Riforma fiscale: una risposta a Robert J. Barro
di Jason Furman e Lawrence H. Summers
9' di lettura
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La Camera e il Senato Usa hanno entrambi dato il via libera ai pacchetti fiscali che consentirebbero di tagliare l’imposta sul reddito d’impresa da 35% a 20%, di dedurre attrezzature e strutture aziendali più rapidamente e compiere numerosi altri cambiamenti nella tassazione sia per le persone fisiche che per le imprese. Le stime ufficiali dei disegni di legge, portati avanti dalla Commissione bipartisan sulla tassazione (JCT), nominata dai repubblicani, giungono alla conclusione che i disegni di legge aumenterebbero il livello di output nel lungo periodo di meno dell’1% – con conseguente incentivo alla crescita pari all’incirca allo 0,1 punto percentuale l’anno nel primo decennio. Numerose altre analisi che si avvalgono di modelli consolidati hanno riscontrato in modo analogo modesti effetti di crescita.
Il nostro collega e amico di Harvard Robert Barro non condivide. Ha recentemente firmato una lettera insieme ad altri otto economisti conservatori in cui dichiarano che i tagli fiscali aumenterebbero il livello di output del 3% nel lungo periodo. E aggiungono che «l’aumento del livello del Pil nel lungo periodo sarebbe appena sopra il 3%, o 0,3% l’anno per un decennio», una stima che il Dipartimento del Tesoro Usa ha ricordato per giustificare la sua dichiarazione secondo cui il feedback dinamico coprirebbe gran parte del costo dei tagli fiscali.
In risposta alla nostra elencazione dei numerosi punti deboli di questa lettera, compreso il grave uso improprio della letteratura accademica, gli autori hanno rifiutato la dichiarazione secondo cui il tasso di crescita annuo crescerebbe di 0,3 punti percentuali e si sono rifiutati di difendere anche molte altre ipotesi. In particolare, l’allora capo economista della Organization for Economic Cooperation and Development dice la sua a sostegno della nostra visione secondo cui gli autori avrebbero usato impropriamente uno studio Ocse, uno dei soli tre studi da loro citati per giungere alle loro conclusioni.
Ora Barro ha fornito a Project Syndicate un’analisi che utilizza le sue stime per giungere alla conclusione che il livello di output nel lungo periodo aumenterebbe del 7%. Ritiene che, ipotizzando una convergenza economica verso una condizione costante del 5% l’anno nel lungo termine, ciò significherebbe un incremento di 0,3 punti percentuali aggiuntivi nel tasso di crescita annuo.
Ma anche con il tasso di crescita di Barro, il feedback dinamico non paga il taglio fiscale. (In base alle sue ipotesi di convergenza, l’incremento di output del 3% nella sua precedente lettera di gruppo si tradurrebbe in un incremento di 0,1 punti percentuali nel tasso di crescita annuo nel prossimo decennio. Come abbiamo sostenuto nella nostra risposta a quella lettera, questo dato spiega anche i tassi di crescita annua implicati dai documenti citati da Barro e dai suoi co-firmatari).


