Ambiente

Rifiuti, la svolta della Sicilia alla prova dei cantieri

Via libera europeo al Piano regionale e investimenti indicati in 1,5 miliardi. Ma tra piattaforme, termovalorizzatori, discariche ancora necessarie e grandi città in ritardo sulla differenziata, la sfida è trasformare la programmazione in impianti funzionanti

di Nino Amadore

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

La Sicilia dei rifiuti oggi ha due fotografie. La prima è quella presentata la scorsa settimana a Ecomed - Green Expo del Mediterraneo, a Misterbianco: il via libera della Commissione europea all’aggiornamento del Piano rifiuti e un pacchetto di investimenti indicato complessivamente in 1,5 miliardi di euro.

Nella presentazione della struttura commissariale fatta a Misterbianco vengono dettagliati 357,4 milioni per le piattaforme di selezione, recupero e raffinazione dell’indifferenziato, 145 milioni per gli impianti di selezione della raccolta differenziata, 63,3 milioni per gli ampliamenti delle discariche pubbliche e 800 milioni per i due termovalorizzatori di Palermo e Catania. Le voci esplicitate arrivano a circa 1,366 miliardi: il totale da 1,5 miliardi appare dunque riferito a un perimetro più ampio, da ricomporre tra fondi già assegnati, interventi programmati e ulteriori linee del Piano.

Loading...

L’obiettivo è ridurre il conferimento in discarica entro il limite europeo del 10% dei rifiuti urbani al 2035. Non un azzeramento immediato, dunque, ma il passaggio a una funzione residuale delle discariche dentro un sistema fondato su raccolta differenziata, recupero di materia, produzione di Css e valorizzazione energetica.

«Non mi risulta che ci sia nessun’altra regione italiana che abbia ottenuto dalla Commissione europea l’approvazione formale dell’aggiornamento del piano dei rifiuti - dice Corrado Clini, già ministro dell’Ambiente e presidente onorario del Comitato scientifico di Ecomed -. Questo piano poggia su fondi veri. Non sono richieste di finanziamento, ma impegni di spesa certi».

L’emergenza che non è finita

La seconda fotografia è meno ordinata. Pochi giorni prima della presentazione di Ecomed, la Sicilia ha dovuto fare i conti con l’ennesima crisi della filiera: rifiuti bloccati, costi in aumento, circa 200 Comuni della Sicilia orientale esposti alle difficoltà dell’impianto di Lentini e alla dipendenza dagli sbocchi fuori regione o all’estero. Secondo quanto riportato da Repubblica Palermo, i costi sarebbero saliti da 250 a 400 euro a tonnellata.

È dentro questa doppia immagine che si gioca la partita: da un lato il Piano della svolta, dall’altro un sistema che continua a poggiare su equilibri fragili.

L’intera operazione è guidata dal presidente della Regione Renato Schifani, al quale a marzo è stato prorogato per altri tre anni l’incarico di commissario straordinario per il completamento della rete impiantistica integrata.

Dal Tmb al Css

La nuova architettura punta al superamento progressivo dei vecchi Tmb, impianti legati alla stagione dello smaltimento in discarica, e alla loro sostituzione con piattaforme di selezione, recupero e raffinazione. Il modello prevede il recupero di materie prime seconde, la produzione di Css-C e il trattamento della frazione organica.

Salvo Cocina, coordinatore dell’Ufficio speciale per la valorizzazione energetica, spiega: «I numeri dimostrano che stiamo passando dalla teoria alla fase operativa. L’Isola si doterà di una rete di piattaforme integrate essenziale per trattare i rifiuti in modo moderno e ridurre drasticamente i volumi da mandare a smaltimento». Cocina indica una produzione stimata di Css-C pari a 350mila tonnellate l’anno. È il combustibile che dovrebbe alimentare anche i futuri termovalorizzatori siciliani, riducendo la dipendenza da sbocchi esterni.

Gli impianti previsti

La rete pubblica finanziata dal commissario si articola in quattro blocchi. Il primo riguarda le piattaforme di selezione, recupero e raffinazione: otto interventi a Sciacca, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Melilli e Trapani, per un investimento di 357,4 milioni. Il secondo blocco riguarda le piattaforme di selezione da raccolta differenziata: sette interventi a Sciacca, Catania, Grammichele, Milazzo, Palermo, Vittoria e Trapani, per 145 milioni. Il terzo blocco riguarda gli ampliamenti delle discariche pubbliche: Sciacca, Gela, Enna, Palermo, Castellana Sicula e Trapani, per una capacità complessiva di 4,4 milioni di metri cubi e un investimento di 63,3 milioni. È la fotografia della fase intermedia: la Regione programma il dopo-discariche, ma nel frattempo deve garantire nuovi volumi per evitare il collasso del sistema.

Termovalorizzatori, primo banco di prova

L’assessore regionale all’Energia, Francesco Colianni, lega il nuovo Piano ai due termovalorizzatori di Palermo e Catania. «Stiamo cercando di far diventare una criticità storica un’opportunità - dice -. I termovalorizzatori producono energia e ci candidiamo a diventare l’hub energetico del Paese». La presentazione commissariale indica una dotazione di 800 milioni nell’ambito dell’Accordo di coesione 2021-2027. I due impianti — Palermo-Bellolampo e Catania-Pantano d’Arci — avranno una capacità complessiva di 600mila tonnellate l’anno, 300mila per ciascun impianto, e una potenza elettrica totale di 50 MWe.

Il primo banco di prova è la consegna dei Pfte, i progetti di fattibilità tecnico-economica: è prevista per il 30 aprile e dalla Regione fanno sapere che rispetteranno i termini. Dopo dovranno arrivare verifica, pareri, Valutazione di impatto ambientale, gara per l’appalto integrato, aggiudicazione, progetto esecutivo, lavori e collaudo. Il cronoprogramma punta alla messa in esercizio nel 2028, mentre l’effetto pieno sulla chiusura del ciclo viene collocato nel 2029.

Il nodo dei dati

La fotografia più aggiornata del sistema è quella del Rapporto rifiuti urbani ISPRA 2025, con dati 2024. La programmazione illustrata a Ecomed, però, è costruita sui flussi ISPRA 2023: 2,153 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, 957.709 tonnellate di indifferenziato e 1.188.879 tonnellate di raccolta differenziata. Nel 2024 la raccolta differenziata nazionale arriva al 67,7%, mentre la Sicilia resta al 55,5%, ancora sotto l’obiettivo del 65%. Dentro il dato regionale pesa soprattutto il ritardo delle grandi città. Legambiente indica Palermo al 17,31% e Catania al 33,55%: due zavorre decisive per saturazione delle discariche ed export dei rifiuti.

La prova sarà nei cantieri

Il Piano segna un cambio di fase, ma il passaggio dalla programmazione alla realizzazione resta il vero banco di prova. La Sicilia annuncia piattaforme, recupero di materia, Css, termovalorizzatori e discariche residuali. La realtà, però, consegna ancora un sistema fragile, esposto ai colli di bottiglia di Lentini, alla necessità di ampliare Bellolampo e alla debolezza della raccolta nelle aree metropolitane.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti