Sviluppo

Rilancio industriale per Ferrara grazie agli investimenti esteri

.

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

3' di lettura

Sono arrivati in un centinaio da 27 Paesi di cinque continenti – dal Messico alla Turchia, dall’Argentina all’Arabia Saudita, dal Kazakhstan alla Nuova Zelanda, dal Sud Africa all’India – tra consoli, ambasciatori, rappresentanti delle Camere estere per visitare Ferrara e le sue eccellenze imprenditoriali. Un evento diplomatico senza precedenti, quello organizzato poche settimane fa da Sipro, la development agency del territorio estense, che ha virato la sua mission sull’attrazione di investimenti esteri e l’incubazione di start-up per gettare il seme di un nuovo capitolo industriale per quella che è da sempre identificata come la provincia più fragile e povera dell’Emilia-Romagna.

«Le fragilità di Ferrara sono le sue peculiarità – ribatte Stefano di Brindisi, amministratore unico di Sipro - e Ferrara 500 anni fa era la New York di oggi». A rimarcare che nei cicli e ricicli storici non è una ambizione sproporzionata pensare che la città che nel 1492 con la Casa d’Este costituì il primo esempio di urbanistica moderna e alla sua Corte richiamava delegazioni straniere da ogni dove, torni ad eccellere nel panorama europeo. «Solo tre del centinaio dei nostri ospiti internazionali erano già stati a Ferrara», racconta di Brindisi, ora al lavoro sul follow-up dell’evento, tra la missione di imprese e istituzioni locali da organizzare il prossimo ottobre a Canton per la fiera mondiale di import-export e le trattative con Brasile e Lettonia per sviluppare progetti ed M&A (fusioni e acquisizioni), mentre accarezza l’idea di far diventare i “Ferrara Diplomatic Days” un appuntamento fisso biennale.

Loading...

Con 340mila abitanti e 30mila aziende attive su poco più di 2.600 kmq, di cui quasi un sesto aree naturali protette, Ferrara si contraddistingue non solo perché è l’unica delle nove province della regione lontana dalla via Emilia, ma per vastità e fertilità delle sue pianure (l’agricoltura pesa oltre il 5% del valore aggiunto, oltre il doppio della media regionale e nazionale, e l’unica società agricola italiana quotata, BF, è insediata qui), per i due riconoscimenti Unesco come paesaggio culturale per il centro storico rinascimentale e come riserva della biosfera Mab per il Delta del Po, nonché per il record di popolazione anziana (una persona su due è over 50), per una disoccupazione al 7,3% e per un ruolo della manifattura e dell’export sotto media, rispetto al resto della regione.

Ferrara punta sui 28mila ragazzi, per il 60% fuori sede, che studiano in una delle più antiche università d’Europa, al suo 663° anno accademico: «Siamo un ecosistema funzionale all’attrattività e allo sviluppo, fucina di nuova imprenditorialità e volàno di innovazione per le imprese, abbiamo 37 centri di ricerca e 6mila tirocini all’anno nelle aziende», rimarca il prorettore dell’UniFe, Enrico Bracci. Sipro può agevolare il trasferimento tecnologico per creare distretti in settori innovativi mettendo a disposizione a prezzi agevolati oltre 70 ettari di aree libere e infrastrutturate che possiede da Poggio Renatico a Comacchio, per replicare casi di successo come lo spin-off biomedicale Lp Tech e l’ex start up dei sistemi archivistici Makros, portati ad esempio ai diplomatici internazionali. «Grazie al Pnrr stiamo mettendo a terra, da qui al 2026, 100 milioni di investimenti su scuole e infrastrutture, così da ridurre le distanze dai grandi punti di connessione e parlo non solo di viabilità ma anche di digitale», spiega il presidente della Provincia, Gianni Padovani. E se partiranno a breve – come pare – la Zona logistica semplificata alle spalle del porto di Ravenna, la Cispadana e la terza corsia sull’A13, la posizione di Ferrara diventerà ancora più nevralgica, considerando che un’ora di distanza si trova l’hub bolognese del supercalcolo per big data e AI, un driver strategico per le imprese dell’era 5.0.

E poi c’è l’asset del petrolchimico a offrire una location ideale, come spiega Paolo Schiavina, Ad di IFM, la società partecipata dalle imprese insediate (tra cui i colossi Basell, Versalis, Yara, Eni, Sapio) che gestisce tutti i servizi della cittadella della chimica: un sito di 250 ettari dei quali 130 disponibili per nuovi insediamenti, con 40 km di strade interne, 10 km di binari collegati alla rete ferroviaria e impianti idrici, di depurazione, di energia e gas tecnici. «È soprattutto per le imprese che nei loro processi utilizzano molta acqua che rappresentiamo un grande valore aggiunto – dice Schiavina – perché ci approvvigioniamo dal Po (3.200 mc prelevati ogni ora) e abbiamo il più grande impianto di depurazione della regione e ora stiamo investendo 25 milioni per un nuovo impianto che ci permetterà di risparmiare il 40% dell’acqua raccolta dal Grande fiume e reimmessa nei processi».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti