Il secondo problema con l’analisi di Barro è che erroneamente sottopone a modeling l’ammortamento accelerato delle strutture, e ipotizza che si applichi a tutte le strutture. Il pacchetto varato dal Senato includeva una disposizione che avrebbe accelerato l’ammortamento di alcune strutture da 39 a 25 anni. Barro stima che questa disposizione da sola, che costa lo 0,01% del Pil nel decimo anno, rilancerebbe l’output dell’1,3% – uno straordinario moltiplicatore ben oltre 100.
Questo dato impressionante in parte riflette la mancata considerazione da parte di Barro del fatto che, mentre la disposizione dell’ammortamento accelerato si applica a molte tipologie di strutture (ad esempio, edifici ad uso ufficio e ospedali), molte altre tipologie di strutture già beneficiano dell’ammortamento sostanzialmente più accelerato. Di conseguenza, ristoranti, impianti energetici, strutture estrattive, fattorie, reti idriche e parchi divertimento, ad esempio, non avrebbero i requisiti per questa disposizione. Inoltre gran parte di questi investimenti in strutture ha una forte leva finanziaria, e quindi ha già un’aliquota fiscale effettiva molto bassa. Un’applicazione conservativa di tutti questi aggiustamenti ridurrebbe la porzione della stima delle strutture di Barro dovuta alla ripresa dei costi accelerati di tre quarti, riducendo la sua complessiva stima di crescita del 7%, dopo aver preso in considerazione le interazioni con la riduzione dell’aliquota.
Siamo anche del parere – ma non abbiamo inserito questo elemento in questi aggiustamenti – che i futuri ammortamenti siano come obbligazioni e dovrebbero essere scontati a un tasso più basso. Apportare questo aggiustamento abbasserebbe l’aliquota fiscale marginale con la normativa vigente e quindi attenuerebbe gran parte della riduzione dell’aliquota marginale attribuita alla normativa. Questo aggiustamento si applicherebbe alle attrezzature e soprattutto alle strutture.
Terzo: Barro ipotizza uno slancio della crescita derivante dai tagli fiscali lordi previsti dal pacchetto fiscale, ma non considera gli incrementi fiscali lordi. Come già rammentato, ipotizza che una sola disposizione, che costa lo 0,01% del Pil, rilanci il livello di output dell’1%. Ma l’analisi di Barro ignora disposizioni come quella che riduce i riporti all’indietro (“carry back”) delle perdite operative nette, un’altra che elimina la capacità delle imprese di dedurre costi destinati alla ricerca e allo sviluppo, e un’altra ancora che revochi una deduzione fiscale per il manifatturiero. Insieme ad altre disposizioni, questi cambiamenti, secondo la JCT, ammontano allo 0,5% del Pil.
In termini economici, Barro li sta trattando come imposte forfettarie che non incidono sul comportamento. Di fatto, incrementerebbero le aliquote fiscali marginali su R&D, assunzione dei rischi e manifatturiero (rispetto alle stime che sta utilizzando Barro). Ipotizzando in modo conservativo che queste disposizioni siano soggette a modeling con un impatto dimezzato, dollaro per dollaro, come la riduzione dell’aliquota obbligatoria, ciò controbilancerebbe il 18% della stima di crescita di Barro.