Economia circolare

Rifiuti elettronici, in aumento i canali di raccolta

Semplificazione e nuove iniziative: l’obiettivo è spingere i numeri nazionali che si mantengono sotto gli obiettivi europei

di Sara Deganello

I rifiuti da apparecchiature elettroniche riacquistano nuova vita grazie al riciclo (Reuters/Amir Cohen/File Photo)

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I punti chiave

  • Le azioni del Centro di coordinamento Raee
  • Il Dl Salva infrazioni

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Rifiuti elettronici, aumentano i canali di raccolta per spingere i numeri in Italia, dove il tasso nazionale del 2024 si è fermato al 29,6% (era al 30,2% nel 2023, al 34% nel 2022), ancora molto lontano dall’obiettivo del 65% richiesto dalla direttiva europea 2012/19 recepita dal dl 49/2014. Nel 2024 l’immesso al consumo è cresciuto più della raccolta, la cui quota di conseguenza si è ridotta, confermando un calo che si vede dal 2019. Eppure gli impianti italiani nel 2024 hanno trattato complessivamente 540.854 tonnellate di Raee, in crescita del 5,9%: un risultato trainato dai rifiuti di origine professionale che hanno segnato un incremento annuo del 18,4% (170.269 tonnellate) dopo la flessione del 2023, mentre quelli domestici - pur in risalita rispetto all’anno precedente - registrano un +1% a 370.585 tonnellate.

E se la raccolta dei rifiuti elettronici non decolla, nemmeno la fase successiva, quella dell’estrazione di materie prime critiche, potrà svilupparsi nel nostro Paese in modo economicamente sostenibile. Nel 2024 l’Italia ha registrato la più alta dipendenza dalle importazioni di materie, tra cui quelle critiche, tra i principali Paesi Ue: 46,6%, rispetto al 30,8% della Francia, al 39,5% della Germania e al 39,8% della Spagna.

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Le azioni del Centro di coordinamento Raee

Per invertire la tendenza, il Centro di Coordinamento Raee - consorzio partecipato dai 14 sistemi collettivi dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche e professionali a cui è in capo la responsabilità dello smaltimento - si fa capofila di diverse iniziative. Spiega il direttore generale Fabrizio Longoni: «Abbiamo previsto di incrementare la capillarità della raccolta e di estendere i luoghi dove avviene. Proporremo al ministero dell’Ambiente di ampliare il modello creato con la firma del protocollo d’intesa tra Mase stesso e Aeroporti di Roma a giugno, che consente il conferimento dei rifiuti elettronici presso gli aeroporti della società, sia da parte dei passeggeri che dei dipendenti delle aziende in loco: verranno poi ritirati dai nostri consorziati e immessi nel corretto circuito di smaltimento. La nostra proposta è di estendere questo schema ad altri luoghi frequentati, in modo che i cittadini possano trovare punti di raccolta gestiti poi da noi e dai sistemi collettivi, anche al di fuori delle attività delle società locali di gestione dei rifiuti. Potrebbero essere coinvolte le scuole, per esempio, dove c’è una presenza quotidiana.

L’iniziativa non è l’unica: «Da quest’anno i distributori che fanno raccolta domiciliare uno contro uno (all’acquisto di un apparecchio nuovo si ha diritto al ritiro di quello dismesso, ndr), per esempio di una vecchia lavatrice, hanno la possibilità di ritirare anche altri prodotti di elettronica di consumo o dispositivi che il consumatore vuole buttare. Il distributore li porta al luogo di raggruppamento e poi seguono il normale percorso di smaltimento», spiega ancora Longoni, che elenca anche altre azioni del Centro di Coordinamento Raee: «Siamo partiti con un progetto pilota insieme a un impianto che gestisce gli imballaggi in plastica e che è in grado di separare dal flusso in arrivo i Raee, spesso tutt’uno con il loro guscio plastico, difficili da separare e spesso oggetto di errore da parte degli utenti: andremo a ritirarli noi. E se la cosa funziona vogliamo estenderla».

Questi nuovi progetti si aggiungono ad altri già a regime: «Abbiamo cominciato da qualche anno a firmare accordi con i grandi utilizzatori di apparecchi elettrici assimilabili a quelli di uso domestico, come prodotti per l’illuminazione o computer e monitor, per organizzare con loro direttamente il servizio di smaltimento: diventano depositi temporanei di rifiuti propri, che da lì poi entrano nel percorso corretto. Abbiamo un accordo con il Cnr e tutti gli enti di ricerca pubblici, per esempio. È un modello che sta funzionando e che abbiamo intenzione di ampliare», racconta sempre Longoni, che ricorda anche l’accordo di programma con i Comuni, grazie al quale il consorzio ritira i Raee degli enti sul territorio come scuole e uffici pubblici, e la recente equiparazione di installatori e centri di assistenza tecnica ai distributori, in grado quindi di raccogliere i Raee.

Il Dl Salva infrazioni

Lo scorso anno il Dl Salva infrazioni (legge 166/2024 del 14 novembre) ha contribuito alla semplificazione e dunque all’aumento dei canali per la raccolta dei Raee. Per esempio, per i distributori sia fisici che virtuali, e i terzi da questi incaricati della gestione della distribuzione come i corrieri che si occupano delle consegne, è venuto a cadere l’obbligo di iscrizione all’Albo gestori ambientali: per poter effettuare il deposito preliminare alla raccolta basta ora l’iscrizione gratuita, online, al Centro di coordinamento Raee dei luoghi ove avviene tale deposito. «Chiunque venda un apparecchio elettronico può rappresentare un punto di deposito preliminare, dalle tabaccherie che vendono le sigarette elettroniche ai piccoli negozi. Possono tutti fare il ritiro uno contro uno, mentre quello uno contro zero (senza l’acquisto di un apparecchio nuovo) è obbligatorio per i negozi che superino i 400 metri quadrati», ricorda Longoni.

A monte di tutto questo rimangono le esigenze di maggiori controlli sul flusso dei Raee, che spesso spariscono dal circuito ufficiale di smaltimento, e di una maggiore comunicazione. Lo stesso decreto Salva infrazioni stabilisce l’obbligo, per i consorzi che gestiscono i Raee, di destinare ad attività di sensibilizzazione almeno il 3% del totale dei ricavi dell’esercizio precedente. E il nuovo accordo di programma tra Centro di Coordinamento, produttori, distributori e raccoglitori (in vigore dal 1° gennaio 2026) destina a questo 7,6 milioni: una cifra inedita.

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