Energia

Rinnovabili, allarme della filiera: regole incerte primo ostacolo alla crescita

Diffusi i risultati della survey di Anie Rinnovabili. Per il 75% delle aziende le regole instabili sono il primo freno agli investimenti

di Andrea Biondi

Andrea Cristini, presidente Anie Rinnovabili

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Le tecnologie ci sono. I capitali anche. Persino la domanda di energia pulita continua a crescere. Eppure le rinnovabili italiane stanno rallentando. Il motivo, dicono le aziende del settore, non va cercato nei mercati o nei costi della tecnologia. Il problema sono le regole.

Tre imprese su quattro indicano nell’incertezza normativa il principale ostacolo allo sviluppo delle energie rinnovabili. Un dato che emerge con forza dalla survey realizzata da Anie Rinnovabili - diffusa in occasione dell’evento milanese “Transizione e Sicurezza Energetica” - che fotografa un settore entrato in una fase meno lineare dopo anni di corsa. A mancare però non sono gli strumenti per produrre energia verde. Mancano piuttosto procedure rapide, autorizzazioni prevedibili e una cornice regolatoria che consenta di programmare investimenti con orizzonti di lungo periodo.

Loading...

Il risultato è che il settore si trova oggi a fare i conti con una frenata inattesa. Dopo quattro anni consecutivi di crescita, il 2025 si è chiuso con un calo dell’8,2% delle nuove installazioni, scese a 6,2 gigawatt. E i primi mesi del 2026 non hanno invertito la rotta: il primo trimestre registra una contrazione del 10%, che sale all’11% nel fotovoltaico, la tecnologia che più di ogni altra aveva trainato la transizione energetica italiana.

A pesare sono soprattutto i tempi amministrativi. Il 67% delle aziende dichiara di subire un impatto molto grave o rilevante a causa delle procedure autorizzative. Oltre la metà segnala inoltre le conseguenze della mancata definizione di provvedimenti attuativi legati agli incentivi fiscali e agli strumenti di sostegno. A questo si aggiunge il capitolo infrastrutture: per il 44% delle imprese le tempistiche di connessione alla rete rappresentano una delle principali criticità.

Il messaggio che arriva dal settore è chiaro. Più che nuovi aiuti economici servono regole stabili. Lo conferma un dato che colpisce: soltanto il 19% delle aziende considera prioritario introdurre nuovi incentivi. La richiesta principale è un’altra. Il 71% indica nella stabilità normativa l’intervento più efficace per sostenere la crescita nei prossimi anni, davanti al rispetto delle tempistiche autorizzative e al rafforzamento delle reti elettriche.

È in questo contesto che Andrea Cristini è stato confermato alla guida di Anie Rinnovabili per il biennio 2026-2028. Fondatore di Greenergy e amministratore delegato di Vexuvo, Cristini ha alle spalle oltre vent’anni di attività nel settore e ha contribuito allo sviluppo di oltre 10 gigawatt di progetti tra fotovoltaico, agrivoltaico e sistemi di accumulo.

«Desidero ringraziare l’Assemblea per la rinnovata fiducia. La riconferma della presidenza di Anie Rinnovabili rappresenta un importante riconoscimento del lavoro svolto e un impegno a proseguire con determinazione nel percorso avviato. Le rinnovabili sono oggi una componente essenziale della strategia energetica nazionale e un fattore chiave per rafforzare l’autonomia del Paese e la competitività della nostra economia. Come associazione – ha dichiarato Andrea Cristini - continueremo a promuovere un quadro normativo stabile e una pianificazione coerente con gli obiettivi di sviluppo del settore, affinché imprese e investitori possano contribuire con fiducia alla trasformazione del sistema energetico italiano».

La linea dell’associazione è già tracciata. Tra le priorità figurano il recepimento del Net Zero Industry Act e dell’Industrial Accelerator Act, la definizione delle aree idonee, la diffusione dei sistemi di accumulo, il sostegno ai contratti di lungo termine per le imprese energivore e il rafforzamento della flessibilità della rete elettrica.

Federazione Anie rappresenta 1.100 aziende, 112 miliardi di fatturato aggregato, 480mila addetti e 27 miliardi di export. Nel 2024 l’industria italiana delle energie rinnovabili ha superato i 14 miliardi di fatturato, con circa 3,5 miliardi di esportazioni. Numeri che spiegano perché la stabilità delle regole non sia una questione burocratica, ma una condizione di competitività.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti