Tecnologie

Rinnovabili, metà dei progetti in autorizzazione è agrivoltaico

La fotografia del Renewable Energy Report 2026 del Politecnico di Milano: per l’opzione che coniuga energia e agricoltura costi superiori di 5-15 euro al MWh

di Sara Deganello

View of the solar power plant on a green field. Electric farm with panels for producing clean ecologic energy.

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L’agrivoltaico in Italia sta registrando un forte interesse: oltre il 50% delle istanze attualmente in Valutazione di Impatto Ambientale (Via) riguardano progetti che combinano produzione di energia da pannelli fotovoltaici e attività agricole. Si tratta di uno dei primi passi del processo autorizzativo, che comprende un fisiologico tasso di mortalità futuro. Su 1.918 richieste (per un totale di 113 GW), 1.032 (46,4 GW) sono relative a parchi agrivoltaici, 642 (42,1 GW) a progetti eolici onshore, 219 (16,6 GW) a fotovoltaici, 22 (8,1 GW) a eolici offshore.

È uno degli aspetti che emergono dal Renewable Energy Report 2026 redatto dall’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Uno studio che annualmente fotografa lo stato delle rinnovabili in Italia. E ne mette in fila anche i costi.

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Il costo di generazione

È interessante notare come, viene sottolineato nel report, il costo di generazione di un impianto agrivoltaico avanzato di 30 MW dotato di tracker (gli inseguitori del sole) sia caratterizzato da elevata variabilità: l’Lcoe (costo livellato dell’energia) si colloca tra 60 e 90 euro al MWh. Calcolato che per un impianto fotovoltaico tradizionale da 30 MW, l’Lcoe è tra 55 e 75 euro al MWh, l’opzione agrivoltaica presenta, a parità di producibilità, un costo superiore di circa 5–15 euro al MWh.

L’interesse per questa tecnologia è stato spinto dagli incentivi legati al Pnrr: un contributo in conto capitale fino al 40% delle spese e una tariffa incentivante, nella forma di un contratto per differenze, per 20 anni sull’energia immessa in rete. Le risorse, 1,1 miliardi, hanno sostenuto 1,76 GW di progetti partecipanti ad asta (una parte, accanto alla quota riservata ai più piccoli) e ora i destinatari dovranno firmare il contratto con il Gse prima del 30 giugno per poi mettere in operatività l’impianto entro 24 mesi. I prossimi meccanismi incentivati saranno comuni agli altri impianti fotovoltaici, come il Fer X, non proprio favorevoli a prezzi elevati visto i risultati della prima asta (prezzo di aggiudicazione medio ponderato rispetto alla potenza assegnata di 56,825 euro al MWh).

Il ruolo del solare

Se l’agrivoltaico appare come una delle tecnologie che si stanno affacciando nel processo di transizione, occorre sottolineare come sia il fotovoltaico a tirare la volata delle rinnovabili in Italia. Il Renewable Energy Report 2026 ricorda come nel 2025, dopo tre anni di crescita, siano diminuite in Italia le installazioni di nuova capacità: 7,2 GW di nuova potenza, in calo del 6% rispetto ai 7,6 GW del 2024 (di cui 5,6 GW di solare). Tra le cause: diffusione della piccola taglia, fine del meccanismo incentivante dello scambio sul posto, attesa (per impianti di grande taglia) degli esiti della prima asta del Fer X Transitorio, pubblicati a dicembre. Gli obiettivi di decarbonizzazione, insieme a una rinnovata esigenza di autonomia energetica, non permettono però rallentamenti.

La spinta necessaria

«Nel 2022 la necessità di sostituire le forniture di gas russo aveva dato in tutta Europa una nuova spinta al processo di indipendenza energetica dalle fonti fossili - spiega Davide Chiaroni, vicedirettore dell’Energy & Strategy e responsabile del report -. Dopo anni di stagnazione, anche l’Italia aveva ripreso a installare rinnovabili. Ora, come purtroppo avevamo previsto lo scorso anno, segnano il passo. Se non sapremo rilanciarle e farle divenire a breve il fattore che determina il prezzo del mercato, in un corretto mix integrato di fonti che vede anche, non in alternativa, il nucleare, caratterizzato da tempi medio-lunghi per l’entrata in esercizio, non saremo mai in grado di costruire un sistema energetico davvero resiliente, oltre che sostenibile ambientalmente ed economicamente».

«La cura è la stessa da tempo, ma ora occorre essere davvero tempestivi - aggiunge Vittorio Chiesa, direttore e fondatore dell’Energy & Strategy -: creare un sistema di regole stabile, intervenendo nella messa a punto del Fer X a regime e dando certezza almeno sino al 2035 di contingenti e meccanismi di determinazione del prezzo di asta per favorire gli investimenti; velocizzare le autorizzazioni, immettendo le necessarie risorse per far funzionare le commissioni di valutazione e, rispetto alle connessioni, sfoltire le domande in essere e garantire agli operatori più pronti un sistema coerente con i tempi di investimento; tornare a un’interpretazione delle aree idonee in cui il contributo dei territori dipenda da potenzialità e caratteristiche delle fonti di energia disponibili».

Gli ultimi aggiornamenti

Secondo le ultime rilevazioni di Terna, considerando tutte le fonti rinnovabili, a marzo la capacità installata è aumentata di 606 MW (+0,72% sul mese precedente), 1.638 MW da inizio anno (+1,96%), 7,2 GW da marzo 2025 (+9,28%). Al 31 marzo l’Italia aveva dunque 85.167 MW di potenza installata, di cui, in particolare, 44.952 MW di solare e 13.831 MW di eolico.

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