Report Polimi

Rinnovabili +16%. Ma occorre installare il 40% in più all’anno

La traiettoria di crescita è positiva, anche se l’obiettivo al 2030 è ancora lontano. Aumenta intanto la taglia media dei progetti

di Alexis Paparo

4' di lettura

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Le rinnovabili in Italia continuano a correre. Nel 2024 la crescita è del 16% e, per il secondo anno consecutivo, le nuove installazioni di fotovoltaico superano i 5 GW (+15%). Aumenta la taglia media degli impianti, con potenza sopra 1 MW, segno di una maggiore focalizzazione su progetti di scala industriale o commerciale. Le nuove installazioni si distribuiscono in modo abbastanza omogeneo lungo la Penisola (si veda la scheda). Anche l’eolico segna un’inversione di tendenza, dopo la contrazione del 2023. È la fotografia più aggiornata della transizione energetica italiana scattata dal Renewable Energy Report 2025 dell’Energy & Strategy School of Management del Politecnico di Milano, che sarà presentato domani.

Segnali positivi, anche se non ancora sufficienti per rispettare la traiettoria richiesta entro il 2030 dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). Il rapporto tratteggia due scenari: nel business as usual si arriverebbe a un valore vicino agli 80 GW su un target di 107 GW, mentre «bisognerebbe installare il 40% in più ogni anno rispetto ai volumi attuali per centrare gli obiettivi al 2030», spiega Vittorio Chiesa, direttore di Energy & Strategy. Un calcolo effettuato tenendo in considerazione tutti i provvedimenti normativi oggi in campo, fra cui decreto Fer X provvisorio, in attesa della versione “a regime”; l’iniziativa Energy Release 2.0, che incentiva le imprese energivore; il meccanismo Rid (Ritiro Dedicato); il Decreto Cacer, per le comunità energetiche, e il decreto Agrivoltaico.

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Al netto dei lunghi tempi autorizzativi per gli impianti e dei colli di bottiglia sulla rete, ci sono ragioni per sperare in un’accelerazione: «il nuovo Piano di sviluppo della rete 2025- 2034 di Terna, che ha l’obiettivo di aumentare la capacità di trasporto e risolvere le congestioni di rete, e – aggiunge Chiesa – gli oltre 161 GW di richieste di nuova capacità da fonti rinnovabili in attesa nel 2024. Una potenza che supera di oltre il doppio gli obiettivi del Pniec. Almeno sulla carta, il mercato ha già messo in fila i progetti per centrare il target».

La nuova normalità

Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy & Strategy spiega che «l’Italia sembra arrivata a una nuova condizione di equilibrio, grazie al fotovoltaico che fa da locomotiva con oltre 6 GW di nuove installazioni». L’eolico vede 612 MW di nuova potenza (+26%), ma fa più fatica, «sia perché la taglia dell’investimento richiesta è molto maggiore rispetto al fotovoltaico, sia perché è più osteggiato dalle comunità in quanto percepito come più impattante sul territorio», aggiunge Chiaroni. Avere un bilanciamento fra le fonti sarebbe fondamentale per garantire più stabilità al sistema. Invece secondo il rapporto, che analizza le previsioni del parco rinnovabile nei principali Paesi Eu al 2030, in Italia l’eolico si ferma al 26%, contro il 42% della Germania e il 50% di Francia e Spagna.

Il coinvolgimento delle imprese

Per raggiungere gli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili è cruciale coinvolgere anche la filiera industriale, sia attraverso la realizzazione di nuovi impianti, sia con interventi di ammodernamento per aumentare efficienza e produttività di quelli in esercizio. Una strada che porterebbe, nel medio periodo, anche a mitigare i costi energetici per le aziende: «il grande vantaggio delle rinnovabili per le imprese sta nell’autoconsumo – spiega Chiaroni – che porta a ridurre l’acquisto dalla rete. L’altro aspetto è la stabilizzazione del prezzo: se si riuscisse ad avere una prevalenza di rinnovabili nella determinazione del prezzo dell’energia, avremmo un costo finale più basso, e soprattutto più stabile perché indipendente dalle tensioni sui prezzi del gas».

L’energia elettrica italiana è infatti la più cara d’Europa: stime della Rome Business School rilevano che nei primi quattro mesi dell’anno il prezzo dell’elettricità ha toccato il valore più alto tra i grandi Paesi Ue (136,2 euro/MWh), superando Germania (112,5 euro/MWh), Francia (94,5 euro/MWh) e Spagna (80,9 euro/MWh). Secondo i calcoli del Polimi, oggi gli impianti aziendali o di realtà commerciali (tra 200kw e 1 MW) sono circa 18mila, per una potenza di circa 11 GW e una media di autoconsumo attorno al 60 per cento. Ci sarebbe tanto da fare: le imprese in Italia nel 2024 erano poco più di 5 milioni, di cui 4,9 Pmi (dati Istat).

Chiaroni individua due strade per abbassare i costi energetici delle imprese: «facilitare l’accesso a Transizione 5.0, riducendo i vincoli e permettendo di usare i fondi per investire in fotovoltaico e – compatibilmente con le risorse disponibili – lanciare un meccanismo con l’impianto dell’Energy Release, ma applicabile a una fetta più grande di aziende. Il bando ha avuto molto successo, con 559 domande da parte di 3.400 soggetti. Per un energivoro l’autoconsumo da rinnovabili potrà rappresentare solo una frazione del totale, mentre per una media impresa potrebbe toccare anche il 50%». Il meccanismo, «molto ben disegnato», garantisce la cessione di energia elettrica a un prezzo calmierato da parte del Gse, in cambio dell’impegno a realizzare nuovi impianti rinnovabili e a restituire l’energia anticipata in 20 anni.

Il nodo aperto

Chiaroni è invece scettico sul disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica e del gas – che da altri viene visto come uno strumento per abbattere i prezzi – come soluzione per abbassare i costi energetici: «si rischia di creare due mercati paralleli: uno delle rinnovabili, che potrà operare efficacemente solo su un numero ridotto di ore della giornata nella situazione di installato attuale, e uno in cui il gas è ancora più monopolista, senza competizione dalle rinnovabili. Potrebbe avere senso ragionare su un mercato della capacità più forte, con una quota più elevata di gas a fare da baseload (fornitura costante in tutte le ore, che fa da livello minimo della domanda di energia sulla rete) remunerato su base mensile o annuale lasciando andare a mercato, in una competizione più equa con le rinnovabili, la quota residua. Cosa che aiuterebbe a bilanciare meglio il prezzo».

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