Rilanciare l’istruzione tecnica ma gli ingegneri sono ingegneri
di Armando Zambrano
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Ho letto con interesse il resoconto del forum «sul lavoro del futuro e le nuove competenze» pubblicato dal suo giornale mercoledì 5 marzo e ho anche condiviso quanto da lei affermato («i nomi sono conseguenza delle situazioni»), nel rilanciare la proposta di Eugenio Sidoli, presidente e ad di Philip Morris Italia, di ribattezzare i diplomati degli istituti tecnici come “digital maker”, per allineare la loro denominazione alle attività che essi sono oggi chiamati a svolgere nell’industria manifatturiera, i cui processi e i prodotti sono stati radicalmente innovati dalla rivoluzione digitale.
Al contrario, sono rimasto francamente basito quando Alfredo Mariotti, intervenendo il 6 marzo sullo stesso argomento, ha proposto di riconoscere ai diplomati degli istituti tecnici (e in particolare ai diplomati degli Its) il “titolo” di “ingegnere diplomato”. In sostanza Mariotti pensa, a differenza di Tamburini e Sidoti, che il nome (il titolo di “ingegnere diplomato”) possa determinare una nuova condizione, spingendo in misura crescente i giovani italiani e le loro famiglie a intraprendere la scelta di iscriversi agli istituti tecnici.
Forse sarebbe opportuno ricordare che in Italia, come nella stragrande maggioranza dei Paesi europei, il titolo di “ingegnere” è un titolo protetto dalla legge e può essere attribuito solo ed esclusivamente agli iscritti all’Albo degli Ingegneri. Come è bene rammentare che in nessun Paese europeo si può acquisire il titolo di “ingegnere” mediante un percorso scolastico secondario come quello dei nostri Istituti tecnici e financo dei nostri istituti tecnici superiori.
In Europa il titolo di “ingegnere” (Ingeniero in Spagna, Engenheiro in Portogallo, Chartered engineer in Gran Bretagna e Irlanda etc.) si acquisisce solo ed esclusivamente mediante un percorso di studi post secondario di oltre 4 anni (la nostra laurea magistrale), mentre il titolo di “ingegnere Junior” (“incorporated” in Gran Bretagna, “tecnico” in Spagna e Portogallo etc.) può essere acquisito mediante un percorso di studi post-secondario di almeno 3-4 anni (la nostra laurea di primo livello).
Questo perché il titolo di “ingegnere”, come quello di “avvocato” e di “dottore in medicina”, si associa universalmente a un insieme di competenze e conoscenze altamente complesse e specialistiche.

