durante la Fiera di Rimini.
A gennaio 2026 su 1.781 piani a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione, il 69,3% è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica Via Pnrr-Pniecc. In lista anche 160 programmi che hanno bisogno della determina da parte della presidenza del Consiglio dei Ministri, ben 45 in più rispetto allo scorso anno, mentre sono 88 quelli bloccati dalle istituzioni relative ai beni culturali nazionali e regionali di cui 80 dal ministero della Cultura.
La classifica
Sempre secondo il rapporto, nel 2025 è crollato del 75% il numero dei nuovi progetti sottoposti a Valutazione di impatto ambientale. Sono 108 invece le storie di blocchi alle rinnovabili mappate nella Penisola, di cui 18 censite nel 2026. Ad indossare la maglia nera è proprio il Tacco d’Italia con più casi censiti in negativo (14), seguito da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna (10). Ad esempio c’è il progetto eolico da 23 MW proposto su una ex cava e discarica ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, bocciato dalla Soprintendenza per la presenza di un vincolo archeologico ignorato durante l’emergenza rifiuti. Altro parco con le mani legate è quello Med Wind, 2,8 GW di potenza rinnovabile, tra i comuni di Marsala e Favignana, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 3,4 milioni di famiglie.
«Il settore delle rinnovabili - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare».


