Rifiuti, la svolta della Sicilia alla prova dei cantieri
Via libera europeo al Piano regionale e investimenti indicati in 1,5 miliardi. Ma tra piattaforme, termovalorizzatori, discariche ancora necessarie e grandi città in ritardo sulla differenziata, la sfida è trasformare la programmazione in impianti funzionanti
di Nino Amadore
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La Sicilia dei rifiuti oggi ha due fotografie. La prima è quella presentata la scorsa settimana a Ecomed - Green Expo del Mediterraneo, a Misterbianco: il via libera della Commissione europea all’aggiornamento del Piano rifiuti e un pacchetto di investimenti indicato complessivamente in 1,5 miliardi di euro.
Nella presentazione della struttura commissariale fatta a Misterbianco vengono dettagliati 357,4 milioni per le piattaforme di selezione, recupero e raffinazione dell’indifferenziato, 145 milioni per gli impianti di selezione della raccolta differenziata, 63,3 milioni per gli ampliamenti delle discariche pubbliche e 800 milioni per i due termovalorizzatori di Palermo e Catania. Le voci esplicitate arrivano a circa 1,366 miliardi: il totale da 1,5 miliardi appare dunque riferito a un perimetro più ampio, da ricomporre tra fondi già assegnati, interventi programmati e ulteriori linee del Piano.
L’obiettivo è ridurre il conferimento in discarica entro il limite europeo del 10% dei rifiuti urbani al 2035. Non un azzeramento immediato, dunque, ma il passaggio a una funzione residuale delle discariche dentro un sistema fondato su raccolta differenziata, recupero di materia, produzione di Css e valorizzazione energetica.
«Non mi risulta che ci sia nessun’altra regione italiana che abbia ottenuto dalla Commissione europea l’approvazione formale dell’aggiornamento del piano dei rifiuti - dice Corrado Clini, già ministro dell’Ambiente e presidente onorario del Comitato scientifico di Ecomed -. Questo piano poggia su fondi veri. Non sono richieste di finanziamento, ma impegni di spesa certi».
L’emergenza che non è finita
La seconda fotografia è meno ordinata. Pochi giorni prima della presentazione di Ecomed, la Sicilia ha dovuto fare i conti con l’ennesima crisi della filiera: rifiuti bloccati, costi in aumento, circa 200 Comuni della Sicilia orientale esposti alle difficoltà dell’impianto di Lentini e alla dipendenza dagli sbocchi fuori regione o all’estero. Secondo quanto riportato da Repubblica Palermo, i costi sarebbero saliti da 250 a 400 euro a tonnellata.









