Logistica

«Riforma dei porti priorità per competere con il Nord Europa»

Biffi: «Per gli scali occorrono regole chiare, tempi certi e continuità d’investimenti». Zanetti: ««Gli hub del Sud Med sono avvantaggiati dall’Ets»

di Raoul de Forcade


La nuova diga foranea di Genova.

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La riforma dei porti e l’intermodalità tra nave, gomma e treno sono al centro degli interessi dell’industria lombarda e, in generale, di quella italiana, in un momento storico in cui la geopolitica ha reso più chiara che mai l’importanza della logistica (anche per i rifornimenti di energia). E in cui l’Italia è di fronte alla possibilità di grandi cambiamenti (in positivo), con il completamento, previsto entro quattro anni, del Terzo valico ferroviario e con l’imminente chiusura dei lavori di ammodernamento della rete ferroviaria nazionale, in gran parte legati ai tempi stretti del Pnrr. Su tutto questo, peraltro, si inserisce l’aggravio della tassazione Ets dell’Ue per il comparto marittimo che, sostengono a una voce industriali e operatori del settore, deve essere modificata.

I temi sono stati al centro del convegno Il mare che muove l’industria, organizzato a Milano dal ministero delle Politiche del mare in collaborazione con Confindustria e Assolombarda e moderato dal direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini.

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«Guardiamo con attenzione - ha detto Alvise Biffi, presidente di Assolombarda - al disegno di legge di riforma della portualità nazionale, attualmente in discussione alla Camera dei deputati. Come sistema Confindustria stiamo contribuendo al confronto con un position paper che vuole favorire un dialogo costruttivo con il Governo, nella convinzione che servano regole chiare, tempi certi, responsabilità definite e continuità degli investimenti. Il mare non è soltanto un’infrastruttura geografica e industriale; lo dimostrano i 510 milioni di tonnellate di merci movimentate nel 2025 dai porti italiani». La cui capacità di connessione, ha proseguito, «è importante sia supportata da infrastrutture terrestri adeguate: penso al Terzo valico e, più in generale alle reti transeuropee di trasporto».

La riforma portuale, gli ha fatto eco Mario Zanetti, delegato di Confindustria per l’economia del mare, «è una priorità di politica industriale per competere con gli hub del Nord Europa e della sponda Sud del Mediterraneo, oggi avvantaggiata dall’esclusione dall’Ets, che va riformato per evitare di spiazzare i porti europei e sottrarre risorse alle imprese per investimenti. È sempre più chiara, infatti, la necessità che i fondi Ets restino ai settori che li hanno generati, per fare in modo che la transizione diventi un’opportunità».

Della riforma, Matteo Paroli, presidente dell’Autorità portuale di Genova e Savona, ha ricordato che punta a «creare, attraverso la società Porti d’Italia, una cabina di regia, un centro nazionale di coordinamento per indicare quali specializzazione debbano avere i singoli porti. Le 16 Autorità di sistema portuale italiane non sono troppe - ha precisato - se si creano queste specializzazioni. I porti liguri hanno già messo in atto rapporti collaborativi: il materiale dei dragaggi della Spezia servirà a riempire i cassoni centrali dell nuova diga foranea di Genova, in costruzione».

Maria Anghileri, presidente dei Giovani imprenditori, ha invece posto l’accento sull’intermodalità; un ambito «che, in Italia, deve essere sviluppato ulteriormente: la gran parte delle merci scaricate in banchina vengono, poi, portate alle aziende coi camion, perché le tariffe ferroviarie sono poco competitive ma anche perché poche aziende dispongono di un raccordo ferroviario». La tendenza al trasporto su gomma, ha replicato Sabrina De Filippis, ad di Fs Logistix, si è accentuata ultimamente per i lavori di ammodernamento in corso sulla rete ferroviaria nazionale; «ma quando saranno finiti utilizzeremo appieno queste infrastrutture». A cui si aggiungerà, tra il 2029 e il 2030, il Terzo valico che, ha affermato Paroli, «consentirà ai treni merci di coprire in 55 minuti la distanza tra Genova e Milano», mentre oggi ce ne voglio 110.

Il settore manifatturiero, ha sottolineato, da parte sua, Nello Musumeci, ministro delle Politiche del mare, «viene in gran parte alimentato dall’industria marittima e si apre, adesso, un altro spazio, che è quello della subacquea. Abbiamo già una legge sull’underwater e l’interesse delle industrie è sempre crescente, sia per quanto riguarda le attività militari sia per quanto riguarda quelle civili». Sulla dimensione sottomarina, ha detto Roberto Folgiero, ad di Fincantieri, «noi ci siamo» e un ruolo importante, ha evidenziato, ce l’ha il Polo nazionale della subacquea della Spezia. All’incontro hanno partecipato anche Nicola Monti, ad di Edison, Roberto Tasca, presidente di A2a, Paolo Guidi, presidente di Assologistica, Marco Travaglia, ad di Nestlé Italia, e Fausta Bergamotto, sottosegretario al ministero delle Imprese.

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